Maestra di dignità

Questa mattina abbiamo dato l’estremo saluto alle ceneri di Emma Castelnuovo la quale ora riposa accanto ai suoi genitori e allo zio Enriques. Una cerimonia laica nel suo ricordo ci ha raccolto numerosi, amici, allievi, familiari.

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Ho avuto il privilegio di dire due parole anch’io ed ho preparato un breve testo che mi piace condividere con i miei lettori, anche con coloro che non c’erano ma che stanno scorrendo le pagine di questo blog dedicate ad Emma.

 

Cercando le parole per questo incontro ho pensato alla parola Dignità. 

L’ho associata ad Emma, alla sua aristocratica nobiltà, alla sua semplicità, al nostro rapporto di allievi durato decenni.

Molti di noi si considerano suoi allievi ed hanno visto in lei una maestra, non solo una maestra per la professione ma anche per la vita. 

Quando all’inizio degli anni 70 la conobbi rimasi impressionato dalla sua rete di conoscenze e collaborazioni, quelle internazionali ma anche quelle nazionali o cittadine. 

A Roma Ugo, Lina, Liliana e il giovane Michele erano un riferimento sia per lei sia per noi giovani studenti universitari che desideravamo insegnare. 

Emma godeva di un’aura di rispetto e di deferenza legata anche al nome prestigioso che portava.  Lei ed i suoi amici si fecero carico di noi giovani, avevamo meno di 25 anni, e ci introdussero nei loro circuiti internazionali spronandoci a partecipare agli incontri della Cieaem, ai seminari di Bruxelles, al corso di Pallanza. 

Emma ci teneva che facessimo bella figura, si doveva andare in un buon albergo, curare le relazioni, non stare zitti e partecipare parlando correttamente una lingua straniera.

Bisognava essere dignitosi, curati, fieri.

Dopo tanti anni, ripensando a lei che ci ha lasciato, mi pare che un tratto distintivo del suo passaggio sia stato quello della dignità, lei doveva essere degna del nome che portava. 

Questo non era un peso ma una sfida, un motivo per perseverare per lunghissimi anni anche quando sembrò che le sue proposte fossero tutt’altro che vincenti. La sua didattica, le sue scelte di vita furono coerenti con l’eredità dei grandi matematici che hanno popolato la sua giovinezza ma lo furono anche con la immane tragedia che il suo popolo aveva sofferto nel momento in cui lei cominciava a lavorare. 

Il suo esempio ci ha trasmesso questa orgogliosa dignità come senso di appartenenza e come identità che si manifesta nel valore delle cose che si fanno.

Un allievo spesso si chiede se la sua condotta è degna dell’insegnamento che ha ricevuto dal suo maestro. 

Cara Emma speriamo di essere degni del tuo esempio.

L’incontro è stato intenso, con molti volti che si riconoscevano, si rincontravano dopo anni e si sorridevano. Si percepiva la ricchezza di un lascito di affetti, di relazioni, di pensiero, di intelligenza, di lavoro. Una donna che ha esercitato con pienezza e rigore il ruolo di maestra per molte persone che hanno avuto la fortuna di entrare in contatto con lei.

Quando ci siamo lasciati e ciascuno ha ripreso la sua strada un velo di nostalgia e di tristezza mi ha assalito. La nostalgia di un tempo in cui nutrivamo la speranza che il mondo potesse progredire, che gli uomini potessero migliorare, che la scuola potesse essere l’ossatura di un mondo nuovo, la tristezza nel vedere che il nostro tempo  ha molti capi, condottieri, leader, guru ma pochi maestri e che sta forse perdendo il senso della dignità dell’uomo.

Sui miei maestri.

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4 thoughts on “Maestra di dignità

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