Civati

Bene, la frenesia di Mattia il gradasso ha rotto quegli equilibri che lo avevano portato a palazzo Chigi. Ha voluto segare con forza e buona lena il ramo, ma non si è accorto che c’era seduto sopra.

La frana è cominciata, il sassolino è quel Civati che abbiamo preso in giro perché un po’ troppo amletico, quel giovanotto di belle speranze che presume di rifondare la sinistra. Ieri sera dalla Gruber l’ho visto esile e debole, ho pensato che la sfida contro Golia è un po’ temeraria, che la sfida contro l’inerzia del corpaccione italico è solo velleitaria. Ma le argomentazioni erano forti, la postura sicura, il linguaggio diretto e informale anche contraddicendo due giornalisti belli tosti.

Caro Civati, auguri sinceri.

Cosa ti vorrei raccomandare se potessi parlarti? ripeto quanto scrivevo nei giorni scorsi:

Questo PD non è la medicina che ci serve, è metadone, come dice Letta, ma se vorremo uscire dalla droga del berlusconismo ventennale dovremo ricostruire seriamente la nostra identità, rappacificarci con la realtà, pagare qualche prezzo e accettare il dolore della vita.

Il carro del vincitore

Il venerdì della 7 ormai è una serata ad alta densità politica, prima Crozza che ci delizia con analisi e ricostruzioni senza pari, poi Mentana con il suo Bersaglio Mobile. Ieri sera la Leopolda faceva da sfondo a partire dalla rubrica di Floris delle 8,30.

Ho capito due cose della Leopolda5, di questo minestrone riscaldato che ci viene riproposto: è un evento che deve fissare e celebrare l’aura di invincibilità del capo che ha condotto le sue schiere alla vittoria delle europee e che schiaffeggia burocrazie nostrane ed europee, è un evento che consente a nuovi adepti di salire sul carro del vincitore e prefigurare un nuovo soggetto politico che potrebbe soppiantare, se ce ne fosse bisogno, il vecchio PD, se questo dovesse diventare un inutile impaccio per il giovane capo triunfans.

Per il resto sarà una kermesse condita con belle presenze, piene di entusiasmo e di positività, un profluvio di soluzioni semplici per problemi complessi e difficili, una elaborazione che proporrà un nuovo e più condito minestrone da proporre agli italiani per le prossime settimane.  Continua a leggere

Operazione mediatica

Seppur discretamente, se mi capita, sollecito i miei amici, o i miei interlocutori con cui ho un po’ di confidenza, a dire cosa faranno alle primarie del PD. Qualcuno non si appassiona ed è incerto se andare a votare, qualcun altro è chiaramente ostile a un candidato o partigiano di un altro, molti sono rassegnati all’idea che i giochi sono fatti e che tanto vale appoggiare il favorito per dare più forza a chi vincerà. Il meccanismo mentale è molto simile a quello delle elezioni politiche, ‘magari mi turo il naso ma cerco di far vincere il meno peggio’.

Queste strane primarie, diverse da quelle in cui si sceglie il candidato premier di una coalizione di partiti, servono a scegliere un segretario di un partito e soprattutto a eleggere l’assemblea nazionale, un consesso di rappresentanti che dirigeranno nel prossimo futuro il partito, fino alla prossima sconfitta. Non possiamo però applicare gli stessi meccanismi mentali usati nelle elezioni politiche.

Come sa chi segue questo blog, penso che Renzi sia un autentico pericolo per il partito e una falsa speranza per il nostro paese e penso che Cuperlo sarebbe una buona scelta. Ho sperato in Civati ma alla prova dei fatti mi è sembrato ancora poco solido e troppo ondivago nelle scelte che ha fatto ultimamente. Si tratta comunque di tre anime del partito che si sono confrontate in modo civile per le quali la scelta di un potenziale elettore non va fatta in funzione dell’esito vittorioso ma in funzione della conta degli orientamenti del popolo che forse voterà il PD nelle elezioni vere.

Esemplifico per farmi capire. Se l’obbiettivo è la vittoria, se il superamento del 51% fa vincere tutto il banco, allora un Civatiano temendo che Cuperlo, un marcio rappresentante dei vecchi, possa avere più voti di Renzi, non vota Civati ma vota Renzi, allo stesso modo un Cuperliano potrebbe decidere di votare Civati perché pensa che Civati abbia più probabilità di superare Renzi …. nella logica maggioritaria non si vota secondo la propria preferenza ma tenendo conto di come si pensa voteranno gli altri. E’ il meccanismo del concorso di bellezza keynesiano.

Ma se si costituiscono gli organi di governo di un partito che si proclama democratico la logica da seguire è quella proporzionale, ciascuno deve scegliere secondo coscienza quelli che crede lo possano rappresentare meglio dentro un consesso democratico. I candidati sia alla segreteria sia all’assemblea nazionale non devono ‘vincere’ ma dovranno collegialmente elaborare, selezionare nuovi amministratori e nuovi politici, sciogliere con le proprie mediazioni culturali e politiche i nodi che soffocano e avvelenano un società complessa attanagliata dalla crisi.

Sarebbe un gran risultato se l’operazione mediatica che ci sta imponendo la saponetta Renzi (cioccolatino secondo Crozza) fosse neutralizzata. Se analizzate le dichiarazioni di tutti i giornalisti, destra, sinistra, centro, la vittoria di Renzi con il 70% di preferenze è data per certa. Ieri sera sul tg3 nel resoconto del dibattito su Sky l’immagine di Renzi preso in tutte le pose più seducenti da grande leader che arringa folle entusiaste, che fende la folla dei cineoperatori che vogliono carpire anche un suo fuggevole respiro ha campeggiato per qualche minuto mentre gli altri due sono apparsi per qualche secondo l’uno con l’aria esangue da dracula in incognito e l’altro con il ciuffo da giovanotto spiantato da poco reduce da un dottorato di ricerca.

Sarebbe veramente un gran risultato se l’elettorato attivo del PD mostrasse che questi mezzucci del gran potere mediatico della casta dei giornalisti non sono così efficaci, che la gente di sinistra è in grado di ragionare e di formarsi un libero convincimento coerente con la struttura interna del partito. Gli iscritti si sono già espressi e sarebbe un gran risultato poter constatare che la differenza tra la composizione degli iscritti e quella degli elettori non è così radicalmente differente.

Insomma, la mia speranza è che Renzi non raggiunga il 50%. I tre, e coloro che si sono schierati con loro, dovranno governare il partito con la forza del dibattito e non con quella degli schieramenti maggioritari accodati a un leader carismatico .

Henry il forte

Finalmente ho ritrovato nuovi documenti sulla triste istoria della italica cittadella assediata.

L’assedio dei creditori era da tempo finito, Henry conte di Read si muoveva con sempre maggiore disinvoltura, se ne conosceva la prestanza, l’abilità di parlare nelle lingue delle città confederate, era di casa a Brucsellia. I facitori di opinioni l’avevano soprannominato Henry palle d’acciaio perché resisteva, con l’aiuto di re Giorgio, agli attacchi dei molti capopopolo e dei molti generali e feudatari che imperversavano nella cittadella. L’ultima sua impresa fu quella di contrastare con determinazione l’intenzione di Silvius de Berlusca barone di Arcore di disarcionarlo dal suo incarico di comandante dell’esercito. Henry si presentò all’assemblea cittadina e disse chiaro che non accettava ricatti. Silvius infatti aveva dei problemi con i magistrati e, dovendo scontare una pena, pretendeva il perdono del Re oppure di fruire della impunità riservata ai membri dell’assemblea dei rappresentanti del popolo. Henry aveva ricordato che i vecchi assedianti, quelli che avevano fatto temere il peggio durante il primo assedio, continuavano a detenere i loro titoli di cambio e che in qualsiasi momento potevano ripresentarsi sotto gli spalti della cittadella per riavere ciò che avevano prestato e che occorreva mostrare nervi saldi e continuità nella struttura dell’esercito per mantenere gli impegni. La fermezza di Henry provocò la lacerazione della fazione di Silvius ed Henry fu confermato comandante dell’esercito seppur con una maggioranza più risicata.

Ma dentro la città la situazione continuava ad essere grave, la riduzione degli sprechi, il pagamento dei debiti, causavano un impoverimento delle condizioni di vita generali e il malcontento era palpabile soprattutto nelle osterie in cui il popolino si riuniva la sera per discutere dei fatti del giorno. Lì le maldicenze e le insinuazioni o le false notizie dei facitori di opinioni avevano sempre più presa e si diffondevano senza limiti.

L’ultima bega era sorta circa donna Cancellieri, una donnona dal volto forte e severo ma dal cuore tenero e misericordioso che governava il dicastero della giustizia. Girava voce che nonostante la sua fama di donna severa ed efficiente, che aveva sempre servito con onore le sorti della cittadella, aveva fatto un favore di troppo a una famiglia molto potente di cui era intima amica. Ciò aveva scandalizzato tutte le anime belle che non tollerano alcuna macchia, soprattutto se riguarda un personaggio pubblico.

Come se non ci fossero altri argomenti importanti da discutere questa era diventata la chiacchiera preferita nelle osterie serali.  Era l’argomento della sfida in corso tra due giovani cavalieri che stavano ingaggiando una pubblica tenzone per diventare i condottieri della fazione dei DEM, ormai la fazione più potente che appoggiava Henry. I due giovani cavalieri erano il Gradasso, del quale i miei documenti avevano già raccontato le imprese, e il giovane Civa, di origine nordica proveniente da Mediolanum, bello con gli occhi azzurri ma un po’ basso, che ispirava meno forza del Gradasso ma più intelligenza. Entrambi si  dichiararono contro donna Cancellieri e chiesero di sostituirla.

Henry si è presentato all’assemblea dei DEM e ha detto chiaro e tondo che non rinunciava a donna Cancellieri e che se la sua fazione non era d’accordo lui lasciava e poi …

I documenti che ho trovato si interrompono qui. Non so come è andata a finire. Sono curioso e continuerò a cercare nella montagna di carte che ho trovato nella mia cantina. Penso che Henry la spunterà anche questa volta mostrando che la fama di cui gode presso i facitori di opinioni delle altri città è ben riposta.