Legge elettorale, ancora?

Da qualche giorno avevo scritto questo testo in bozza con l’intenzione di completarlo.

leggeelettorale

Ormai è chiaro che l’esito del referendum costituzionale è legato strettamente alla legge elettorale.

L’azzardo renziano è stato quello di dare per sicuro il Sì e di preparare una legge elettorale solo per la camera dei deputati. Se vincesse il NO il sistema elettorale sarebbe proprio sgangherato e si dovrebbe rifare frettolosamente una legge elettorale nuova con un parlamento lacerato dal duro colpo subito da Renzi nella sconfitta referendaria. Ma anche con un Sì pieno e con l’Italicum vigente perché Alfano dovrebbe continuare a tenere in vita il governo Renzi se il premio di maggioranza è riservato solo a una lista e non a una coalizione? Lo scenario più probabile è che tutti faranno i bagagli per tornare al voto ricostituendo forze politiche nuove in grado di competere nell’Italicum. La paura che il M5S vinca al ballottaggio  renderà Renzi titubante ed incerto per cui tenterà in modo disordinato di cambiare la legge elettorale perché troppo rischiosa per lui. Insomma un casino bello e buono in ogni caso.

L’unica via d’uscita è completare l’impianto delle leggi elettorali adatte anche al caso che vincesse il Sì correggendo anche l’Italicum che vale solo per la camera dei deputati, ma servirebbero dei veri statisti, delle persone capaci e competenti in grado di mettere a punto una proposta che metta d’accordo una vasta maggioranza. Paradossalmente la via d’uscita potrebbe essere il democratellum proposto a suo tempo da Grillo, un proporzionale corretto da uno sbarramento di collegio al 5% e collegi plurinominali non troppo vasti con preferenze positive e negative.

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In conclusione

Alla fine di questa lunga tornata elettorale il nostro Mattia il gradasso è conciato proprio male. Tradito dal potere mediatico che gli ha contrapposto l’altro Matteo servito a tavola in tutte le salse, tradito dall’Europa di cui ha voluto fregiarsi della presidenza per sei mesi senza lasciare traccia del suo passaggio, tradito dagli eventi ineluttabili che giornalmente travolgono il nostro destino, sembra aver perso la sua baldanza fiera e giovanile.

Ora se la prende anche con le primarie che gli hanno permesso di comandare senza essere stato eletto in regolari elezioni. Mostra il lato più duro del suo carattere minacciando a destra e manca, precari della scuola compresi, rovesciando sugli altri la viscosità della sua azione politica, quella lentezza che fu il tallone d’Achille di Letta.

Ma in conclusione, cosa potrà succedere dopo questo smottamento elettorale? Chi mi legge sa che mi piace fare previsioni, scommettere sulla mia capacità di analisi. C’è una scommessa in corso con il mio amico Vale: Mattia il gradasso non arriva alle elezioni del 18.

Se fosse un vero buon giocatore d’azzardo, se fosse un vero buon politico democristiano dovrebbe andare alle elezioni prima del 16, prima dell’entrata in vigore dell’Italicum: è l’unica chance che ha di riavere con il quasi proporzionale un parlamento simile all’attuale, ma legittimato, in cui potrebbe rifare un governo di grande coalizione di centro – sinistra a guida PD. La grande trappola scatta con l’Italicum: certamente arriverà almeno secondo ma sicuramente deve affrontare un ballottaggio e Liguria docet come anche i cinque comuni a ballottaggio grillino vinti in toto dai grillini. Renzi sarà il capo dell’opposizione.

Queste elezioni hanno chiaramente certificato che il PD renziano che cerca di espandersi al centro e a recuperare sul populismo grilino e sul giustizialismo moralista non ha futuro e, volendo tutto il piatto, probabilmente lo perderà.

Ma nulla di nuovo!