Quale democrazia

Che succede in Gran Bretagna? che succede nel movimento di Grillo? che succede in Ungheria? che succederà dopo il Referendum italiano?

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Ormai molti di coloro che riflettono e si espongono a scrivere pubblicamente le proprie riflessioni hanno le idee abbastanza chiare sulla decisione da prendere. Tuttavia noi tutti siamo al fondo un po’ divisi, incerti a causa delle buone ragioni per entrambe le scelte, come anche delle pessime ragioni per entrambe le posizioni. Per questo quando ci vediamo o ci sentiamo per telefono ci chiediamo a vicenda, ma tu come voterai e perché?

Non sono tra gli apocalittici e i catastrofisti, in fondo il corso della storia sembra dipendere poco dalla scelta dei singoli individui ma è vero che la storia la fanno i singoli,  il battito d’ala della farfalla può scatenare un uragano.

Il referendum costituzionale in buona sostanza ci chiede: che tipo di democrazia vuoi per il tuo paese? e la domanda diventa più stringente nel momento in cui è già pronta una legge elettorale nuova che scatterà solo se al referendum passerà il Sì. Quindi sceglieremo nel referendum la combinazione delle due cose: una forma di Stato con una rappresentanza semplificata ed accentrata per assicurare più efficienza e una legge elettorale che incorona comunque una minoranza conferendo una maggioranza forte nell’unico parlamento previsto. Stabilità e decisionismo si realizzano attraverso un sistema maggioritario forte, aperto a forze politiche esposte al populismo o al lobbismo.

Non occorre tornare a riflettere sulla democrazia nell’antica Grecia, vale le pena di aprire gli occhi sulla contingenza storica che viviamo ora e che caratterizza il nostro continente e tutto l’occidente. Del resto sappiamo troppo poco dei ‘sistemi politici stranieri’ per poterne parlare, sappiamo solo di migliaia di disperati cacciati dalle loro terre dalla fame, dalla persecuzione politica, dalla intolleranza religiosa, dalla guerra. Limitiamoci a riflettere su casa nostra.

Il caso inglese

Pe la mia generazione, quella dei Beatles per capirci, la GB è sempre stata un modello di democrazia anche quando ha assunto forme decisamente autoritarie e iperliberiste come quelle della Teacher. Abbiamo invidiato la stabilità dei governi assicurata da un sistema elettorale  uninominale di collegio in grado di configurare rappresentanze parlamentari molto caratterizzate e molto forti per lunghi periodi. Non per niente loro hanno una famiglia reale e coccolano il nipotino George dai calzoncini corti perché pensano che sarà tra qualche decennio il loro re.

Vediamo però in questi giorni una accelerazione del cambiamento che parte dall’esito di un referendum popolare in cui l’ambiguità e la disinformazione hanno regnato sovrane: no alla burocrazia di Bruxelles per dire no agli immigrati e sì al protezionismo dei propri lavoratori e sotto sotto sì al razzismo di ritorno. Sta di fatto che in poche settimane una intera classe dirigente è cambiata, facce del tutto nuove hanno preso il potere senza che ci siano state elezioni politiche. Non mi scandalizza ciò, in un regime parlamentare questo è possibile, mi colpisce che nessuno si ponga ora il problema di una consultazione nuova nel momento in cui lo scenario cambia radicalmente e le scelte necessarie non erano presenti nei programmi politici delle forze politiche.

Mi direte. Ma che ne sai? eri lì in questi mesi? Vero, dico solo, o meglio osservo, che alcune conseguenze del Brexit modificano il quadro politico che si adatta ed agisce restando dentro un quadro di stabilità decisionista che non ha nulla di ‘democratico’. La May parla al suo partito, annuncia che le aziende dovranno dichiarare se, come e quando hanno assunto cittadini stranieri invece dei britannici e il partito approverà e la maggioranza in Parlamento ratificherà e le forze di polizia scriveranno alle aziende e ….

Tutto ciò è rilevante per il caso italiano? certamente sì. La riforma costituzionale che prevede una sola camera con una maggioranza vincente  forte e certa ci avvicina alla forma di stato inglese. Forme di democrazia diretta, come il referendum propositivo o abrogativo, eventi nuovi ed imprevedibili, pressioni delle lobby  possono attivare  processi decisionali che gli elettori dovranno accettare senza poter controllare nulla ma subendo passivamente se il partito vincente è d’accordo. E’ ciò che sogna Renzi per il PD, votazioni a maggioranza e deputati compatti e obbedienti in Parlamento.

Il caso Grillo

La parabola del comico Grillo diventato in pochi anni, per mezzo di questo strumento che ora anch’io sto utilizzando, capo di un movimento capillarmente distribuito, solido e stabile mostra come la democrazia sia un concetto ambiguo, delicato e pericoloso.

Grillo cominciò il suo percorso politico attaccando la democrazia economica: comprava una azione di una corporation e aveva così il diritto di intervenire nell’assemblea degli azionisti, lì poteva sostenere le sue tesi politiche a difesa dell’ambiente, dei risparmiatori, dell’innovazione tecnologica e di quant’altro avesse un riverbero sull’opinione di migliaia di  piccoli azionisti che non si sognavano di sindacare la politica di strutture economiche potentissime controllate da poche famiglie, da pochissimi manager, da astutissimi avvocati. Da quei contesti viene la massima ‘uno vale uno’. Nelle assemblee si contano le teste o si pesano le azioni? In piccolo è la stessa cosa che avviene nelle assemblee condominiali, si contano i voti o si sommano i millesimi?

Il sodalizio con Casaleggio lo porta ad esplorate la forza della democrazia diretta: il popolo esprime la voce di Dio, (un papa è diventato subito santo), bisogna ascoltarlo, dargli voce, quanto di meglio possiamo immaginare con la nuova tecnologia delle comunicazioni? basta un click e la volontà di un singolo diventa scelta collettiva, si trasforma in una forza vincente capace di scardinare le strutture che conservano il potere. Nulla di meglio delle elezioni dirette per scegliere i candidati, per escludere chi non funziona, per decidere il da farsi. Basta contare. La società in fondo è un enorme condominio le cui scelte prese isolatamente sono semplici e chiunque è abilitato a prenderle. Su tutto e tutti c’è l’impero delle virtù, dei comandamenti biblici, non rubare, non uccidere, non desiderare la donna d’altri, non nominare il nome di Dio invano, non dire il falso.

Grillo vagheggia questo modello e lo struttura con statuti, procedure, riti. Dopo alcuni anni gli effetti di questa utopia iperdemocratica si vedono: non funziona la selezione del personale, la qualità degli eletti è generalmente bassa, incompetenza tecnica, improvvisazione, presunzione sono troppo diffusi, personaggi svegli e attenti alla propria carriera e al potere prevalgono su persone animate solo  da una onestà profonda e incorruttibile.

La realtà della gestione politica corrompe la purezza di chi non ha esperienza:

  • o rende il neofita più realista, più sensato ed accomodante, più sensibile al volere di chi non lo ha votato e scelto, gli altri: è il caso di Pizzarotti che cresce come personaggio politico e non può più appartenere ad una setta chiusa in cui ogni giorno sei giudicabile dal click di chi passava di lì
  • oppure, se le modalità di accesso sono troppo alla portata di chiunque, se il sistema è scalabile i poteri forti che in modo sotterraneo influenzano le decisioni dei singoli costituiscono all’interno del movimento nuovi gruppi di potere che sfuggono al controllo dei più puri, in genere ingenui: è il caso della giunta Raggi a Roma dove relazioni inconfessate (nascoste nei curricoli) diventano vincoli forti che il movimento iperdemocratico non può a posteriori controllare e sanare.

Insomma l’iperdemocrazia si sta rivelando un ipercasino in cui il capo deve tornare a dare la linea non sulle grandi questioni, sui valori fondanti ma sui dettagli della gestione dei problemi che amministratori troppo visibili ed incontrollabile dalla base degli eletti  devono gestire giorno per giorno. (è l’anomalia del sitema elettorale dei comuni che ho già più volte segnalato)

Una nevrosi collettiva

Ma che c’entra questo caso con la questione del referendum costituzionale? C’entra poiché la società di questo secolo così precaria così nevrotica con una sistema nervoso ipersensibile che ha attivavo un recettore su ogni scrivania delle nostre case e nelle nostre tasche prospetta delle novità radicalmente pericolose proprio per gli stati democratici rappresentativi nel momento in cui sono tecnicamente possibili  forme di democrazia diretta.

La proposta Boschi Renzi mi sembra rozza e superata anche rispetto a questa nuova prospettiva su cui troppo poco si è riflettuto. E’ probabile che in queste nostre  società in cui si consuma molto, si produce poco, si sta spesso all’osteria di Internet ad abbeverarsi delle ultime notizie e delle ultime cazzate dei nostri amici bevitori, in questa società nevrotizzata per il troppo tempo libero e per la frustrazione dei desideri solleticati dai media ma insoddisfatti dal mercato saranno necessari sedativi ed anestetizzanti o terapie d’urto chirurgiche adottate da illuminati mandati dalla Provvidenza.

E le lobby?

A conclusione di questa mia lunga riflessione non posso dimenticare il primo campo di battaglia di Grillo: il potere economico delle industrie e delle banche e delle corporation. Gli Stati sono bruscolini rispetto al potere di organizzazioni che sono in grado di spostare merci, persone, denaro, tecnologie da una parte all’altra del mondo alla faccia di qualsiasi personaggio politico si voglia frapporre. Le democrazie sono alla mercé di capitalisti in grado di comprare i canali che controllano l’informazione e gli umori degli elettori. Noi italiani ne sappiamo qualcosa con la lunga militanza politica di Berlusconi e del suo impero mediatico. E’ lui che alla fin fine  determinerà le sorti di questa ipotesi di riforma costituzionale che un po’ ingenuamente i ragazzotti del PD hanno rabberciato. Per il momento sta mandando avanti la seconda fila nella campagna referendaria  e la salute un po’ destabilizzata con il viaggio aereo a NYC gli dà per il momento un alibi per non scendere in piazza con il suo peso. Lo stesso Grillo forse ha capito che il modello Renziano gli conviene ed ora a poche settimane dal voto si accorge che il quesito non è chiaro delegittimando un impegno forte per far prevalere effettivamente il no.  Mi è sembrata una manovra diversiva per abbassare il numero dei votanti e regalare il Sì a Renzi senza doverlo dire, anzi potendo continuare a fare le vittima se il Sì alla fine prevarrà.

Leggo troppi romanzi gialli?

 

 

 

2 thoughts on “Quale democrazia

  1. Sarò pessimista ma ho una triste sensazione ci stiamo avviando verso la distruzione del genere umano perché se disgraziatamente si farà una guerra sarà TERMONUCLEARE e la fine di tutti noi.

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