Una smisurata ambizione

Torno a riflettere sull’ambizione che Renzi ha posto come suggello alla sua dichiarazione di sfiducia a Letta e di richiesta del suo posto. Renzi e i suoi sono animati, lo dicono loro, da una smisurata ambizione non solo e non tanto di migliorare le condizioni di vita dei cittadini ma di avere successo in una impresa impossibile dove altri avevano fallito.

Ieri ho riletto Platone e Plutarco sulla figura di Alcibiade, la mia amica Rosi mi rimprovera che il nostro non merita tale accostamento, se ne servisse uno sarebbe meglio la figura di Giuda, qualcuno ieri in televisione evocava Bruto.

Missione compiuta

Ieri sera ho visto un pezzo delle Invasioni barbariche con Mentana e la Serracchiani. Mentana era gongolante, allegro, stravaccato sulla sedia come se fosse il padrone, forniva tutte le spiegazioni ciniche e brutali  per una vicenda tortuosa e incomprensibile cercando le giustificazioni più opportune per renderla accettabile. Cari miei, è la politica! la menzogna è di casa, la morale non c’entra. Mentana  esibiva la soddisfazione di chi sa che l’operazione mediatica ha avuto successo. Missione compiuta! Il sempliciotto di Firenze, gradasso e spregiudicato, ha preso il sentiero giusto che lo porterà dritto dritto alle paludi senza ritorno, dietro a lui un popolo osannante che senza più pensare è certo che il nuovo Mosè saprà separare le acque per raggiungere la terra promessa. Serracchiani aveva l’aria della maestrina soddisfatta che annuiva sottoscrivendo le preziose analisi politicologiche del grande Mentana chiudendo il suo intervento così: ebbene sì faremo il botto, daremo la scossa a questo paese moribondo e faremo il miracolo. Non ha detto proprio così ma il tono era questo.

La prima curva pericolosa del percorso

Ma già a maggio il terribile miraggio orchestrato dai grandi mezzi di informazione svanirà e il gradasso ambizioso sperimenterà quanto può essere cocente perdere qualche punto in una competizione elettorale e le donnette osannanti, i voltagabbana cercheranno un altro idolo da seguire.

La graticola è pronta

Successivamente la Bignardi, che sembra sempre più schierata a favore del prossimo padrone del vapore, mostra una serie di spezzoni delle partecipazioni di Renzi alla sua trasmissione. Il montaggio è sapiente, volutamente ambiguo tra il celebrativo-oleografico e il montaggio costruito a sfottò per animare la festa dei matrimoni: vedi com’era 10 anni fa? con gli occhialetti, la cravatta, l’abito scuro … Caro mio, questi sono i mass media, ti preparano una vetrina ma non ti dicono che alla base è accesa una graticola!

La Bignardi dice poi che di Letta non aveva spezzoni, non era mai stato ospite.

Mezzi e fini

La mia riflessione sull’ambizione parte da qui. I due che si sono scontrati in questi giorni sono entrambi ambiziosi, altrimenti non sarebbero arrivati a quelle vette. Qual è la differenza? L’uno va insistentemente in televisione, comincia come piccolo imprenditore e passa alla politica assai presto, ha capito che il potere politico passa per l’immagine, capisce che chi comanda realmente sono coloro che decidono i palinsesti, sono coloro che forgiano le opinioni e i desideri della gente. Si butta nella mischia sapendo di rischiare il ridicolo o il dileggio ma ha la tenacia di insistere, di cambiare strategia se serve senza porsi problemi di coerenza. L’altro studia, si prepara serve ed impara, si pone al seguito di personaggi illustri, Andreatta, Prodi, impara e studia perché sa di dover meritare quegli avanzamenti che la sorte, le coincidenze riserveranno ai capaci e meritevoli come recita la nostra Costituzione.

Entrambi amano il successo per sé, per la propria famiglia, per gli altri, per la propria nazione, per il proprio partito, ma l’uno ritiene che il fine giustifica i mezzi mentre l’altro ritiene che i mezzi devono essere coerenti con il fine. I due si sono trovati a passare sulla stessa porta stretta e l’ambizioso senza remore che si fa sempre avanti ha stoppato l’ambizioso che vuole anche essere santo.

La mia esperienza

Superati i 65 anni ed essendo del tutto fuori da ogni agone pubblico, le sfide e le lotte diventato con l’età più intime, per me questo tema dell’ambizione e la conseguente lettura del dialogo di Platone hanno riacceso una riflessione che ho fatto molto spesso quando ero  docente e poi quando facevo il  Preside. Quando hai davanti a te una classe di adolescenti o di giovani e li guardi nelle loro singolarità ti interroghi sul loro futuro, cerchi di intuire quanto sono determinati nel perseguire il loro obiettivi, quanto saranno tenaci, se avranno o no successo nella vita. L’ambizione di un educatore è quella di riuscire a intuire e prevedere, magari di riuscire ad influire sull’ambizione dell’allievo. Quando da preside conoscevo un nuovo insegnante sempre mi chiedevo: ed ora questo qua che casini mi combina? si adatterà? porterà scompiglio? sarà una risorsa nuova preziosa? quanto tempo impiegherà per emergere e diventare un nuovo leader? Era rassicurante scoprire che il primissimo imprinting, le primissime impressioni superficiali erano fortemente predittive delle storie successive.

Sono lettiano

Assumendo questo schema piuttosto superficiale ma efficace, nella mia vita penso di essere stato un lettiano: sono stato educato all’idea che le cose vanno meritate e ho sempre ritenuto che altri fossero più capaci e meritevoli di me ma che per mia fortuna qualcuno mi ha chiamato ad avanzamenti di carriera, di posizione, spesso sono stato forzato ad accettare perché ero convinto che non sarei stato all’altezza. Sono stato educato anche alla mortificazione, a dover retrocedere dalla mia posizione magari a favore di un fesso che con altri metodi mi ha sopravanzato. Questo esercizio, tipico della educazione cattolica, mi ha liberato però dalle frustrazioni che immediatamente provavo, da quel sentimento subdolo che nasce quando il successo atteso su cui hai investito o per il quale hai venduto l’anima non arriva.

Ambizione e frustrazione

Renzi cita l’ambizione come tratto distintivo di un gruppo che vuole provocare un cambiamento radicale. Simmetricamente la frustrazione è forse il sentimento che meglio spiega in questo momento l’avvitamento in cui si sta ripiegando la società italiana. Il giovane che vorrebbe fare il matematico, che non ci riesce e vince il concorso pubblico per fare il dattilografo in un ufficio giudiziario potrebbe nutrire per tutta la vita un sentimento di frustrazione, di delusione che accende la sua rabbia, l’invidia, la rivolta, la ribellione … Sono convinto che molti cittadini siano attanagliati da un sentimento di delusione ma anche di frustrazione che taglia le ali dell’ambizione e del desiderio di raggiungere una meta. Sto pensando ai 5S.

L’ambizione in educazione

Una delle prime cose che lessi di Visalberghi riguardava proprio il problema della competizione a scuola, del ruolo della meritocrazia in educazione. Questa è una tematica politica, dobbiamo costruire una società di uguali? quanto valorizzare le differenze, è giusto premiare gli ambiziosi che non sanno aiutare i compagni più deboli, quanto conta l’emulazione, quanto costa la frustrazione? quali gli effetti di un voto messo a vanvera? Quando con Visalberghi si discuteva di queste cose, il grande esperimento del comunismo del secolo scorso andava in crisi, il capitalismo arrivista ed individualista sembrava trionfare. Ora che anche il capitalismo mostra le sue crepe e l’interesse e l’ambizione del singolo non è sufficiente a muovere lo sviluppo dell’umanità, quali sono i nuovi modelli?

Etica pubblica

La vicenda di questi giorni soprattutto i suoi commenti giornalistici riportano in primo piano il problema dell’onestà dei politici. Il fine giustifica i mezzi, tutti i mezzi? E’ tollerabile la menzogna? la bugia? In America il comportamento di Renzi sarebbe stato immediatamente sanzionato e censurato dal popolo perché un bugiardo non può occupare una responsabilità politica pubblica. Tutte le volte che Renzi dirà ‘state sereni’ agli italiani saremo assaliti dal dubbio e faremo gli opportuni scongiuri.

Per uscire dalla crisi grave e dal male oscuro in cui si trova la nostra società occorre una robusta dose di moralità, non di moralismo alla Di Pietro o alla Grillo, di moralità che richiede ai singoli comportamenti leali, coerenti, finalizzati, responsabili, giusti, pacifici, collaborativi, compassionevoli. Il male oscuro della Curia che ha costretto Benedetto a gettare la spugna è stato l’arrivismo, la ricerca del successo, del potere, della ricchezza di troppi prelati intenti ad amministrare il bene comune pensando troppo spesso al bene personale. Nella crisi del ’92, dopo il lavacro di Mani Pulite, pensammo di uscirne dando ad uno solo che aveva avuto successo e proprio perché aveva avuto successo, la gestione della cosa pubblica. Allentammo i cordoni della moralità amministrativa alle imprese credendo che così avrebbero investito di più qui in Italia e che avremmo condiviso i vantaggi, abbiamo così creato una economia parallela in nero inquinata dalla delinquenza organizzata …

Elettori traditi

C’è bisogno di una grande svolta, molti, non io, hanno scelto Renzi cadendo nella seduzione del cioccolatino renzino confezionato ad arte dai mass media. Molti di questi ora sono attoniti e arrabbiati, come lo siamo noi cuperliani che abbiamo visto sotto la squisita cultura del nostro leader il glaciale cinismo di chi ragiona sempre in termini di equilibri di potere.

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E’ paradossale, ma se è vera la mia analisi, se è vero che ci siamo avvitati in una spirale che dalla delusione ci ha portati alla frustrazione, alla sfiducia, alla rabbia, alla collera all’invidia impotente, riaccendere l’ambizione dei singoli e della comunità intorno ad obbiettivi condivisi e raggiungibili potrebbe essere l’inizio della soluzione del problema. Ma potrà funzionare solo se rinunceremo alla furbizia e alle scorciatoie, se avremo esempi di moralità vera e di coerenza sofferta. Come potrà Renzi rimediare ed espiare questo peccato originale commesso in questi giorni?

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