Riflessioni per cominciare

Così siamo arrivati al 2015. Già al 2. Ultimamente ho avuto poco da dire e ho preferito riportare nel blog considerazioni che meglio di quanto avrei potuto fare io, interpretavano il mio pensiero sulla situazione presente.

Ma si ricomincia con un nuovo anno. Vi racconto allora le due riflessioni che hanno attraversato la giornata di ieri, la prima al risveglio la seconda in serata quando abbiamo finito di rassettare la casa. Entrambe sulla crisi.

L’Italia è scalabile.

Questa è l’affermazione di Renzi da cui parto, una delle poche sincere della sua affabulazione incessante. Finora questa caratteristica era applicata in economia alle aziende quotate in borsa in cui l’assetto proprietario è precario e debole: appena l’azienda per sopravvivere deve crescere, una condizione imposta dalle regole capitalistiche è che se non cresci muori, e se la proprietà che detiene la maggioranza non è in grado di far fronte ad un aumento di capitale, chiunque, con un capitale adeguato, può rastrellare in borsa una quantità di azioni sufficiente a controllare la società e prenderne il comando.

Chi ha progettato il PD, il partito democratico, ha inserito la scalabilità come una caratteristica strutturale attraverso l’istituto delle primarie. Alle primarie chiunque può partecipare anche se non ha messo mai piede in un circolo o in una sezione del partito, anche se lo detesta e non lo voterà mai. Renzi ha capito che il PD era scalabile e con pazienza e determinazione se ne è impadronito con l’idea di fargli cambiare radicalmente verso. Ma Renzi aveva capito, meglio dire che qualcuno, forse Renzi, aveva capito che la stessa scalabilità era possibile nelle istituzioni dello Stato, nelle rappresentanze democratiche. Grillo lo aveva capito, Grillo o chi per lui. Grillo ha scelto le piazze e la rete cavalcando la delusione della destra e il malcontento della sinistra e in poche settimane ha occupato il parlamento con una forza che ha stravolto gli equilibri determinando simmetricamente la scalata vincente dell’avversario Renzi. Di scalate di questo tipo ne abbiamo viste tante: Mussolini, Fanfani contro De Gasperi, Craxi contro Nenni e Berlinguer, Berlusconi.

Ebbene, qualcuno mi dirà, che c’è di male? solo così la storia va avanti, così c’è il cambiamento e non l’immobilismo soffocante della conservazione. Ma pensando a quegli esempi la preoccupazione è d’obbligo.

Qualsiasi organismo complesso, qualsiasi azienda, qualsiasi Stato, se è aggredito da agenti esterni che vogliono impossessarsene cambiandone le caratteristiche, reagisce e resiste con anticorpi, con strutture di difesa per conservare le proprie caratteristiche. Nello stato democratico, il popolo sovrano è libero di cambiare opinione anche repentinamente, ma esistono istituzioni che stabilizzano e conservano: la magistratura sopravvive alle mode e ai governi, i magistrati sono lì per 40 anni, la scuole e le università, i docenti sono lì per 40 anni e più, gli eserciti e le polizie, poliziotti , carabinieri e militari sono lì per 40 anni, le burocrazie, gli impiegati e i burocrati sono per lì per 40 anni, i patrimoni e le proprietà, sono lì per generazioni. Di fronte a ciò i Napoleoni, i Mussolini, gli Hitler, i Craxi, i Berlusconi, i Grillo, i Renzi sono delle meteore. Alcuni lasciano una piccola scia altri cadono e fanno un bel botto lasciando vistosi crateri.

Torniamo a Renzi e alla scalabilità dello Stato. Se è una passeggiata scalare il PD, se si può arrivare facilmente a Palazzo Chigi, non si può dire altrettanto della scalabilità dello Stato, così come modernamente è stato fin qui concepito con poteri e contro poteri regolati da Costituzioni quasi immodificabili. Bene! basta allora demitizzare l’immodificabilità della costituzione, convenire su una legge elettorale fortemente maggioritaria, eliminare la camera alta, quella che maggiormente, per definizione resiste al cambiamento. Eliminare il Senato non vuol dire semplicemente risparmiare tempo e denaro senza la doppia lettura delle leggi , vuol dire soprattutto avere una sola camera facilmente scalabile, una camera in cui gli eletti sono determinabili con una buona manovra mediatica, da una contingenza economica eccezionale, dalla presenza di una personalità con forte carisma. Con buona pace  della rappresentanza democratica del popolo. Infatti sempre meno cittadini vanno a votare e si sentono rappresentati.

I senatori, tutti i senatori del mondo, sono eletti in circoscrizioni elettorali grandi in cui il senatore o la senatrice hanno un insediamento forte e stabile. Negli Stati Uniti i senatori rimangono sulla scena per molti anni e molte legislature, così accadeva nei primi anni della nostra Repubblica in cui i senatori erano fortemente radicati e conosciuti nel proprio collegio elettorale. Questa realtà perse valore nel momento in cui parve chiaro che i poteri locali erano inquinati dalla mafia e dalla delinquenza organizzata. Con il referendum sulle preferenze si chiuse di fatto la stagione del radicamento dei rappresentanti sul loro territorio per aprire quella del potere di designazione delle segreterie centrali dei partiti. Più recentemente si è scoperta la potenza della rete nel determinare improvvise scalate dai piccoli comuni al Parlamento nazionale, personaggi del tutto secondari e marginalizzati per la magia della rete sono finiti a sedere sugli scranni del Senato, a scrivere le leggi quando avrebbero serie difficoltà a superare qualsivoglia concorso pubblico.

Abolire il Senato allora vuol dire anche rendere più scalabile lo Stato perché tutto il personale politico sarà maggiormente  legato alle mutevoli decisioni degli organismi che in modo più o meno occulto decidono influendo sugli umori irrazionali del popolo.

Mi spiace che il presidente Napolitano, nel suo ultimo discorso di fine anno, abbia difeso e approvato, sollecitando e incoraggiando, il modo sgraziato con cui si sta mettendo mano alla Costituzione e a quelle regole che rendono lo Stato meno scalabile dal primo venuto che seduce il popolino.

La cristalleria

Veniamo alla seconda riflessione. Ieri sera come al solito è toccato a me lavare i bicchieri di cristallo. Un lavoretto che mi evita di farne altri più pesanti e che mi riservo perché penso di avere le mani più ferme di Lucilla. Ogni tanto ne rompo qualcuno ed è per questo che lo faccio con una certa lentezza e attenzione. E, quando si fanno le cose lentamente ed in modo accurato, si pensa. Ho pensato a mia madre la quale, quando ero ancora ragazzo, aveva tra l’altro i desiderio di possedere un nuovo servizio di bicchieri di cristallo e quando i miei ritennero che era possibile acquistarlo fu un evento importante. Un servizio per 12, così poteva lasciare a noi figli due servizi da 6, poi decise che poteva comprarne un altro da 12 così lasciava due servizi completi, poi vennero le occasioni per usarli e alcuni si ruppero e allora andava in giro per cercare i bicchieri mancanti … mia madre non amava il lusso per sé ma ci teneva alla famiglia e il modo in cui la tavola era imbandita valeva di più di un filo di perle.

Così lavando amorevolmente i miei bicchieri di cristallo mi sono reso conto i nostri genitori non solo ci hanno lasciato i loro cristalli conservati con cura ma ci hanno istillato la stessa ambizione, lo stesso piacere di condividere con altri la bellezza delle cose ben fatte. Così anche io e Lucilla in un’epoca diversa, molto più ricca almeno per noi, ci siamo regalati un altro servizio di bicchieri di cristallo perché nonostante le attenzioni il cristallo si rompe.

Avrei serbato per me questa riflessione se non avesse un risvolto politico-economico. Il miracolo economico degli anni 60 e 70 fu realizzato da tante formichine che nei più vari ambiti avevano lavorato, avevano fatto straordinari, secondi lavori per l’ambizione di star meglio, di imbandire una tavola elegante e ricca. erano formichine che pensavano al domani, che compravano il cristallo perché non si buttava, si custodiva, si accumulava, si tramandava. Ora il renzismo ci obbliga a consumare, a bruciare, a buttare dietro le spalle il bicchiere perché si frantumi in mille pezzi, così le imprese saranno pronte a produrne altri. Ce lo vedete Renzi in una cristalleria? la stessa ambizione di mia madre la vedo ora negli occhi di G.

Lavo i bicchieri di cristallo a mano perché in lavatrice i detersivi e il calore li opacizzano nel tempo.

A proposito. Buon anno, che sia splendente e promettente per tutti

One thought on “Riflessioni per cominciare

  1. Condivido le osservazioni ma non so se sono dettate dall’età in quanto mi sono accorto che da qualche anno vado pensando a cosa lascerò ai miei figli, anche se al momento sono più ricchi di me e mia moglie.
    Vero è che tutti sembrano voler mandare all’aria tutto e far precipitare questo paese è soprattutto i giovani. Sono rari i segnali contrapposti.
    Ieri pomeriggio sono andato con amici a vedere la Domusnovas sotto Palazzo ValeNutini (STUPENDA e da vedere assolutamente anche se la voce di Piero Angela mi infastidisce) e ho pensato a quanti altri siti del genere si potrebbero aprire e far lavorare migliaia di archeologi, programmatori, architetti, muratori, giardinieri invece di cercare di fare Scienze della comunicazionè e quindi i disoccupati.
    LB

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