Operazione mediatica

Seppur discretamente, se mi capita, sollecito i miei amici, o i miei interlocutori con cui ho un po’ di confidenza, a dire cosa faranno alle primarie del PD. Qualcuno non si appassiona ed è incerto se andare a votare, qualcun altro è chiaramente ostile a un candidato o partigiano di un altro, molti sono rassegnati all’idea che i giochi sono fatti e che tanto vale appoggiare il favorito per dare più forza a chi vincerà. Il meccanismo mentale è molto simile a quello delle elezioni politiche, ‘magari mi turo il naso ma cerco di far vincere il meno peggio’.

Queste strane primarie, diverse da quelle in cui si sceglie il candidato premier di una coalizione di partiti, servono a scegliere un segretario di un partito e soprattutto a eleggere l’assemblea nazionale, un consesso di rappresentanti che dirigeranno nel prossimo futuro il partito, fino alla prossima sconfitta. Non possiamo però applicare gli stessi meccanismi mentali usati nelle elezioni politiche.

Come sa chi segue questo blog, penso che Renzi sia un autentico pericolo per il partito e una falsa speranza per il nostro paese e penso che Cuperlo sarebbe una buona scelta. Ho sperato in Civati ma alla prova dei fatti mi è sembrato ancora poco solido e troppo ondivago nelle scelte che ha fatto ultimamente. Si tratta comunque di tre anime del partito che si sono confrontate in modo civile per le quali la scelta di un potenziale elettore non va fatta in funzione dell’esito vittorioso ma in funzione della conta degli orientamenti del popolo che forse voterà il PD nelle elezioni vere.

Esemplifico per farmi capire. Se l’obbiettivo è la vittoria, se il superamento del 51% fa vincere tutto il banco, allora un Civatiano temendo che Cuperlo, un marcio rappresentante dei vecchi, possa avere più voti di Renzi, non vota Civati ma vota Renzi, allo stesso modo un Cuperliano potrebbe decidere di votare Civati perché pensa che Civati abbia più probabilità di superare Renzi …. nella logica maggioritaria non si vota secondo la propria preferenza ma tenendo conto di come si pensa voteranno gli altri. E’ il meccanismo del concorso di bellezza keynesiano.

Ma se si costituiscono gli organi di governo di un partito che si proclama democratico la logica da seguire è quella proporzionale, ciascuno deve scegliere secondo coscienza quelli che crede lo possano rappresentare meglio dentro un consesso democratico. I candidati sia alla segreteria sia all’assemblea nazionale non devono ‘vincere’ ma dovranno collegialmente elaborare, selezionare nuovi amministratori e nuovi politici, sciogliere con le proprie mediazioni culturali e politiche i nodi che soffocano e avvelenano un società complessa attanagliata dalla crisi.

Sarebbe un gran risultato se l’operazione mediatica che ci sta imponendo la saponetta Renzi (cioccolatino secondo Crozza) fosse neutralizzata. Se analizzate le dichiarazioni di tutti i giornalisti, destra, sinistra, centro, la vittoria di Renzi con il 70% di preferenze è data per certa. Ieri sera sul tg3 nel resoconto del dibattito su Sky l’immagine di Renzi preso in tutte le pose più seducenti da grande leader che arringa folle entusiaste, che fende la folla dei cineoperatori che vogliono carpire anche un suo fuggevole respiro ha campeggiato per qualche minuto mentre gli altri due sono apparsi per qualche secondo l’uno con l’aria esangue da dracula in incognito e l’altro con il ciuffo da giovanotto spiantato da poco reduce da un dottorato di ricerca.

Sarebbe veramente un gran risultato se l’elettorato attivo del PD mostrasse che questi mezzucci del gran potere mediatico della casta dei giornalisti non sono così efficaci, che la gente di sinistra è in grado di ragionare e di formarsi un libero convincimento coerente con la struttura interna del partito. Gli iscritti si sono già espressi e sarebbe un gran risultato poter constatare che la differenza tra la composizione degli iscritti e quella degli elettori non è così radicalmente differente.

Insomma, la mia speranza è che Renzi non raggiunga il 50%. I tre, e coloro che si sono schierati con loro, dovranno governare il partito con la forza del dibattito e non con quella degli schieramenti maggioritari accodati a un leader carismatico .

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