Votare NO per fermare la deriva istituzionale

Nel precedente post ho manifestato le mie preoccupazioni circa una situazione politica apparentemente quasi normale e confortevole che ci fa pensare che ‘tutto va bene madama la marchesa’. Rispetto ai disastri che ci circondano, guerre, carestie, violenze, tornadi, ci dovremmo accontentare.

In realtà noi antifascisti che vorremmo conservare le libertà fondamentali e le istituzioni democratiche dovremmo renderci conto che gradualmente ci stiamo adattando alla privazione lenta ma progressiva dei fondamentali diritti umani e sociali che furono riconquistati dalla Resistenza e dalla approvazione della Costituzione.

Considerare la Costituzione malleabile ed adattabile alle circostanze e alle necessità della politica è una tendenza non recente, non imputabile solo alla volontà di Meloni & C ma ad una lunga serie di posizioni politiche di varia estrazione, da destra e da sinistra.

Intanto occorre ricordare che il 50% degli italiani non votò per la Repubblica ma preferì la Monarchia. Coloro che avevano militato e creduto nel fascismo custodirono quella fede inserendosi nelle nuove formazioni politiche oppure militando dentro il MSI che conservava la fiamma tricolore come vessillo anticostituzionale. Quindi la Repubblica costituzionale, democratica e liberale, è sempre stata in pericolo, è da difendere anche a caro prezzo come hanno fatto i magistrati, le forze dell’ordine, gli avvocati uccisi in questi anni nella difesa della democrazia.

Voglio citare qui solo alcuni passaggi in cui una modifica della Costituzione fu proposta al posto di una riforma realizzabile con una legge ordinaria.

Craxi, Segni, Gelli, Bossi, Renzi proposero interventi sulla Costituzione e sulla forma dello Stato. Il berlusconismo sintetizzò molte di quelle spinte inaugurando un regime personale fondato sul controllo dei nuovi media televisivi e dei giornali. Berlusconi pur seguendo un approccio liberal democratico, sdoganò quelle forze politiche che si ispiravano al neofascismo e che divennero decisive per la costruzione di maggioranze parlamentari stabili. L’apertura alla destra non costituzionale garantì il potere per un ventennio al centro destra. In realtà quello berlusconiano fu un percorso travagliato e discontinuo a causa di una magistratura che non derogava dalla sua funzione di presidio della legalità anche con i potenti, con i ricchi e con i politici. Berlusconi, a suo dire, fu ostacolato dai vincoli costituzionali richiamati dal Quirinale e dall’inefficienza del Parlamento sempre troppo lento. Arrivò anche la stagione del vaffa dei pentastellati che si inserì tra la destra e la sinistra determinando un polarizzazione delle posizioni politiche e mise in crisi il sistema dell’alternanza. Anche i 5 stelle provarono a ritoccare le istituzioni e riuscirono a ridurre il numero dei parlamentari sulla scia di quanto Renzi aveva provato a fare proponendo l’abolizione del bicameralismo perfetto, tentativo bocciato dal referendum popolare. La drastica riduzione dei parlamentari sembrava un ritocchino inoffensivo per risparmiare ma l’effetto è stato quello di alzare il quorum per essere eletti eliminando quindi le piccole formazioni. Soprattutto è aumentata l’inefficienza del Parlamento per l’impossibilità pratica di discutere in commissione approfonditamente le leggi da approvare: un organo elettivo ormai ridotto a passacarte e a cassa di risonanza delle decisioni del governo, come ad esempio è accaduto a questa legge, ora sottoposta a referendum, approvata a colpi di maggioranza senza la possibilità per le assemblee di proporre ed approvare neppure un emendamento del testo governativo.

A forza di piccoli e grandi ritocchi dei fondamenti del nostro Stato, la nostra democrazia ha subìto delle modifiche sostanziali: la principale è il disinteresse dei cittadini i quali per la metà non esercitano più il diritto di voto. La conseguenza è che una forza politica votata da circa il 20% dei cittadini detiene tutte le leve del potere governativo e legislativo con una modalità che sempre più ricorda un regime autoritario, ma molto ‘soft’.

Lo sdoganamento delle forze dell’estrema destra operato da Berlusconi ora trova un preoccupante rinforzo nel panorama delle democrazie occidentali in cui le forze populiste, nazionaliste, estremiste, fasciste o naziste rialzano la testa e qua e là raggiungono la maggioranza parlamentare e vanno al governo. Il caso americano con la vittoria di Trump è l’emblema di ciò che potrebbe accadere ovunque con lo sdoganamento della violenza, dell’esercizio del potere senza vincoli legali, nazionali o internazionali.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin e la guerra ancora in corso, con almeno un milione di morti, la strage vendicativa e crudele della popolazione palestinese a Gaza, le guerre così diffuse ci dovrebbero ricordare che il fuoco sotto la nostra pentola potrebbe accendersi da un momento all’altro.

Il caso Putin dimostra che uno Stato in cui prevale il malaffare con arricchimenti esagerati, dove regnano i servizi segreti e i giornalisti sono uccisi, porta alla perversione di bombardamenti sistematici dei condominii per avere la meglio in una guerra che le forze militari, prive di nerbo e di convinzione, hanno già perso.

In Israele un governo azzoppato da un leader corrotto sostenuto da fanatici estremisti religiosi, dopo aver inutilmente cercato di modificare l’assetto giudiziario a vantaggio del capo, trova il suo riscatto nelle vendetta spietate di un grave torto subìto per mano di Hamas sterminando una intera popolazione di civili.

In questi mesi, in questi ultimi anni il senso di impotenza di ciascuno di noi si è accresciuto e siamo portati ad assumere posizioni nichiliste.

Ora però abbiamo una piccola occasione, quella di votare e di arginare almeno in parte questa deriva delle istituzioni che dovrebbero garantirci. Il governo ci propone una legge inutile che serve solo a umiliare una istituzione quella giudiziaria e a disarticolarne il funzionamento perché sia meno autonoma e meno scomoda per il potere costituito.

Alla prossima, per chiarire le mie ragioni a favore del NO

segue



Categorie:Politica, Referendum costituzionale

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