Belli come il sole

Ieri a Roma era una bella giornata di primavera. La  mia amica Rosi, pensionata come me, mi doveva regalare un libro di Rocca di cui avevamo visto la presentazione dalla Gruber e così decidiamo di approfittare del giro del gruppo archeologico a San Lorenzo in Lucina  per vederci. Giro bello ed interessante, a mezzogiorno riprendiamo la strada di casa e ci incamminiamo verso l’autobus, un tratto di strada insieme attraverso i vicoli di Campo Marzio passando per il Pantheon, parlando di cucina. Insomma meglio di così non poteva andare.

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A un certo punto Rosi propone di girare a destra e ruotando inciampa su un tombino e cade. Immediatamente, dal dolore, dall’incapacità di tirarsi su e dal piede rilasciato capisco che si era rotta il femore. Il tempo di mettere il mio giaccone sotto la testa, si avvicinano due coppie di giovani, una ragazza appena sente che dicevo alla mia amica di non muoversi, che avremmo chiamato il 118 mi porge il suo telefonino con il numero già composto e all’altro capo l’operatore che già rispondeva. Il ragazzo amorevolmente si accuccia vicino a Rosi le sorregge la testa, le tiene la mano, le chiede cosa sente, le raccomanda di non fare movimenti. In dieci minuti dovrebbero arrivare. I due vigili urbani di servizio sulla piazza si avvicinano, aiutano sollecitando l’ambulanza, vanno dall’artista di strada più vicino che strimpella in una piazza affollata e festante chiedendo di abbassare il volume che c’era una signora sofferente.

Il ragazzo è di pelle scura e il suo italiano è corretto ma dalla pronuncia si capisce che è uno straniero. Gli chiedo se fosse un infermiere e da dove veniva. Vengo dall’Afganistan, non sono un infermiere ma da noi quando ci si rompe un braccio tutti sono in grado di prestare soccorso e legare una stecca di legno per rimediare. L’altra coppia rimane vicina e osserva. Ci scambiamo sguardi come per dire che la situazione è seria anche se io continuo a dire che forse potrebbe essere solo una lussazione molto dolorosa. A un certo punto, come per rassicurarmi il ragazzo della seconda coppia mi dice di essere un medico. La guardo meglio e mi sembra piuttosto un liceale in vacanza, gli dico scherzosamente: lei è un giovane medico, non un medico. Certo, si incomincia da giovani, risponde lui.

Passa un quarto d’ora e questi quattro ragazzi, questi quattro giovani mi sono sembrati via via sempre più belli, belli come il sole, sono rimasti a farci forza fino all’arrivo dell’ambulanza. A un certo punto si avvicina anche un’altra giovane, che esce da un gruppo di turisti presentandosi come un medico e chiede cosa era successo e se c’era bisogno di aiuto. I soccorsi stanno arrivando grazie. Sente il polso, fa qualche raccomandazione di non muoverla e raggiunge di corsa il suo gruppo.

Quando ormai Rosi era sull’autoambulanza li saluto e mi commuovo. Questi giovani amorevoli e competenti sono la nostra speranza e la nostra certezza.

I fatti sono veri, ogni riferimento metaforico alla nostra situazione nazionale è puramente casuale.

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