Scommessa persa

Ieri avevo fatto una scommessa, avevo puntato sull’intelligenza di Renzi ma ho verificato che la sua smisurata ambizione l’ha portato a scegliere come unico sentiero quello meno battuto senza sapere bene dove porterà, senza conoscerne i pericoli e i trabocchetti.

Un boy scout in gita per i boschi della Toscana può giocare a fare il coraggioso ma uno statista deve avere prudenza e discernimento se intraprende una nuova avventura e se vuol portare il suo popolo fuori dal pantano del guado del Mar Rosso. Peraltro anche nei boschi della Toscana è meglio essere prudenti.

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Avevamo lasciato i nostri due eroi, Mattia il gradasso e Henry poco prima della singolar tenzone con Henry arroccato su un’altura in posizione wellingtoniana e Mattia in campo aperto più in basso. Mattia manda propri cavalieri a contrattare la resa di Henry ma quello non cede e dice di voler resistere. Il duello è previsto per l’ora terza dopo il mezzodì ma poco prima dell’ora fatidica Henry manda a dire che non si presenterà per evitare un inutile spargimento di sangue, si atterrà alle decisioni dell’assemblea della fazione dei DEM a cui anche lui appartiene. Il campo di battaglia è silenzioso e gli spettatori in attesa del duello sono delusi. Mattia legge un proclama che dichiara Henry decaduto dalla sua funzione di comandante dell’esercito della cittadella e chiede il consenso dei convenuti. Dopo alcune espressioni di pubblico apprezzamento, alcuni si inginocchiano, altri baciano l’armatura, alcuni si allontano dalla spianata silenziosamente, la folla quasi unanime incorona Mattia nuovo comandante dell’esercito e lo invia a ritirare le insegne dal re Giorgio.

Più o meno così è andata anche alla direzione del PD. Lettura di uno scarno documento, commento retorico con Renzi che parlando manipola fogli, foglietti, fogliettini, smartphone e che non riesce a tenere una postura adeguata oscillando tra il giovanotto Fonzie il giovane Benito che sbatte la mano sul tavole o si appoggia con il gomito sul leggio guardando di traverso. Dibattito ordinato e disciplinato, trionfo dell’ambiguità di chi qualche giorno prima spergiurava che Renzi non ambiva alla poltrona di primo ministro, di chi aveva cambiato casacca varie volte, di chi pensa di fare la storia con discorsi di circostanza contorti. Dibattito tra sordi, il segretario non si vede sullo schermo ma non replica, si vota e via di corsa, chi per il treno, chi per il dibattito televisivo, chi per l’intervista, chi per una cenetta in un buon ristorante romano.

Ho passato un pessimo pomeriggio perché tutto ciò mi è sembrato insensato quasi quanto le insensatezze dei grillini. Con questa maggioranza arrivare al ’18? per aver tempo per le riforme? come non risolveva tutto in poche settimane? questo parlamento diventa costituente? lui non eletto diventa padre costituente con la benedizione del pregiudicato? con quale programma? con le follie di quel giovane economista non convenzionale e poco accademico di cui non ricordo il nome? pensa davvero che potrà ottenere risultati che i cittadini potranno percepire nelle loro tasche e sulla loro tavola? Quale avventura funesta!! e Napolitano cosa farà, quanto reggeranno le sue arterie sottoposte allo stress del populismo saldato con i servizi segreti anglosassoni e le consorterie anti Europa? quando tirerà fuori la sua lettera di dimissioni già scritta? sarà donna Clio a decidere? perché ieri la consegna della legion d’onore francese a Prodi? perché Prodi concede una intervista televisiva volante? e le elezioni europee chi farà la campagna per il partito? che fa se il partito perde voti?

Ho trovato sulla rete una bellissima analisi con cui concordo e che suggerisco di leggere sulla fretta italiana.

Cito la parte sui ‘ragazzi del muretto’  che trovo perfetta.

Vengo infine allo stile ”ragazzi del muretto”. Sulle cui più patenti manifestazioni – irresponsabilità, leggerezza, senso di onnipotenza, personalismi e maleducazione – non merita neanche insistere. Vale la pena piuttosto di soffermarsi sull’ennesimo capolavoro politico-simbolico che il Pd è riuscito a realizzare ribaltando, anche su questo piano, il vantaggio del rinnovamento in cui si trovava rispetto al partito padronale di Berlusconi in un disastroso svantaggio, complice il coro mediatico affabulato dalla rottamazione di cui sopra, dalla loquace intraprendenza del sindaco di Firenze e dalle garanzie rivoluzionarie delle smart blu. Adesso però non dovrebbe sfuggire a nessuno quanto sia più rassicurante per il grande pubblico la transizione generazionale soft di cui Berlusconi si atteggia a garante rispetto allo spettacolo che la new generation del Pd sta offrendo di sé, superando di molti punti quella precedente già affollata di campioni nella specialità del fratricidio. C’è voluto del talento nel consegnare questo vantaggio al leader decadente e decaduto, amorale e illegale, cinico e gaudente del bunga-bunga. E non è solo un talento maschile. Siamo state tutte adolescenti e tutte sappiamo che sul muretto i ragazzi esagerano finché le ragazze non dicono basta. Ma sul muretto del centrosinistra italiano non ce n’è una sola a dirlo, tutte impegnate come sono o a fare diligentemente da coro o a contare meticolosamente di quante parolacce sono vittime.

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