I vantaggi del lavoro

Per una decina di giorni non ho alimentato questo blog, un viaggetto in Irlanda invitato da un nipote carissimo che vive e lavora lì. Abbiamo approfittato per fare un giro in macchina per B&B come ai bei tempi in cui i figli erano molto piccoli e venivano in giro con noi.

Niente TV, niente giornali, radio con solo musica, un’occhiata a FB la mattina per sapere l’essenziale, per sapere che l’orrore continua, che la guerra diffusa non si placa. I paesaggi irlandesi invitano alla riflessione, forse sono anche leggermente depressivi, avrei avuto così molto materiale per il mio blog fatto di racconti e di riflessioni. Ma, o guidavo o scrivevo. Ecco, allora che vi racconterò solo alcune, poche, riflessioni che ho memorizzato fino al ritorno a Roma.

immagini del viaggio

A me piace viaggiare e nella vita sono stato fortunato ma da quando sono in pensione il mondo, come dice il mio amico Bortocal, si è ristretto, sono caduto in montagna e altri impegni mi hanno impedito di volare, di spostarmi su lunghe distanze, di fare il globetrotter come a volte avevo sognato quando ero ancora al lavoro.

Così ho vissuto le operazioni routinarie di un volo aereo con lo spirito del neofita, di quello che usciva allora da un isolamento regressivo. La cosa che un po’ infantilmente più mi colpiva era l’organizzazione di tante persone coordinate da procedure severamente pianificate, giovani e meno giovani con le più varie divise che ricoprivano un ruolo preciso e riconosciuto, dal poliziotto e dal militare carichi di giubbetti ed armi, alla hostess sorridente e agghindata, all’impiegata che ti consegna in pochi minuti la chiave della macchina a noleggio. Mi sono sentito un re, servito e riverito e avevo la sensazione che tutti coloro che mi circondavano erano al mio servizio per far funzionare una macchina invisibile e altamente complessa che permette a un cittadino senza alcuna importanza di spostarsi da casa sua a casa di suo nipote a migliaia di chilometri in poche ore. Questo piccolo esercito al lavoro godeva di un vantaggio nascosto, quello di essere dentro quella macchina efficiente.

Così ho pensato che noi pensionati, variamente rottamati dal ruolo rivestito nel periodo lavorativo, abbiamo molti surrogati che ci allietano la vita ma a volte sentiamo che ci manca questo senso di appartenenza ad una apparato, ad una comunità, ad un esercito, ad una organizzazione cose che conferiscono una identità riconoscibile come fosse una divisa.

Ho pensato allora ai giovani in cerca di lavoro che hanno solo lavoro precario e temporaneo e non conforme alle attese e alle competenze. Ho capito meglio quanto sia duro non avere una contesto, piccolo o grande non importa, a cui appartenere utilmente per una certo numero di ore e di giorni e di anni.Non è solo questione di quantità di soldi a disposizione è questione di rafforzamento dell’identità, di sicurezza psicologica, di serenità nella gestione dei rapporti con gli altri. Questa generazione, oltre a non vedere prospettive concrete di inserimento non ha in passato provato l’esperienza dell’appartenenza ad una scuola, non ha prestato servizio di leva, viene trattata come fosse una generazione di anziani a cui si deve riconoscere comunque un reddito di sussistenza perché non più abili a produrre per se stessi. Mi è tornato alla mente un bell’articolo sul carattere generazionale dalla rivolta Jihadista in Europa.

E poiché 2 più 2 fa quattro, se questa riflessione fosse vera, se cioè anche i giovani desiderassero, come accade ora a me, appartenere ad un ‘esercito’ identitario con una divisa riconoscibile, il rischio di nuovi Hitler e di folle oceaniche è chiaramente alle porte.

Scusate non volevo essere così apocalittico.  In realtà mi sono goduto ed ho ammirato i tanti giovani che lavorando facevano funzionare la macchina che, pur con tutti i difetti, ci assicura benessere e serenità.

Come mi sono goduto l’incontro con mio nipote che con un certo orgoglio ci ha invitato anche nella sede della multinazionale in cui lavora, un ambiente di gente giovane e dinamica, con strutture e arredi che ricordano un istituto universitario, una comunità operosa ed allegra in cui si può mangiare insieme, fare ginnastica, consumare un caffé senza alcuna rigidità burocratica.

Come mi sono goduto la presenza a Dublino di quella nipote professoressa di inglese a cui ho dedicato alcuni post. https://rbolletta.com/2014/09/06/la-felicita-va-condivisa/ . Era lì come accompagnatrice di un gruppo di studenti delle Marche che frequentavano un corso di inglese premio finanziato dall’Unione Europea, tutti ragazzi che si erano diplomati in modo molto brillante. Era lì senza compenso solo con rimborso spese. Potrà frequentare un corso avanzato gratuitamente. I due figlietti sono a casa con il papà e i nonni.

Con questi giovani mi sento più sereno.

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