Una grande bolla speculativa

Da qualche giorno riflettevo sul gran parlare che si fa dell’AI e delle nuove tecnologie applicate alle auto e alle armi. Non capivo come fosse possibile che il collocamento in borsa di SpaceX potesse avere raccolto tra i risparmiatori 1.000 miliardi in un solo colpo per una attività che al momento, e per ancora qualche anno, fattura solo qualche miliardo, una frazione molto piccola del capitale investito. Non capivo come fosse possibile questa infatuazione generalizzata per le applicazione dell’AI e per le terre rare in una fase in cui non è chiaro se e come le possibili applicazioni potranno realmente produrre beni e servizi con un valore reale che possa costituire un ritorno per chi ci volesse investire. Ero preoccupato per le scelte scellerate degli americani che riaprono le miniere di carbone per assicurare l’energia richiesta dai centri di calcolo che devono processare i dati utili ad alimentare le tante intelligenze artificiali che dovranno competere e scontrarsi tra blocchi, imperi e potentati. Non mi capacitavo del fatto che le borse sembrassero insensibili allo stress provocato dalla penuria di greggio e dai danni materiali inferti ai centri di produzione dei carburanti raffinati nelle recenti guerre medioorientali.

Le guerre guerreggiate

Le numerose guerre guerreggiate in atto in molti angoli del pianeta forniscono una chiara risposta ai miei dubbi. Le risorse energetiche, tecniche ed umane necessarie a tener vive queste guerre sono tali da garantire un flusso di capitali pubblici e privati crescenti ben superiori a quanto una economia sana e ragionevole può permettere. L’Ucraina è un formidabile laboratorio per sperimentare la relazione tra l’AI e la potenza di fuoco di David rispetto a Golia. I droni realizzati modificando semilavorati cinesi uniti a software per la gestione dell’AI nelle ricerca dell’obiettivo da eliminare sono il fatto nuovo, la fionda in mano a David. E, siccome gli affari sono affari, gli americani trumpiani tornano ad investire su quella guerra concedendo licenze, finora gelosamente coperte da segreto militare, sono certi che avranno un ritorno economico visto che l’Europa finanzia lautamente questa ulteriore fase della guerra e se ne potranno avvantaggiare militarmente visto che la potenza di fuoco degli americani in questo momento è decisamente indebolita dalla caotica politica di intervento in tanti teatri che non controllano più.

Nel finale del summit Nato di Ankara l’intervento sempliciotto di Rutte ha chiarito definitivamente i miei dubbi: si parte dall’assioma che il pericolo della Russia putiniana sia un affare di lungo termine e che quindi il riarmo dell’Europa sia una necessità anche se non ci sono i soldi, basta infatti emettere debito come hanno fatto gli americani, perché gli investimenti in armi e conseguentemente nell’AI daranno lavoro e prosperità e tutti vivranno felici e contenti. Quindi comprate azioni SpaceX e similia perché alla lunga ne trarrete grossi utili … se non scoppia la guerra finale e allora addio risparmi per la pensione.

Se avete tempo e buona resistenza psicologica consiglio la lettura di Il cielo sporco: Come la guerra dei droni e dell’intelligenza artificiale cambierà il mondo di Gianluca Di Feo



Categorie:Economia e finanza, Politica

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