Viva questa Italia, il salvataggio

Ti svegli che stai sognando qualcosa di piacevole e sereno richiamato da tua moglie che grida angosciata il tuo nome. Ti guardi intorno e sei steso sopra un albero. Sì, sono qui, che è successo? Sei scivolato nel burrone e non ti vedo, dove sei? Sono qua, sto bene. Ma la tua voce non è potente, è mozzata dal fiato che ti manca. Stai tranquillo, ho già chiamato il 118. Ti guardi intorno e non riconosci il luogo ma ricordi che eri alla fine di una passeggiata nel bosco. Capisci che è successo qualcosa di molto grave ma che sei in vita. Ringrazi il Padre di tutti che con la sua mano potente ti ha difeso dalla morte e che ti ha regalato ancora dei giorni di vita. Reciti il Padrenostro scandendo le parole e poi ti commuovi fino alle lacrime pensando a Lucilla esposta a questa nuova prova durissima. Senti la sua voce accorata che continua a gridare il tuo nome. Ti riprendi meglio e torni alla tua consueta e apprezzata razionalità. Sotto il ceppo di faggi su cui sei finito ci sono ancora tre a quattro metri di vuoto e poi i pietroni di un ruscello di montagna . Il ceppo sopravvive isolato e abbarbicato su una parete abbastanza ripida di scisti umide e scure. Bisogna mettersi in sicurezza, ti arrampichi sulla pianta e riesci a metterti a cavalcioni del ceppo seduto su una pietra. Pensi. Speriamo che con il mio dolce peso non ceda. Quelli del 118 hanno capito dove siamo ma devono organizzare una squadra di salvataggio alpino. Bisogna aspettare un po’ . Come stai? Bene stai tranquilla. Sei tutto dolente ma riesci a muovere le gambe, a far forza, le braccia rispondono. Senti caldo sul collo, ti tocchi e scopri che è del sangue che scende da una ferita sulla nuca. Raimondo sii paziente, resisti, bisogna aspettare un po’ . Abbracci il faggio, appoggi la fronte a un tronco e ti rilassi. Pochi attimi o vari minuti o una mezzoretta non sai, ma quanto basta per ricordare che sei nei boschi della linea gotica, qui sono stati trucidati dei giovani partigiani. Pensi a loro quando vedi arrivare appesi alle corde quelli del soccorso alpino, per un attimo li scambi per partigiani quando vedi il passo sicuro con gli scarponi di Vibram. Pensi a un gruppo di partigiani quando vedi il loro affiatamento, la gerarchia precisa e rispettata, la figura del comandante che dà ordini con uno sguardo, che ascolta ciascuno senza perdere un secondo prezioso. Il comandante ti chiede spesso il nome, l’età, ti fa parlare per tenerti vigile. Il gruppo è silenzioso e fattivo, ti fa coraggio con gli sguardi. Verrà Pegaso a prenderti, solo un elicottero può tirarti fuori senza fare altri danni. Poco dopo senti in lontananza l’elicottero, inviano di nuovo le coordinate GSM, sono pronti i fumogeni. Due di loro con energia abbattono con delle seghe manuali 5 o 6 alberi per creare un varco per i verricelli. Raimondo, copriti bene la faccia con questo telo, noi ci metteremo sopra di te per protezione, l’aria sollevata dall’elicottero potrà spostare di tutto ed è pericoloso. Primo giro di Pegaso ed è il finimondo, polvere, sassi, rami, foglie che si spostano come in un tornado. Pegaso si riallontana, valutando poco sicura la discesa su quel sito del personale medico. Due del gruppo alpino si allontanano velocemente per prelevare nel punto di discesa l’infermiera e la dottoressa e aiutarle a scendere nel dirupo . Mentre si aspetta, ti chiedi se te lo puoi permettere, se l’operazione avrà un costo. Lo chiedi al comandante. Sei del CAI? No. Nulla, lo svolgiamo in convenzione con la regione Toscana. L’infermiera arriva per prima, é una donna minuta con i capelli corti, sicura e con poche parole inizia il suo lavoro disinfettando il punto in cui inserirà gli aghi per la flebo. Arriva la dottoressa, una signora dai capelli rossi che, se non avesse la divisa, la vedresti meglio in un calmo contesto borghese ad accudire i figli. Ora le decisioni le prende lei, ti controlla, concorda il da farsi con il comandante, ti comunica le operazioni successive. Lei stia fermo facciamo tutto noi. Nel frattempo il gruppo alpino ha realizzato una piattaforma scavata nella parete di scisti allargata con dei tronchi, dei rami, della terra. È perfettamente a livello del punto in cui sei seduto. Corde tese ancorate su rami e rocce fanno sicurezza per le due donne che ti stanno intorno. Le farò della morfina. Devi aver fatto una faccia meravigliata. Tranquillo non dà dipendenza. Inizia lo scivolamento del tuo corpo, che deve rimanere rilassato sopra la barella spinale. Vieni legato con cura e con calma, il clima ora è più disteso, come se l’operazione fosse al suo epilogo. Sei sdraiato e ti senti al sicuro. Trovi il coraggio di fare una cosa cui stavi pensando e, prima, trovavi inopportuna: usare il tuo telefonino per documentare gli eventi. Rivolto al comandante. Sa fare foto con iPhone? Lo trova nella mia tasca dei pantaloni, voglio le foto dei vostri volti perché non vi voglio dimenticare. Verrai a trovarci nella nostra sede. Si, ma voglio portarvi con me. Per cortesia lo dia a mia moglie e se possibile uno della squadra dovrebbe aiutarla a tornare in macchina a S. Marcello. Stai tranquillo ci pensiamo noi. Sei pronto nel bozzolo, una mummia, con in faccia una rete per difenderti dal vortice delle pale. Il comandante dà il via alle operazioni, Pegaso è tornato, un rombo assordante, di nuovo un vortice di polvere, sassi, foglie, rami spezzati. Ora lo vedi bene, è un bestione, come quelli da guerra, come quello del Papa. Non puoi vedere tutto, forse sale l’infermiera prima di te. Si attende. Hai visto troppi film catastrofici per non pensare che basterebbe poco per un disastro immane e che tutti coloro che ti stanno intorno stanno rischiando la loro vita per te. Si parte, un piccolo stratto e la tua barella comincia a salire, oscilla, sfiori i rami e gli alberi intorno, sali e cominci a ruotare quasi vorticosamente, vedi il profilo dei monti ruotare sempre più velocemente, è il disastro temuto? Cosa fai? Invece di raccomandare la tua anima a Dio in un momento di estremo pericolo pensi allo Spread e ai Btp. Sei sospeso tra il caldo tepore dell’assistenza dei volontari del CAI e la forza possente di questo Stato che mette a disposizione per te un costoso gigante tecnologico. Pensi con fierezza che sei in uno Stato in cui non ti chiedono la carta di identità né la carta di credito prima di decidere l’intervento, in cui la persona riceve in ragione del bisogno e non del merito o del censo. Questa nazione fatta di gente umile, laboriosa, competente, altruista, disponibile va salvata. Bisogna resistere alla crisi come quei giovani che sono stati trucidati in queste valli. Pensi. Ho fatto bene a investire buone parte delle nostre liquidazioni nei BTP. Aumenta il frastuono, la tua barella è agganciata e stabilizzata, inserita in una slitta che ti porta dentro al sicuro. L’infermiera è lì che ti aspetta, è concentrata nel suo lavoro, silenziosa, ma se parlasse non si sentirebbe, visto il rumore. Tolta la rete di protezione dal volto, ti guardi in giro ma non puoi ruotare la testa, è bloccata dal collare ortopedico. Dall’oblò vedi spicchi di nuvole ferme. Il verricello sta tirando su la dottoressa? Arriva, si accomoda, ha occhiali scuri come quelli dei piloti. Si spingono dei bottoni, qualcuno dà il via, si parte per Firenze e le nuvole cominciano a correre leggere in senso contrario. La barella deve trovarsi rialzata rispetto ai sedili e i volti delle due donne sono molto vicini. Ti guardano silenziose per rassicurarti, ma si vede bene che guardano un codice rosso e che la corsa è solo cominciata. In un attimo sei a Firenze, inizia l’atterraggio, più confortevole di quello di un aereo. Spenti i motori, altre persone con i camici bianchi ti aspettano. Ora la portiamo con l’autoambulanza al pronto soccorso.

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Sulla stampa

38 thoughts on “Viva questa Italia, il salvataggio

  1. Buongiorno ma soprattutto in bocca al lupo, vorrei telefonarle ma penso che potrei disturbarl., Comunque dalla stupenda e dettagliata descrizione si comprende che sicuramente sta meglio. non posso che augurarle una rapida guarigione e spero di rivederla presto tra le strade di Roma piuttosto che nei boschi toscani. Tanti cari saluti. A. Bastianoni

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  2. Carissimo Preside,
    che disavventura, quanta lucidità, dettagli e stati d’animo nel suo racconto, mentre leggevo il mio fiato si accorciava sempre di più, ma poi mi sono detta ma se ha scritto tutto l’accaduto così particolareggiato sicuramente sta bene e mi sono rasserenata, la sua disavventura mi ha scosso. le auguro una pronta guarigione e che questa vicenda possa presto essere dimenticata da lei e dalla sua consorte.
    La prossima volta non si avventuri nei boschi, occorre un pò più di prudenza. Forse andava in cerca di notorietà, ha anche fatto le foto, che spirito……….. Dia un abbraccio alla sua signora, che sicuramente ha vissuto momenti terribili.

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    • Certo, non c’era bisogno di fare tutto questo casino per ottenere un po’ d’attenzione. Con un trauma come il mio per alcune notti non si dorme e si pensa molto sulla vita sulla propria vita. Ho deciso di pubblicare i miei sentimenti perchè questa esperienza è stata per me rigenerante in un momento di pessimismo diffuso e di chiusura in se stessi. E penso che questo racconto possa essere utile ai miei amici.

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  3. Carissimo preside,
    l’esperienza vissuta deve essere stata senz’altro emozionante, ma poca cosa per uno abituato ai nostri funamboleschi consigli di classe! A proposito … qual è il suo nome in codice? Sa, è per i prossimi scambi di dispacci.
    Complimenti per la prosa, leggendola si ha proprio l’impressione di condividere la prova con lei e di entrare nella sua sua testa … rotta
    Un grandissimo abbraccio a lei e a Lucilla.
    Fiammetta Sigismondi

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    • Grazie del complimento letterario, tanto più apprezzato se viene da un’esperta. Il testo é nato nelle lunghe notti insonni passate nelle strutture del pronto soccorso rivivendo l’avventura. Quando parlo di questo gruppo di soccorritori mi commuovo. Spero di scrivere un altro pezzo su questa esperienza, con una prosa meno ‘poetica’.

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  4. buongiorno mio caro Prof.!
    i social network, che uso con discreto distacco, a qualcosa servono…. a poter condividere momenti come questo.
    ho letto l’intero racconto tutto d’un fiato ed è stato come rivivere quei terribili momenti… che per altri versi conosco particolarmente bene ….il distacco dalla realtà terrena … la moltitudine di immagini che si sovrappongono fra loro come fossero delle flesciate che ripercorrono rapidamente l’intera esistenza … una sorta di terza dimensione dove tutto appare per come non è … l’incapacità di esprimersi come la mente vorrebbe … il mondo terreno che ruota intorno a te come se stessi su una girandola equestre … la razionalità che si confonde con l’incoscenza … il desiderio recondito di voler dare un segno del proprio stato di salute a chi sta condividendo con te quei momenti e l’incapacità concreta di farlo come il desiderio razionale vorrebbe … uno stato difficile da interpretare e la consapevolezza di vivere qualcosa di anomalo e al tempo stesso preoccupante.. una sorta di preoccupazione anch’essa difficile da interpretare … perchè vi è una velocissima sovrapposizione fra uno stato razionale ed uno di incoscenza… emotività … dolori … stati di caldo e di freddo … un turbinio a noi prima sconosiciuto e che sicuramente non dimenticheremo mai … semmai faticheremo a conviverci per sempre.
    ho piacere di saperti camminare lungo la discesa della guarigione e di coltivare la speranza di poterti rivedere in un prossimo futuro.
    dai un abbraccio particolare da parte mia alla tua donna, e non sottovalutare come lei abbia vissuto quei momenti interminabili.
    resto in attesa di leggere il capitolo II.
    un abbraccio grandissimo
    Franco Montanaro

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      • e noi tutti non possiamo dimenticare te che ci hai preso per mano ed accompagnato alla vita adulta.
        tienici informato sul tuo decorso… e spero che il reparto dove ti trovi sia climatizzato perchè so cosa significa stare in un letto di ospedale in questi periodi paticolarmente caldi e afosi.

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  5. Siamo stati da poco informati del tuo incidente da Laura che ci ha anche rassicurato sulle tue condizioni di salute.
    Scontati gli ovvi nonché sinceri auguri per una pronta guarigione, desideriamo complimentarci con te per il bellissimo racconto della tua disavventura che ci ha emozionato e commosso. Aspettiamo il seguito, ma non cambiare prosa.
    Ciao
    Francesco e Luisa

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    • Difficile continuare ad essere così ispirati con il passar del tempo. Tuttora mi commuovo quando ripenso ai miei soccorritori alpini mentre ritorno alle riflessioni razionali quando ripenso al resto della storia. Sto scrivendo la parte 2 e spero di riuscire a rendere il tumulto di idee e sentimenti che hanno animato queste notti insonni.

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  6. siamo qui in un caldo pomeriggio ed io e mamma abbiamo letto questa incredibile storia. E’ stato commovente il tuo ottimismo anche in un momento così difficile. E’ ancora più toccante la tua riconoscenza a chi fa bene il proprio lavoro anche sapendo di rischiare la propria vita. Grazie per questo scritto, grazie per averci infuso una iniezione di fiducia sulle possibilità che tutti noi abbiamo a fare del bene. Ti auguriamo di guarire al più presto e di rivederti con il tuo bel sorriso a tavola con noi. Il 20 settembre mamma compie gli anni e tu sarai l’invitato d’onore.
    Saluta Lucilla Francesco e Paolo.
    Stefania e Dina

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  7. Ma solo noi non abbiamo avuto questo “bellissimo” link?? Meno male c’è Gilfredo!! Raimondo hai scritto parole bellissime e ti auguriamo una guarigione rapidissima vista la tua forte fibra e la tua forte volontà ! Appena torno a Roma scarico le foto dei progressi del tetto e te le invio! Un bacio grande
    Carla e Vale

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  8. Grazie Raimondo di questo bel report, pieno di emozioni forti e coinvolgenti.
    Auguri di cuore e un abbraccio forte a Lucilla e ai figli. Se ti fa piacere, continua a farci sapere dei tuoi progressi, delle tue riflessioni e delle tue emozioni in questi momenti così importanti: aiutano tutti a guardare la realtà con occhi più attenti!

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  9. Mamma mia, Preside! Che avventura! Il suo racconto ci ha fatto venire i brividi e le lacrime agli occhi. Le auguriamo di riprendersi prima possibile. Un abbraccio. Claudio Matrecano, Tea, Alberto e Diego (in arrivo)

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  10. Grazie Raimondo della descrizione della tua disavventura, che mi ha coinvolta ed emozionata. Sono felice che tu ti stia avviando verso la guarigione e aspetto con ansia notizie dei tuoi progressi e le tue riflessioni su questi momenti così importanti che sicuramente ti fanno vedere la vita con occhi diversi e riflettere su cosa è veramente importante. Anche io penso che l’Italia sia fatta di gente umile, laboriosa, competente, altruista, disponibile e che tutti noi nel nostro piccolo dobbiamo contribuire a salvarla. Immagino l’ansia di Lucilla in quei momenti così terribili e le sono vicina con tanto affetto. Cari auguri e un abbraccio forte a te, a Lucilla e a Francesco e Paolo.
    Mariolina
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  11. Soltanto in questi giorni ho saputo della tua pericolosa avventura, e solo oggi ho letto il tuo blog. C’è dentro tutta l’intelligenza e la sensibilità di Raimondo. Sono contenta che sia finita bene. Un abbraccio a te e Lucilla

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  12. Caro Raimondo,
    ho avuto tante avventure (anche in mare con due elicotteri che osservavano dall’alto), ma la tua le supera tutte di gran lunga. Mi ha fatto ricordare dell’avventura comune e tragicomica di Torre Astura, ed ho considerato che certamente anche in quella circostanza non c’era nulla di voluto; così mi ha fatto sorridere chi ha detto che forse cercavi un po’ di notorietà, interpretando un ruolo con una partecipazione così intensa portata fino allo svenimento, in bilico su un precipizio.
    Altro che un po’ di notorietà: avresti meritato l’Oscar per la migliore interpretazione.
    Ma se qualcuno chiede il bis, non ascoltarlo.
    Caro Raimondo, oltre a quanto hai già realizzato, potrai trovare ulteriore notorietà altrove:
    scrivi molto bene, complimenti.
    Ciao
    mario

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    • Chi ha fatto qualche battuta sulla ricerca di protagonismo lo ha fatto simpaticamente per sdrammatizzare ma un po’ di verità c’era: ci dobbiamo dare una calmata ed evitare di cercarcele le disavventure. Sì, ricordo perfettamente la comune avventura di Torre Astura di quaranta anni fa, erano tempi diversi forse più bui di quelli attuali in cui dei fessacchiotti come noi, che facevano campeggio libero sulla spiaggia, potevano essere scambiati per terroristi. A presto.

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  13. Ciao Raimondo, leggo solo ora il tuo bellissimo diario di disavventura: le tue doti narrative sono una rivelazione per me. Anche io sono in pensione da due mesi, anche io alla ricerca di una me stessa diversa da quella del lavoro che tanto mi ha condizionato. Sono d’accordo con te che i sentieri facili sono quelli più pericolosi perché si è meno attenti.
    Spero che ti ricordi di me, sono stata preside a Rignano, dopo la Cascelli e abbiamo fatto il concorso insieme…
    Non so come stai ora, spero bene. Ti faccio tantissimi auguri. Mariateresa Manara

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    • Grazie del commento. In effetti rileggendo a distanza di tempo mi meraviglio anch’io della qualità del racconto. Questo dimostra che se racconti una cosa che ti coinvolge o ti appassiona lo fai in modo adeguato, contrariamente a quanto accade nei temi scolastici in cui si è obbligati a parlare di un argomento che ci interessa poco o che non conosciamo affatto. Hai colto bene il significato metaforico del racconto di un evento che per me ha avuto un ricca quantità di implicazioni profonde come cerco di indicare nel racconto. Infine, sto bene sono ancora un po’ condizionato nei movimenti perché le costole hanno tempi lunghi di remissione. Se metti una tua foto su Facebook sarò certo della tua identità. Auguri per questa nuova fase della nostra vita.

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  14. Con un ritardo stratosferico apprendo ,sotto Natale, l’incidente di agosto. Mi ha insospettito la comunicazione “il mio incidente”. La ricerca è finita ed ora so. Come stai? Spero in gamba come sempre. Ho sempre detto che è pericoloso camminare sulle montagne e che si acquista più fama a camminare sulle acque. Ho ammirato, oltre alle acute analisi economiche, anche la bella prosa di chi aspetta il 118. Un caro saluto a Lucilla. Ciao Raimondo.
    Ovidio

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    • Anche una infermiera mi ha detto che era meglio prendere il sole sdraiati su una spiaggia, effettivamente se provavo a camminare sulle acque avrei attirato l’attenzione con maggiore efficacia. Vedremo la prossima estate. Intanto ne potremmo parlare di persona magari davanti a un bicchiere di vino.
      Grazie e auguri.

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