Il fronte delle pensioni

Nella cittadella assediata non si sa se i troppi fronti aperti dipendano dalla varietà dei nemici o sia il comandate dell’esercito, che ormai ambisce ad essere proclamato principe,  ad aprire ogni giorno un fronte nuovo. Non finisce una battaglia che ne inizia un’altra. Mattia il gradasso spende più tempo nelle bettole la sera a convincere il popolino che il suo esercito sta vincendo ogni dove di quanto ne spenda ad organizzare e fortificare le sue forze per difendere davvero la cittadella assediata dai creditori. Così un suo nuovo giovane luogotenente, nominato sul campo comandante della milizia specializzata a proteggere i vecchi che non possono più lavorare e gli indigenti, certo Boerus Tridentinus Bocconianus, sta aprendo un nuovo fronte, ingaggiando una nuova battaglia per contrastare una frangia di vecchi privilegiati che hanno dei titoli di credito che consentirebbe loro di vivere negli agi alla faccia del misero popolino che nella cittadella doveva stringere la cinghia.

Questi documenti antichi continuano a perseguitarmi. Torno alla cronaca di questi giorni.

Dopo la mancia preelettorale, visto che molte medicine sono state già adottate, le stesse della famosa lettera europea del 2011, diritti dei lavoratori, sistema politico-elettorale, scuola, giustizia, è ora di rimetter mano al capitolo pensioni, già riformato solo quattro anni fa dalla Fornero. Colpa, o merito, anche della alta corte che ha inserito nell’ingranaggio non un granello di sabbia ma un bel sasso, quello dell’annullamento del blocco delle rivalutazione monetaria delle pensioni  più alte.

In effetti la riforma Fornero, come anche tutte le altre precedenti riforme delle pensioni, aveva un carattere contingente, rispondeva soprattutto all’emergenza finanziaria ed ha i difetti della fretta con cui è stata redatta e della scarsa collaborazione degli attori coinvolti.

Sulle pensioni è da molto tempo che rifletto e quel che pensavo 20 anni fa non è cambiato molto.

Aggiungo due riflessioni al margine.

l’incertezza

In economia l’incertezza si paga, costa soldi sonanti. Costa avere un sistema previdenziale che ogni quattro anni viene riformato, come costa avere riforme continue della scuola, delle istituzioni fondamentali. Nessuna riforma viene portata a termine, i sistemi sviluppano anticorpi oppositivi, una resistenza al cambiamento che rende tutto sempre più sclerotico e quindi vecchio. Il riformismo palingenetico frettoloso fatto da chi ha respiro corto per dover vincere una singola battaglia porta solo guasti.

Le stesse forze politiche che approvarono la riforma Fornero ora la disconoscono con toni accesi e violenti, pseudo rivoluzionari. Cosa deve pensare un vecchio che vede traballare l’importo della sua pensione, cosa deve fare un giovane che sperimenta che ciò che viene promesso ora viene contraddetto e modificato dopo tre anni? Ho fatto molta fatica a convincere un giovane  a riscattare il periodo universitario, due giorni fa in macchina mi dice, sai per ora 300 euro al mese di contributi in più me li posso permettere ma ha senso bloccare 30.000 euro (tanto serve a riscattare un corso universitario di 5 anni) in un sistema che non sappiamo come funzionerà in futuro? La mia risposta è stata che il futuro non si conosce e che di fronte alle avversità conviene stare attruppati piuttosto che sparpagliarsi e agire  da soli.

Babele

Questo momento segnato dall’ignoranza, dall’uso disinvolto dei concetti, da regole mutevoli, da valori sbiaditi, facilita chi sui giochi di parole fonda il consenso ma rende impossibile costruire sistemi stabili ed efficienti dal punto di vista economico finanziario. E il sistema pensionistico è forse il principale sistema economico finanziario, più ancora delle grandi multinazionali, delle grandi banche, delle holding. Il capitalismo, quello che molti di noi si rappresentano come uno spirito inquieto e devastante che là costruisce e qua distrugge, sempre in cerca di un profitto più grande, in gran parte non è legato ai processi produttivi di ricchezza primaria (cibo, case, mobili, apparecchi, infrastrutture, automobili, treni, scuole, ospedali ….) ma ad un bene fondamentale che è la sicurezza economica per il futuro. Un capitalismo che è regolato dal vecchietto che entra spesso nel borsino della propria banca e acquista e vende titoli e buoni del tesoro. Insomma il nuovo interesse del grande capitalismo non è più il tè, l’acciaio, il petrolio, il mattone, l’acqua è la pensione di schiere di cittadini in tutto il mondo.

Perché lasciare questo business in mano agli stati, meglio privatizzare, disporre di nuovi mezzi finanziari da investire, amministrare, distribuire, spostare da un luogo all’altro della terra.

Così Camerun, il più coraggioso, liquida il sistema previdenziale inglese invitando i cinquantenni a recarsi agli sportelli per ritirare il loro gruzzolo da gestire al meglio privatamente per assicurarsi una serena vecchiaia, così il Corriere della Sera, riprendendo un’idea già ventilata ogni qualvolta il sistema mostrava delle crepe, propone di limitare la contribuzione allo stretto necessario per raggiungere il livello minimo per non essere del tutto poveri e propone di  lasciare il resto alla scelta al singolo, per investire in  assicurazioni private o per mangiarsi tutto hic et nunc alla faccia della vecchiaia che potrebbe non esserci.

Boeri lancia l’idea dell’età di pensionamento flessibile, un’idea del tutto condivisibile che però se fosse realmente equa, cioè se fosse finanziariamente equivalente uscire dal sistema prima o dopo l’età canonica con le stesse leggi attuariali applicate dal sistema assicurativo, sarebbero per l’INPS indifferente mentre sul piano sociale in un momento di depressione come l’attuale potrebbero avere vari effetti negativi.

l’ambizione negata

Il renzismo sul piano politico si connota come uno scatto d’orgoglio ambizioso di una intera generazione di giovani politici rampanti, guidati dall’ambizioso Renzi.

La proposta Boeri viene soprattutto incontro alle imprese che si vogliono liberare degli anziani meno aggiornati e flessibili, prospetta al lavoratore stanco e deluso la via d’uscita di una pensioncina più modesta in cambio di maggiore libertà e tanto riposto, in cambio dell’idea che il posto di lavoro si libera per il figlio…

La proposta Boeri nell’asetticità del calcolo attuariale (da verificare) costituisce un altro colpo all’ambizione dei singoli di produrre ed accumulare maggiore ricchezza per sé, per la propria famiglia per il proprio futuro, prospetta un abbassamento generale degli standard di vita, un minimo vitale per tutti, un grigio egualitarismo che si potrà contrastare solo affidando i propri risparmi al privato che finalmente potrà far macinare utili con la finanza.

Fossi diventato uno sporco liberale liberista!

2 risposte a "Il fronte delle pensioni"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.