Lo Stato forte

“Oggi sono tre mesi che mia madre non c’è più  tutti i progetti di vita che avevo fatto già dalla sua morte si sono nuovamente stravolti, quindi ora si ricomincia, si rifà un altro piano, un altro progetto, altre speranze, altri obiettivi e vedremo finalmente di portarli a termine”.

“Ora devo stare accanto a questa famiglia al momento sgangherata. Sono fiera ed orgogliosa di lui mio padre che ha dedicato tutta la sua vita al rispetto delle istituzioni, le istituzioni che ieri con orgoglio stava vigilando”.

Ma non si sente sola Martina e ringrazia quella grande famiglia “l’Arma dei Carabinieri che in questo terribile momento ha assistito me e i miei familiari”. Ringrazia anche “i rappresentanti delle istituzioni che mi hanno trasmesso umanità e tranquillità”. E non sono parole di circostanza le sue. Perché spende un pensiero, vero e sentito quasi filiale, “per la signora Boldrini”, la chiama proprio così “signora” affettuosamente: “mi ha toccato in modo particolare la sua sensibilità e mi piacerebbe incontrarla nuovamente”.

E’ una piccola donna Martina e sa già qual è il suo dovere. “Ho lavorato fino a ieri. Mi sono licenziata. Per seguire papà, mi sembra doveroso e l’ho già fatto quando mia mamma stava male. Lo rifaccio per mio padre come è giusto che sia”. Andare avanti con dignità. Forse l’unica lezione di questa brutta storia finita nel sangue è quella che arriva oggi da Martina Giangrande, la lezione di un’Italia giovane ma forte che spera, nonostante tutto, “in un mondo migliore”.

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