Piove

La mia amica Rosi mi invia questa lettera di un nostro collega ed amico spedita ai giornali con preghiera di diffusione.

E’ un racconto interessante su cui riflettere per cui può stare benissimo nel mio blog anche se la cerchia dei miei lettori è piuttosto ristretta.

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Festival di Bregenz: una incredibile esperienza

Sono il presidente dell’associazione “amici della musica” di Verbania e scrivo, chiedendo ospitalità sul vostro giornale, per descrivere l’incredibile esperienza che abbiamo vissuto Mercoledì 30 luglio al Festival estivo di Bregenz. In 33 soci ci siamo recati in quella città (distante circa 600 km dalla nostra) per assistere allo spettacolo sul palcoscenico del lago di “Die Zauberflöte” di W. A. Mozart, in programmazione da lunedì a domenica (già dallo scorso anno) nella città di Bregenz sul Bodensee (Lago di Costanza). Avevamo acquistato nello scorso mese di dicembre 33 biglietti di I settore, da 118 euro, pagando un supplemento di 23 euro,  che garantiva la visione all’aperto o, in caso di cattivo tempo, nel vicino auditorio. Per tutta la giornata il tempo è stato inclemente, anche durante la visita alla vivina città di Lindau. Giunti a Bregenz, e per tutta la cena in un ristorante a 200 metri dal palcoscenico sul lago, ci ha tormentato la pioggia, trasformatasi con il passare del tempo in acquazzoni fragorosi. Terminata la cena (essendoci trattenuti ulteriormente per una decina di minuti per evitare di bagnarci troppo per la pioggia torrenziale) ci siamo trasferiti al vicino auditorio, in tempo per sentire dall’altopalante (prima in tedesco, poi in inglese), che lo spettacolo si sarebbe svolto all’aperto, con il consiglio di munirci (a pagamento) di cuscini e di impermeabili leggeri, perché durante lo spettacolo non si sarebbero potuti tenere aperti (correttamente) gli ombrelli. “Ma come”, ci siamo chiesti e abbiamo chiesto, “il nostro biglietto” (acquistato con un sovrapprezzo di 23 euro) “garantisce di assistere allo spettacolo nell’auditorio: perché lo spettacolo si svolge all’aperto?”. Ci è stato risposto che nell’auditorio lo spettacolo si svolge “in caso di cattivo tempo”. “Ma se sta piovendo?” abbiamo replicato, “troppo poco, per indurci a far svolgere lo spettacolo in sala!!”,  la lapidaria ultimativa sentenza.

Per la rabbia e la preoccupazione di prendere un malanno, 23 di noi hanno raggiunto l’albergo, 10 coraggiosi “giovani” (si fa per dire!), munitisi di leggere mantelline lunghe fino ai piedi (acquistate al prezzo di 1 euro), hanno affrontato il mal tempo (i cuscini  – da 5 euro – si erano nel frattempo esauriti e i sedili – rimasti sotto la pioggia dalle ore 13.00 alle 21.00 – sono stati asciugati con due fogli di carta cortesemente offerti dall’organizzazione!! Ci hanno raccontato che – magnifico spettacolo a parte – la pioggia è caduta fino a ¼ d’ora dal termine,  come durante la cena,   a volte debolmente, altre volte furiosamente, al punto da infradiciarli.

Perché ho deciso di scrivere una lettera che a molti apparirà noiosa? Per una ragione semplicissima: se il comportamento assunto dall’organizzazione del Festival di Bregenz mercoledì sera  (frequentato assiduamente da chi scrive in passato, fortunatamente sempre in giornate di bel tempo, spesso afose, e fonte di prezioso arricchimento culturale) fosse stata presa da un teatro italiano, li immaginate i commenti dei giornali e dei telegiornali d’oltralpe? “I soliti italiani si fanno pagare un supplemento di biglietto per garantire lo spettacolo in teatro e poi, in una serata di pioggia, fanno iniziare lo spettacolo all’aperto nonostante piovesse dalle 13 del pomeriggio! I soliti inaffidabili  imbroglioni italiani”.

Bene, ciò che è successo oltralpe non comporterà alcun rimborso, perché se lo spettacolo inizia (non importa se sta piovendo) il rimborso non è previsto, ci ha comunicato l’agenzia organizzatrice del viaggio che ha contattato in mattinata la biglietteria del Festival. “Neppure il supplemento pagato per assistere allo spettacolo nell’auditorio?” “Neppure quello: queste sono le regole” è stato il lapidario verdetto.

In conclusione, vorremmo che da “oltralpe” la smettessero di impartirci prediche su come devono comportarsi gli “inaffidabili,  imbroglioni italiani”, perché forse dovrebbero impegnarsi seriamente a chiedersi se in casa propria essi sono proprio così integerrimi come amano far credere. Sommessamente diciamo loro: in Italia il comportamento del Festival di Bregenz di mercoledì 30 luglio è denominato “frode”; non sappiamo, né ci interessa sapere, quale sia l’altisonante vocabolo che utilizzate per attestare la specchiata onestà dell’organizzazione del Festival di Bregenz, ma vi preghiamo “pensate e meditate sui fatti vostri e smettetala di affermare che imbroglioni sono solo gli italiani!!! .

                                                          Luciano Brogonzoli

                                  Presidente “amici della musica” di Verbania      

Rosi era tra i malcapitati, aveva partecipato anche se si muove con difficoltà a causa della caduta davanti al Pantheon. Siamo una generazione piuttosto tenace.

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