Ricordare a scuola

Oggi ho partecipato all’incontro organizzato nella mia ex scuola sulla Shoah.

MemoriaL’incontro è stato animato da una professoressa di storia in pensione che con passione sta collaborando come volontaria  a progetti di sensibilizzazione degli studenti. Una persona con molto ‘mestiere’ che sa tenere ed interessare un gruppo numeroso di ragazzi, che possiede un vasto e colto repertorio di strumenti conoscitivi, che ha presentato,  adattandolo, a un gruppo di ragazzi già fortemente sensibilizzati alle tematiche della guerra e della pace.

L’idea che mi ha più colpito è la sottolineatura del fatto che lo sterminio degli ebrei, gli eccidi e le stragi prodotte da una guerra insensata non sono il frutto di un delirio e di una pazzia di un singolo ma l’epilogo di scelte che popoli civili, ricchi  e borghesi hanno maturato nel tempo generando mostri e demoni che alcuni continuano a difendere o a sottovalutare, come fossero incidenti di percorso di cui nessuno è responsabile, al di fuori di pochi gerarchi o di pochissimi despoti e tiranni che li hanno impersonati. Gente per bene e moderata ha gradualmente generato le condizioni perché le peggiori efferatezze potessero prender piede. Il riferimento al momento presente in cui la crisi in Europa risveglia i peggiori sentimenti ha fatto capire come la memoria non sia una questione storiografica ma una condizione per la crescita di cittadini adulti liberi e pacifici in un momento storico pieno di insidie.

Il secondo punto forte è stato un video di uno studente sul negazionismo: testi, foto, sequenze e musiche che ci hanno inchiodato tutti, una emozione che la prof. Contessini ha saputo interpretare, commossa, facendo applaudire in piedi come un atto di impegno e di preghiera per le cose che avevamo visto.

La scuola che amo.

Ricordare

Oggi é la giornata dedicata alla memoria della Shoah. Come sapete sono reduce da Amsterdam, di cui avrei molto da raccontare ma oggi mi limito ai sentimenti e alle emozioni legate all’approssimarsi di questa ricorrenza.

Il seminario cui ho partecipato serviva ad organizzare un monitoraggio della qualità della gestione di una indagine internazionale nelle scuole. Eravamo per la gran parte ex presidi o ex ricercatori in pensione provenienti da 34 diversi paesi, dalla Corea, all’Argentina, al Messico.

Poco tempo per avere scambi diretti e così si approfitta della colazione della pausa caffé, della cena sociale. A colazione il mio vicino, rappresentante di un paese delle americhe racconta che i suoi nonni erano di Amsterdam ma che riuscirono ad emigrare prima dell’invasione nazista. A cena la collega israeliana raccontando del suo paese dice che i loro giovani stanno perdendo la memoria perché non ricordano più perché sono in quella terra, perché non rispettano abbastanza i cittadini di origine araba e per ciò teme per la pace. La rappresentante della Spagna parlando della partenza del giorno dopo dice che prenderà il taxi per tornare in aeroporto perché prima vuole andare a vedere la casa di Anna Frank, un luogo che fa parte della sua memoria più cara, della sua giovinezza da liceale. Io la sera prima andando a caccia di scorci da fotografare avevo fatto questa foto nei pressi del quartiere di Anna Frank pensando a lei e a come doveva essere la città con i suoni sinistri dei tedeschi a caccia di ebrei da portare rapidamente nei forni crematori per cancellare la memoria di quel popolo dalla faccia della terra. L’estremo tragico tentativo dell’uomo di cancellare dalla storia la testimonianza più viva dell’esistenza di Dio.

amsterdam