Via l’IMU

Ora che Henry conte di Read è in giro nella terra di mezzo a cercare alleanze nelle altre città assediate , riprende nelle osterie il passatempo di sempre, chiacchierare appassionatamente sui giochi di potere dei potenti della città. I facitori di opinioni stanno insinuando dubbi nella mente della plebe in particolare sulla gabella rionale che prossimamente dovrebbe essere pagate su case, stamberghe e palazzi. Solo chiese ed ospizi sono esenti e i capo-rione si lamentano perché le monete raccolte non sono sufficienti a coprire le spese di ogni giorno per evitare che la città degrada al punto da essere invivibile. Henry è partito dicendo che la gabella non si paga per ora e poi vedremo. All’immediato tripudio della plebe è seguita la preoccupata curiosità circa l’effettivo significato della decisione.

Basta con le metafore, siamo negli anni 2000, il nostro presidente del consiglio si sposta in aereo e ha modo di parlare a tutti senza che il dibattito  si svolga tutto nelle bettole del popolino (leggi talk show). Ma tu cosa pensi dell’abolizione dell’IMU? mi è stato chiesto.

Intanto ho smesso di chiedermi se a giugno avrei dovuto smobilitare qualche titolo per avere contante sufficiente per pagare IMU e IRPEF e altre spese straordinarie in incubazione, poi ho capito che per sentirsi più ricchi bisognava aspettare le decisioni sul nuovo assetto della tassazione sulla casa.

Osservo che mentre il PDL può giocare su un obiettivo semplice che la gente ha capito benissimo e che ha motivato la scelta nella cabina elettorale, il PD ha avuto sull’argomento posizioni più sfumate non riducibile ad uno slogan secco spendibile nella trattativa visibile per il nuovo governo.

L’IMU ha due difetti fondamentali: appare come una imposta sul patrimonio ma serve a sostenere spese correnti dei comuni, è proporzionata ad un valore fittizio della casa e non tiene conto della situazione reddituale del proprietario. In una situazione recessiva moltissime famiglie scoprono che i loro beni immobili, costituiti nel tempo con sacrificio, diventano un peso insopportabile e non più una risorsa rassicurante. Molti sono costretti a vendere per ritrovare un equilibrio sopportabile e ciò accade non solo alle famiglie con una sola piccola casa ma anche a famiglie che dispongono di una seconda casa per le vacanze o di più case per il futuro dei figli. L’IMU destabilizza anche il ceto medio che sta perdendo le sue sicurezze. Quel ceto medio maggioritario che è rappresentato dalla vera maggioranza in parlamento PDL + M5S.

La soluzione del problema è semplice: abolire per sempre l’IMU distinguendo più chiaramente le imposte rispetto alla destinazione finale.

La Tares o equivalente, si potrebbe semplicemente chiamare tassa comunale, dovrebbe assicurare tutti gli introiti del comune e dovrebbe gravare sui redditi dei residenti, sulle case tenute a disposizione da non residenti, sulle case non occupate, sui redditi delle aziende che operano sul territorio. Le aliquote sarebbero di competenza del comune e dovrebbero essere coerenti con le politiche del territorio. Basta aver giocato almeno una volta a SimCity per capire facilmente la cosa.

Sulle case e su tutti i beni che costituiscono il patrimonio, ciò che il padre lascia ai figli, si dovrebbe introdurre una vera patrimoniale sotto forma di tassa di successione tutta a favore dello Stato per ridurre il debito pubblico come il fiscal compact prevede. Sull’argomento ho scritto più di un post in passato: patrimoniale1 e patrimoniale2.

Per alleggerire l’imposizione sulla casa eliminerei la tassa di registro e semplificherei i passaggi di proprietà come avviene nei paesi teotonici con evidenti vantaggi sociali ed economici.

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