Il sindaco d’Italia

Le polemiche sulla Raggi e sul M5S hanno oscurato una riflessione più generale sulle condizioni della nostra democrazia e sulle prospettive della nuova Costituzione che è sottoposta al vaglio dei cittadini mediante Referendum.

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Su questo blog ho cercato di sviluppare una riflessione sugli effetti negativi, alla lunga, della legge elettorale dei comuni e della struttura maggioritaria che la sorregge.

In particolare la mia riflessione ha riguardato l’assenza di meccanismi di selezione e formazione del personale politico a causa dell’appiattimento dei consigli comunali, primo passo di una cittadino che voglia intraprendere la carriera politica, alla fedeltà al proprio sindaco di cui la maggioranza diventava lo strascico (come dice D’Alema) o all’opposizione inutile di una minoranza che non può mettere bocca su niente. Discutendo il caso Raggi sottolineavo che la giunta non la sceglie l’elettorato né il consiglio degli eletti ma direttamente il sindaco che diventa dominus incontestabile pena nuove elezioni in cui nessuno ti ricandida se rompi le uova nel paniere.

L’avvento del sindaco Renzi a palazzo Chigi e il successo politico di sindaci diventati parlamentari, presidenti di Regione,  ministri,  parlamentari europei ha per un certo periodo sponsorizzato l’idea che ciò che serve all’Italia è un buon sindaco. Un personaggio che abbia carta bianca nelle decisioni veloci e che tenga a bada le assemblee parlamentari sotto scacco se non lavorano intensamente e proficuamente. La riforma Renzi della Costituzione riecheggia questa voglia anche se non abolisce la figura del capo dello Stato che è l’unico ad avere potere di scioglimento anticipato delle camere se non c’è una maggioranza qualificata. (Peraltro Renzi si permette di dire che se si dimette si va alle elezioni come se il Parlamento fosse un consiglio comunale). La combinazione della riforma costituzionale con l’Italicum che assicura ad una parte politica minoritaria la maggioranza assoluta nel parlamento che dà la fiducia, di fatto farà dell’Italia una grande comune. Finalmente, dirà qualche lettore con un buon rapporto con gestione del proprio comune, oddio è la fine, dirà qualche altro che teme il podestà autoritario e indiscutibile.

Gli stessi media collaborano alla realizzazione di questo disegno nel momento in cui enfatizzano la crescita di figure di giovani politici spesso improvvisati e inconsistenti che tutte le sere invadono il nostro televisore con le loro facce più o meno fotogeniche  e con frasette destinate a diventare celebri.

il 1 settembre è uscito un bell’articolo di Alfredo Morganti che molto meglio di me analizza gli effetti deleteri del maggioritario nei comuni. Dopo la legge sui sindaci il diluvio.

Un ragione in più per votare NO al prossimo referendum e chiedere la riscrittura in senso democratico della legge elettorale.

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