Si esce

Scrivevo sul post del 22 agosto
Tutte rose e fiori
La botta in testa non mi ha addolcito, non vedo solo rose e fiori, anzi questa esperienza mi rende più severo. Sopporto di meno coloro che offendono i dipendenti pubblici rappresentandoli come incompetenti e nullafacenti, come un peso e non una risorsa. Detesto i cani rabbiosi che ringhiano contro tutti i politici, contro lo stato nazionale dall’alto dei loro sgabelli o poltrone televisive, detesto l’intrattenimento televisivo che spettacolarizza la catastrofe annunziata, detesto gli amministratori pubblici che rubano o sperperano il denaro pubblico, detesto i politici indegni, i Lusi, i Renzo Bossi, le Minetti, i panzoni razzisti che ci rappresentano al parlamento Europeo, detesto il leghismo, vero cancro moderno di una società di vecchi ricchi in declino. Non ti amo Di Pietro che hai fatto mercimonio dei Valori per costruirti un partito personale, che attacchi Napolitano pur di prendere qualche voto dai grillini, non ti amo Camusso che non hai accolto l’appello di Napolitano, che hai annullato i possibili effetti positivi del provvedimento sul lavoro allungando i tempi per affermare il potere di interdizione della tua organizzazione a scapito degli interessi nazionali e hai perturbato per mesi i contratti di lavoro dei giovani, non ti amo Grillo che dall’alto del tuo successo economico ti puoi permettere di puntare su un disastro rigeneratore, attirando migliaia di gonzi sedotti dal piffero della democrazia virtuale della rete, non ti amo Berlusconi che non ti rassegni a invecchiare e non accetti che qualcun altro più giovane possa interpretare validamente le istanze della destra, non vi amo cari concittadini italiani che speculate contro il vostro paese portando i soldi all’estero. La TAC di venerdì 24 potrebbe dimostrare che queste idee sono il frutto del trauma subìto.

La Tac del 24 ha certificato che in testa tutto è a posto e che quindi oggi potrò uscire dal nosocomio e tornare alla vita quasi normale.

3 thoughts on “Si esce

  1. chi, come me, ama nutrire mente e cuore con storie di vita, anche -seppur non solo- per arricchire la sua sensibilità professionale, apprezza un resoconto come questo, che dice molto, al di là delle avventure che descrive e delle emozioni che queste suscitano.

    Quasi a caldo, Raimondo ci partecipa di come una di quelle belle passeggiate estive con sua moglie lucilla che sembravano incarnare la serenità, la luce e la gioia della natura …invece… stava per trasformarsi nella più disperante tragedia . Ci rappresenta come, proprio quelle istituzioni che a volte tanto vituperiamo, abbiano saputo con la loro “sapienza” a noi spesso invisibile e muta, invertire di nuovo una rotta che poteva diventare funesta.

    Sullo spirito critico e battagliero di Raimondo posso fornire le più convincenti testimonianze, eppure questa volta lui intitola “Viva questa Italia” il suo reportage. Il suo dettagliato resoconto delle operazioni che lo hanno salvato, ha il sapore di un buonismo da miracolato,? Direi proprio di no, direi davvero ci può portare dentro a riflessioni profonde …

    credo veramente che Raimondo abbia fatto un’operazione meritoria a cimentarsi ancora dolorante e stordito con questa diretta…

    ci rendiamo conto di quanta competenza, quanto impegno e organizzazione silenziosi la nostra società ha saputo predisporre per tutelare dietro le quinte i nostri gesti quotidiani, combinando tecnologia, coordinamento e umanità, in qualche cosa che molto spesso riesce a diventare una preziosa magia al momento giusto?
    E la “nostra società”, quella che in questa occasione ha saputo offrirci gesti così magistralmente orchestrati è proprio questa italiana, che ci appare spesso così sgangherata e incapace….

    ma il sapore forte dell’ alchimia di emergenza, dolore, paura e speranza che traspare dalla narrazione di Raimondo ci può indurre anche altre considerazioni interessanti….Per esempio: che cos”è, nella sua ambiguità, questa “tecnologia” che tanto ci sembra aver corrotto la purezza della nostra genuinità con l’artificialità dei suoi strumenti …? Quante volte ognuno di noi degli “anta” sarebbe già scomparso dalla faccia della terra, se non ci fosse?

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