Dittatura di una minoranza

Scalfari ha rimproverato Zagrebelsky di aver malamente usato il concetto di oligarchia come rischio della nuova costituzione.

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Secondo Scalfari una vera democrazia esprime sempre una oligarchia che occupa il potere, la cosiddetta classe dirigente, a meno che non si voglia una democrazia diretta cosa impossibile in una società complessa.

In questi giorni abbiamo letto moltissime riflessioni sulla democrazia, sulle sue forme e sui rischi di declino di questa forma di convivenza sociale a livello globale: basta aver visto Narcos o House of cards per capire come in giro per il mondo l’umanità si stia adattando a nuove forme di regolazione della vita sociale e dell’economia.

Zagrebelsky è troppo signore per usare un termine più chiaro ed esplicito: il rischio non è l’oligarchia ma la dittatura di una minoranza se la società non è strutturata in modo equilibrato in due parti che si alternano al comando ma è disgregata in almeno tre parti che non intendono collaborare tra loro. E’ il caso della Spagna di questi mesi, è il caso italiano dopo la nascita del movimento 5 stelle, è il caso italiano da sempre in cui la varietà delle ideologie, degli interessi, dei localismi e dei campanilismi cova sotto ogni tentativo di formare aggregazioni politiche che vadano oltre il 30% reale.

La stessa compagine che ora appare come capace di aggregare in modo universalistico e maggioritario gli italiani arriva al 25% reale degli aventi diritto al voto. Parlo dei 5 stelle.

Una costituzione che semplifica la rappresentanza con la scusa del risparmio di un po’ di milioni, che attribuisce all’esecutivo una priorità nella stessa gestione della discussione delle proposte di legge e dei decreti, una costituzione che voglia risolvere i problemi complessi e gravi che dovremo affrontare con la velocità di scelte decisioniste è un pericolo grave in un mondo che considera la democrazia un residuato bellico della vecchia Europa continente ormai da rottamare e in via di fallimento finanziario.

Questi pochi anni concitati dopo la crisi finanziaria dell’11 dimostrano che la velocità e il decisionismo sono cattive strategie, portano a scelte rozze e raffazzonate, a danni peggiori dei mali da curare. Porto ad esempio la dimenticanza degli esodati per la fretta di approvare la legge Fornero, porto ad esempio il jobsact in cui la necessità di vedere negli indici statistici gli effetti a breve è costata moltissimo e non ha sistemato la questione del lavoro nei decenni a venire né ha migliorato l’efficienza del sistema produttivo, parlo della buona scuola in cui la congerie di buone idee e di giuste istanze non coordinate da un’idea ha prodotto disaffezione, inefficienza e smarrimento.

Ma il pericolo più grave sta nell’abbinamento della nuova costituzione con la legge elettorale che prevede di dare tutto il potere a una delle tre minoranze in cui è ripartito il paese. Un minoranza reale avrà la maggioranza assoluta nell’unica camera che delibera la fiducia al governo e il gioco è fatto a cascata per effetto dell’indebolimento dei contropoteri di garanzia si è creato un sistema autoritario. E’ l’Italicum che rende questa costituzione molto pericolosa. E attenzione! tolto ora di mezzo l’Italicum  nessuno garantisce che non ne venga approvata una legge simile o peggiore in futuro visto che si tratta di una legge ordinaria.

La struttura a due camere che hanno le stesse funzioni ma che si formano con basi elettorali diverse rende difficile scrivere una legge elettorale che assicuri la vittoria ad una sola parte che sia riuscita a prendere il potere senza consentire una facile alternanza. Ci provò Berlusconi con il porcellum ma riuscì solo a depotenziare la vittoria degli avversari.

Per capire come possono andare le cose basta osservare gli effetti della legge elettorale dei comuni, basta riflettere su ciò che sta accadendo a Roma: una minoranza del 20% reale supera il 60% al ballottaggio ed ora fa e disfa senza paura di essere fermata se non commette illegalità. La dittatura della minoranza. Per questo occorre votare NO.

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