Ma che dice Scalfari?

In genere leggo con interesse il fondo di Scalfari della domenica e condivido molte delle cose che dice. Ieri sono rimasto piuttosto interdetto e mi piacerebbe capire meglio.

Scalfari in sostanza raccomanda Monti di procedere senza indugio alla richiesta degli aiuti BCE proprio perché la loro concessione sarà condizionata da nuove richieste che vincoleranno ulteriormente la politica fiscale ed economica del paese. In sostanza, detto in altre parole, suggerisce a Monti di stringere ulteriormente il cappio al collo del paese prima delle elezioni in modo che i prossimi governi eletti dovranno comunque rispettare quei vincoli che saranno dettati dalla troica. Spero di aver capito male ma se fosse questa la posizione allora mi viene il dubbio che anche Scalfari si sia iscritto al partito dei grandi elettori occulti di Grillo.

Monti più saggiamente dice, si vedrà, per il momento non c’è bisogno, intanto altri paesi potrebbero richiedere l’aiuto e allora si vedrà quali sono le condizioni aggiuntive e solo allora, se per caso quei compiti a casa noi li avessimo già fatti, potremmo approfittare dell’opportunità.

Scalfari fa inoltre un’affermazione fuorviante e che cioè per ogni 100 punti di spread in meno ci cono 16 miliardi annui di interessi risparmiati per lo stato. Su questo vorrei tornare in un prossimo post.

Si torna a ragionare

Ieri una buona notizia dall’asta dei Bund tedeschi ed oggi siamo in attesa delle decisioni della BCE circa la possibilità di acquistare titoli di debito pubblico europei a breve scadenza.

Finalmente torna la ragionevolezza e gli investitori, capito che l’euro a breve non si scioglie come neve al sole, si sono chiesti perché dovevano pagare per prestare i soldi alla Germania quando erano disponibili altri titoli denominati in euro, che avevano grosso modo le stesse probabilità di essere rimborsati, disponibili a tassi molto più alti. Così le richieste di Bund da parte degli investitori sono stati inferiori all’offerta. E’ un giro di boa.

Ovviamente lo spread scenderà non tanto perché gli interessi sul debito pubblico italiano diminuiranno di 2 punti (sarebbe molto bello!) ma perché anche i tedeschi dovranno pagare almeno il 2 o 3 % sul loro debito. Spero che Monti abbia il coraggio di chiarirlo, lo spread potrebbe andare a 200 ma gli interessi sul  nostro debito gigantesco rimarranno necessariamente prossimi a quelli attuali. Ma spero anche che un po’ di italiani facciano i conti meglio e si rendano conto della convenienza dell’investimento nel proprio paese o intraprendendo qui o finanziando il debito pubblico e/o pagando integralmente e civilmente tasse e tributi.

Autorevole conferma

Quest’oggi nell’intervista a un quotidiano tedesco il premier Monti tra le altre cose ha detto che con questi spread  lo Stato italiano paga in parte gli interessi che la Germania non paga sui suoi Bund, che riesce a piazzare a rendimenti negativi. Forse le considerazioni che ho pubblicato sul post ‘Perché pagare per prestare i propri soldi?’ erano fondate.

Sulle montagne russe

Un neo pensionato come me, per invecchiare bene, deve seguire delle abitudini per preservare la propria  igiene mentale: ogni giorno un sudoku, una passeggiata di almeno trenta minuti,  una mela  … altre amenità e soprattutto la visione di un solo telegiornale, per evitare la depressione. Ma di questi tempi è difficile non attaccarsi come videodipendenti ai canali all news. Ebbene questo pomeriggio ho ascoltato con curiosità i notiziari sulla Borsa che oggi è esplosa mentre ieri era crollata.

Nel notiziario una intervista ad un prof di economia di una università romana, volto giovane, mai visto sinora. Lunga ed imbarazzata disquisizione per dire molte cose non tutte conseguenti e razionali. Io ho capito solo che le Borse sono nervose, che Draghi è bravo nonostante tutto, che la Bundesbank è cattiva ed isolata, che i politici o sono incapaci o sono in vacanza. Ma il perché oggi la gente ricomprava ciò che  ieri aveva svenduto non si è capito. Ieri sera dopo il crollo pomeridiano conseguente alla conferenza stampa della BCE, scrivevo su facebook al mio amico Antonio: Domani mattina con la mente un po’ più fredda si capirà che l’affermazione più importante di Draghi era che l’euro sarà difeso e non ha alternative. Chi compra Bund a rendimento negativo spera che si tramutino in marchi rapidamente ma quando si renderà conto che ciò o non accadrà o, se accadrà, la Germania dovrà tener basso il valore del marco se vuol vendere i suoi prodotti, le schiere di fessi (italiani, spagnoli, greci e riccastri vari) la smetteranno di rincorrere le sterline, i bund, i franchi svizzeri, i bot australiani e riprenderanno ad investire in Italia

Ovviamente le cose non sono così semplici e la turbolenza continuerà ma forse oggi si è capito che se qualcuno (fondo di stabilità o  BCE) interverrà per ridurre gli spread si potrà fare un bel po’ di soldi comprando i Bonos e i BTP ai prezzi attuali con spread alto. Quando lo spread sarà abbassato a valori ragionevoli, il valore di questi titoli aumenterà significativamente. Ad esempio ora un BTP 01 SET 2040 5% si compra a circa 77 euro per un valore nominale di 100 e rende, tolte le tasse circa il 6,5%. Se i rendimenti nel mercato secondario fossero riportati  al 6% il suo valore di mercato salirebbe a circa 83 euro. Se l’operazione di moderazione dei tassi fosse fatta nel giro di due mesi chi compra ora e vende tra due mesi mette in tasca un bel po’ di quattrini. Il mio è un ragionamento rozzo ma funziona anche per il piccolo risparmiatore che non si lascia irretire dai certificati di deposito bancario ‘super sicuri’ ma investe ora un po’ dei suoi soldi sul debito italiano.

Nel notiziario televisivo non si diceva nulla dei Bund. Se tutti avessero capito ieri pomeriggio che l’euro non si abbandona e che sarà difeso cadrebbe l’interesse di coloro che speculano sulla sua caduta. E allora anche lo stato tedesco dovrà pagare qualcosa per il suo debito che in termini assoluti è il più grande d’Europa.

Il calo dello spread promesso ridarà valore ai titoli di debito e allora la pancia delle banche che li detengono si riingrassa, e quindi oggi tutti a ricomprare titoli delle banche!

Ultima cosa che nessuno ci ricorda: tutta questa storia nasce non dall’entità dei debiti ma dal fatto che ci sono tre agenzie private americane che danno il bollino blu: noi abbiamo credo la BBB- mentre Germania, Francia e Inghilterra hanno la tripla A. Quello che è certo è che la tripla AAA agli inglesi è un autentico falso ai limiti del raggiro, ma prima o poi, magari a Olimpiadi finite, le agenzie di rating dovranno aprire gli occhi sulla consistenza dell’economia inglese … e allora sarà un’altra storia.

Silenzio, il nemico ti ascolta

In questi giorni affannosi in cui la vera catastrofe si avvicina, quella della disgregazione dell’ideale europeo con la vittoria dei particolarismi, dei tribalismi, degli egoismi delle invidie dei vincenti verso i perdenti, c’è una piccola cosa che mi chiedo e che mi fa riflettere.

L’economia, la finanza, la borsa, i mercati possono essere rappresentati come delle battaglie, dei giochi in cui dei competitori cercano il proprio vantaggio a scapito degli avversari. In qualsiasi battaglia campale lo schieramento e le strategie sono segretissimi perché il nemico potrebbe avvantaggiarsi della conoscenza delle mosse nemiche. Per questo una volta c’erano le spie. Ci sono ancora ma in questa guerra non servono.

In questa battaglia in cui il punto debole da spolpare è l’Europa, i suoi Stati, prima quelli più deboli che sono rimasti indietro nella fuga, poi quelli più forti che rimarranno soli quando i più deboli sono stati annientati, in questa battaglia in cui vige il si salvi chi può per cui il singolo cittadino, la singola comunità cittadina, la singola valle, la singola isola, la singola regione, il singolo partito, si isola dal gruppo e si batte solitariamente pensando di salvarsi, i generali europei, i nostri generali, pubblicano con editti dettagliati gli schieramenti, le strategie, le mosse e contromosse fornendo al nemico tutte le informazioni necessarie per colpire nei punti deboli dove e come vorrà. Qualche generale pensa bene di indicare al nemico quale armata, non la sua, potrebbe essere colpita per prima promettendo anche qualche forma di supporto così potrà trattare una pace separata conveniente.

In questi giorni abbiamo avuto la riprova di questa situazione: non appena è stato tecnicamente certo il salvataggio delle banche spagnole è ripresa la battaglia con una virulenza inaspettata. Il nemico ha avuto una informazione decisiva sugli schieramenti e sta colpendo dove ora sa di poter colpire. L’Europa ha deciso di salvare le proprie banche utilizzando i fondi che servivano a salvare gli Stati, gli Stati devono farsi carico di questo salvataggio, gli Stati non hanno un prestatore di ultima istanza (banca nazionale o federale che stampa moneta alla bisogna), un fornitore efficiente e rapido che fornisca munizioni quindi la speculazione riprende ad azzannare più furiosamente gli stati nazionali più deboli.

Una volta, gli interventi sull’economia e sulla finanza venivano adottati per decreto legge a borsa chiusa alle 11 di sera e la mattina erano già legge vigente. Ora i provvedimenti europei sono annunciati, discussi, adottati approvati e dopo due o tre mesi diventano operativi: c’è veramente modo di diventare super ricchi!

L’unica cosa seria che ho letto in questi giorni è stata la risposta di Draghi a una giornalista che chiedeva cosa farà la BCE in caso di aggravamento della situazione. ‘Vedremo’ è stata la risposta, la più saggia che un Governatore può dare. Il nemico non deve sapere dove, come e quando la BCE potrà far fuoco.

Quindi cari politici/tecnici, ‘Silenzio, il nemico ti ascolta!’

NB. Il nemico in questa guerra non sta al di là della trincea ma sta di qua, tra noi. E’ la signora che mi siede accanto nel borsino della banca e che disinveste presa dal panico, è la finanziaria che lancia con un pubblicità a tutta pagina (Repubblica del 24/7/12) certificati di deposito in valuta non euro (dollari e sterline), è l’italiano che, senza capire bene perché, compra Bund a reddito negativo, sono i giornali nazionali che nelle rubriche specializzate alla domanda ‘come salvarsi’ rispondono ‘diversificare in valuta’ e che pompano l’odio/invidia per la Germania. L’elenco è molto lungo.

Debito pubblico e ruolo delle banche

Due settimane fa  nella trasmissione della Annunziata è stato intervistato Profumo attuale AD di MPS e defenetrato AD di Unicredit.

Due questioni sono state sollevate tra le altre:

  1. che fine hanno fatto i danari prestati dalla BCE alle banche e perché non sono finiti alle imprese per lo sviluppo
  2. è preoccupante il fatto che gli investitori stranieri hanno ridotto gli acquisti di Buoni del tesoro italiani?

Sul primo punto Profumo è stato molto chiaro: se si fa 100 il totale della raccolta, cioè quanto le famiglie hanno versato nei loro conti correnti, 130 è l’esposizione verso le imprese e le istituzioni che chiedono mutui e prestiti. La differenza 30 viene coperta da prestiti e titoli che le banche stesse hanno emesso per raccogliere su varie piazze finanziarie il denaro necessario. Poiché dopo la crisi finanziaria del 2007 sono state adottate regole più severe circa la copertura dei rischi delle banche, in particolare poiché i titoli di debito sovrano (degli stati) sono ora considerati a rischio, la provvista di euro che le banche hanno ricevuto dalla BCE serve a garantire le coperture necessarie alle banche per offrire al mercato più di quello che i risparmiatori stanno mettendo a disposizione per loro tramite.

La risposta al punto 2 è stata meno chiara e più prudente anche se lo sguardo tradiva la voglia di dire ciò che un banchiere ora non può dire. Se i fondi pensione americani o gli stati ricchi di valuta non comprano i titoli pubblici italiani o europei e  se si vogliono tener bassi i rendimenti occorre che qualcun altro compri. Ed in effetti qualcun altro ha comprato visto che un buon 20% del debito italiano detenuto all’estero è rientrato. Forse gli italiani hanno seguito la proposta di quel signore pistoiese che dimostrò che questa era la cosa più intelligente da fare per un risparmiatore italiano? Profumo non lo ha detto perché la coperta per coprire il debito pubblico e finanziare le imprese è stretta e troppi italiani (anche le imprese) portano i loro risparmi in svizzera o in altre piazze finanziarie. Se, per ipotesi, gli italiani ricomprassero tutto il loro debito pubblico l’Italia potrebbe diventare come il Giappone in cui il debito pubblico è circa 2 volte il PIL, molto peggio dell’Italia , ma i tassi stanno all’1% perché i giapponesi, più intelligenti di noi, detengono il proprio debito pubblico e non speculano contro se stessi.