Singolar tenzone

Nella cittadella assediata non c’è pace. Henry ha dato prova di carattere e di forza facendo prevalere le proprie ragioni nella vicenda di donna Cancellieri, il suo credito presso le città alleate del nord aumenta e si muove con sempre maggiore disinvoltura nei castelli dove risiedono anche coloro che solo un anno fa avevano assediato ferocemente la città. Il barone Silvius si è ritirato provvisoriamente con la sua corte nel feudo di Arcore ma non è chiaro se si darà pace oppure scaglierà qualche nuovo colpo alla compagine che governa la città.

Ma Henry ora deve guardarsi dalla fazione da cui proviene, dai DEM che si stanno riorganizzando e  stanno per scegliere  un nuovo capitano. Sono stati designati tre giovani cavalieri che dovranno scontrarsi in singolar tenzone fra pochi giorni. Questi sono il Gradasso, un pingue e vivace giovanotto che da tempo si dava da fare per emergere dal gruppo e per mandare a riposo i vecchi comandanti,  il giovane e bello Civa proveniente da Mediolanum, una importante e ricca città della Longobardia, il quale lentamente si è fatto strada con argomentazioni sempre più innovative e progressiste in difesa delle classi più umili della città. Infine i maggiorenti della fazione hanno convinto a partecipare alla tenzone uno studioso più avvezzo alle biblioteche che alle armi un certo Joannes Kuperl, di origine nordica, dal linguaggio forbito e complesso che mal si adatta al linguaggio scurrile e superficiale delle osterie in cui ormai si sviluppano le chiacchiere sui destini della città.

Nelle osterie, i facitori di opinione diffondono la chiacchiera secondo cui il gradasso certamente vincerà nel prossimo duello cavalleresco. Così il gradasso si comporta come se avesse già vinto e ha fatto sapere ad Henry che quando sarà capitano dei DEM la sua fazione detterà le condizioni. Anzi ha già preso di petto il luogotenente di Henry il nobile Alfano della Trinacria dicendo che la di lui fazione è poca cosa rispetto alla fazione dei DEM.

Insomma il prode Henry non vive sonni tranquilli, sperava in un periodo di pace per riorganizzare il proprio esercito e le difese della città ma l’inquietudine ribolle ovunque, nelle piazze, nelle osterie, nel contado. Il barone Silvius de Berlusca come un leone ferito potrebbe balzare fuori dalla tana in ogni momento, intanto i suoi fedelissimi e i suoi vassalli giorno e notte rinforzano nel popolino l’0stilità per quei magistrati che hanno condannato il vecchio reggitore della città.

L’inizio di questa  triste istoria

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