Chi ci protegge?

Vorrei condividere una riflessione di queste giornate invase dal boato del terremoto che ha turbato la nostra tranquillità.  In fondo ci siamo abituati alle guerra alle porte, al terrorismo nelle nostre piazze, meglio se all’estero, ogni giorno alle centinaia di affogati nel Tirreno, siamo rassegnati alla delinquenza di tutti i giorni ma all’idea che la nostra casa, magari quella delle vacanze, ti possa cadere in testa e diventare una sepoltura ci tocca e provoca un senso di  precarietà angosciante.

Una precarietà che insidia la stessa fede dei credenti se bambini  innocenti sono travolti.

Non voglio affrontare la questione religiosa ma soltanto sviluppare una riflessione del tutto laica e politica.

Ci siamo inventati la protezione civile, un potente e costosa macchina che non può però eliminare il rischio della morte ma solo lenire le sofferenze che qualsiasi calamità naturale riserva ai sopravvissuti se l’interruttore della vita non si spegne subito per sempre. Siamo sempre ammirati e meravigliati per l’efficienza della protezione civile, per l’eroismo dei suoi addetti, per la ricchezza dei mezzi che in poco tempo può dispiegare. Forse questa meraviglia, gli encomi ammirati da parte di tutti derivano anche da in po’ di cattiva coscienza di tutti noi che, finita l’emergenza, vogliamo risparmiare sulle spese dello Stato, tenere bassi gli stipendi dei vigili del fuoco, evadere le tasse.

Quando la natura spietata si fa sentire, quando la paura e il dolore prevalgono ci sentiamo uniti e solidali ma un minuto dopo, a mente fredda e con la mano sul portafogli tornano i rancori, i risentimenti, le invidie, le differenze, i particolarismi.

Chi ci protegge? Lo Stato con le sue strutture e i suoi uomini, la regione, il comune, la comunità di appartenenza, l’associazione di appartenenza, l’assicurazione. Ma anche in questi giorni osserviamo lo sgretolamento dello Stato e della convivenza: la  solidarietà vuole essere firmata e certificata da canali giusti di cui abbiamo fiducia. Ogni dove parrocchie, associazioni sportive e culturali, partiti raccolgono offerte e beni per i terremotati in una gara a chi arriva primo e meglio al punto che i soccorritori sul posto chiedono di interrompere le raccolte di beni e di mettere mano al portafogli, se possibile. Il sospetto è che gli ‘altri’ non siano onesti e ci si fida solo dei propri affini, compagni di partito, colleghi e sodali di ogni tipo. Lo Stato, il governo non hanno il coraggio di gestire questa ondata di generosità imponendo una nuova tassa di scopo, un nuovo piccolo tributo che garantisca in una decina di anni una ricostruzione dignitosa. Come al solito preferisce aumentare il debito pubblico invocando la flessibilità del patto di stabilità europeo.

La gente non sa e non capisce e beve queste affermazioni come acqua fresca che alimenta però solo il risentimento verso Bruxelles e l’Europa. Sotto sotto il cittadino medio pensa: ‘Ecco, non solo l’Europa non ci protegge ma ostacola pure la ricostruzione impedendo quella flessibilità che può curare tutti i mali’. Mattia il gradasso poche settimane fa giurava davanti alla tomba di Spinelli ed ora non rinuncia a mettere in cattiva luce l’Europa che non è abbastanza onnipotente da fare da ombrello per ogni problema che la realtà ci presenta quotidianamente. Ma questo meccanismo a cascata si applica allo Stato nazionale, inefficiente, corrotto, incapace, alla regione, inefficiente, corrotta, incapace, al comune , idem.

La convergenza solidale, il ‘riuniamoci a coorte’ sono durate lo spazio di una giornata, subito dopo l’analisi dei mass media, la voce degli esperti, le interviste dei magistrati, gli slogan dei politici abbronzati hanno sfruttato i cumuli di macerie per dimostrare la propria teoria o difendere il proprio interesse economico o elettorale.

In questo tragico frangente tocchiamo con mano le differenze che ci sono tra noi: c’è chi sogna uno stato onnipotente che risolve tutti i problemi, elimina tutti i rischi, guarisce tutte le ferite, garantisce una protezione completa, c’è chi non si fida e spera solo nelle proprie forze e in quelle della propria famiglia e o della propria corporazione. Al fondo: statalisti contro liberisti, sinistra contro destra. Tutti condividiamo l’idea che nella difficoltà è meglio stare uniti ma la diffidenza e la delusione sono troppo diffuse e radicate perché la coesione si possa consolidare intorno ad uno Stato più forte ed autorevole: politici ed amministratori danno di sé un’immagine troppo negativa perché la gente possa dare nuovo credito e si senta rassicurata e protetta.

Ma tu Bolletta da che parte stai? sei tra i lagnosi lividi che nelle macerie vedono solo estremi per un procedimento giudiziario e sognano un mondo perfetto in cui nessuno ruba, tutti eseguono lavori a regola d’arte, i tecnici danno pareri disinteressati, le burocrazie sono fedeli? sei uno statalista centralista o sei un liberista che lascia al mercato il compito di regolare anche tragedie come quella attuale?

Confesso, pago volentieri le tasse e mi sento molto protetto da questo Stato come raccontavo nella storia del mio salvataggio in montagna, ma diffido molto dei progetti megalitici e salvifici che ‘finalmente’ risolvono problemi troppo complessi ed imprevedibili. Di queste ore il lancio del nuovo megaprogetto renziano per una Italia tutta sicura, scuole, ospedali, case, porti, strade, ponti tutto a prova di terremoti. Anni di lavoro, miliardi di investimenti, nuove burocrazie per il controllo e la certificazione, nuove autority.  Un altro flop come le leggi sulla sicurezza. Nuovi vincoli e rigidità che deprimeranno un mercato già asfittico.

Forse esaminerei tre possibilità concrete:

  1. una forma assicurativa obbligatoria che copra il rischio della ricostruzione o della riparazione, non il valore delle vite, con polizze che terrebbero conto dello stato effettivo del bene assicurato,
  2. una certificazione tecnica sul livello di sicurezza rispetto al rischio sismico da produrre in tutti i casi di passaggio di proprietà dei beni.

Ovviamente beni non manutenuti o troppo danneggiati o troppo vecchi avrebbero dei costi assicurativi o dei deprezzamenti tali che il proprietario potrebbe decidere di abbatterli. Sì, perché forse è anche ora di demolire costruzioni che provengono da un passato povero e precario. Come incentivo si potrebbe rendere cedibile la volumetria degli immobili abbattuti perché del tutto inagibili.

Insomma forse sono un liberista, ciascuno impari a proteggersi da solo, No! sono per il recupero della responsabilità individuale e personale per cui ciascuno risponde delle proprie scelte senza delegarle a un pezzo di carta o a un tecnico compiacente o incapace.

Scusate ma a me piace a volte fantasticare.

Il referendum si avvicina.

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