Estate 2016 la precarietà

Da una ventina di giorni non scrivo nulla su questo blog, racconti e riflessioni di un anziano in pensione. Ho continuato a seguire i social a tenermi informato ma con il disagio di chi vede prevalere l’irrazionalità, l’aggressività, l’ignoranza saccente. Mi sono chiesto spesso se anch’io involontariamente non contribuisca ad alimentare la chiacchiera assordante che ci sovrasta.

Riprendo il racconto dalla fine delle nostre vacanze. La sera prima della partenza per Roma, negli ultimi notiziari vediamo una Roma assalita dagli incendi, nella mattinata si era saputo di quello della Magliana ma in serata ne era scoppiato uno vicino a casa nostra, proprio in quella pineta Sacchetti in cui mi recavo sistematicamente a passeggiare fino alla rapina a mano armata che ho subito recentemente. Facile immaginare la natura dolosa di incendi simultanei in punti diversi e lontani, contrattura allo stomaco nel pensare che la Raggi debba fronteggiare e amministrare un città così devastata in cui forze occulte hanno la sfrontatezza di appiccare incendi vicino alle case.

La mattina dopo, da FB, apprendo che alle tre di notte un forte terremoto aveva interessato il centro Italia. Noi non avevamo sentito nulla ma un senso di precarietà mi ha assalito. Come se fosse calato una sipario buio e minaccioso su una vacanza felice e luminosa. Eravamo in un paese dell’alta Toscana non  immune dai terremoti, in un palazzo antico di centinaia di anni. Alla partenza mentre caricavamo i bagagli, la negoziante della piazzetta salutandoci ci dice: allora scappate anche voi. Quasi che quella fosse la prima reazione alla precarietà diffusa dalla notizia del terremoto.

La vacanza era stata felice e luminosa per molti motivi uno dei quali era proprio legato alla nostra casa: avevamo festeggiato la conclusione di lavori che avevano impegnato da quattro anni la mia famiglia e e quelle dei parenti di Lucilla, quattro anni fa erano iniziati con il rifacimento di parte del tetto e proseguiti con vari interventi migliorativi. Il pranzo di Ferragosto,  servito nel piano più alto della casa a 15 persone era stato un collaudo empirico non solo della resistenza del fabbricato ma della saldezza dei rapporti all’interno della famiglia.

Tornato a Roma sono stato sommerso dal diluvio di parole dei nostri commentatori televisivi, gli occhi si sono spesso inumiditi nel constatare il valore del nostro popolo, lo sconforto e la precarietà sono lentamente scomparsi cancellati dalle storie dei tanti che stanno soffrendo veramente e che stanno reagendo con orgoglio e dignità.

Ma quattro anni di ristrutturazioni edilizie mi hanno reso sensibile ed ‘esperto’ per cui oltre alle storie degli uomini, ho spesso osservato attentamente le storie delle cose, le macerie, la forma della case sventrate, i calcinacci e i tondini di ferro. Con un certo orgoglio ho pensato che avevamo fatto bene a sostituire quasi tutti gli architravi con architravi nuovi, che avevano fatto benissimo a fare la cerchiatura di un soffitto a volta che presentava delle crepe.

Ma dopo la rassicurazione che proveniva dall’esperienza di questi ultimi anni, è cresciuta la rabbia per la quantità di chiacchieroni che si presentano in televisione o sui social con la soluzione in tasca per un problema irrisolubile: la sicurezza totale non esiste perché in una casa a prova di terremoto si può sempre scivolare battendo la testa.

Esattamente 4 anni fa, il 26 agosto del 2012, a commento della mia disavventura in montagna così scrivevo

Tornato a casa

Riprendo da un commento di Giovanna Barzanò una domanda che richiede qualche ulteriore approfondimento.

ci rendiamo conto di quanta competenza, quanto impegno e organizzazione silenziosi la nostra società ha saputo predisporre per tutelare dietro le quinte i nostri gesti quotidiani, combinando tecnologia, coordinamento e umanità, in qualche cosa che molto spesso riesce a diventare una preziosa magia al momento giusto?
E la “nostra società”, quella che in questa occasione ha saputo offrirci gesti così magistralmente orchestrati è proprio questa italiana, che ci appare spesso così sgangherata e incapace….

ma il sapore forte dell’alchimia di emergenza, dolore, paura e speranza che traspare dalla narrazione di Raimondo ci può indurre anche altre considerazioni interessanti….Per esempio: che cos’è, nella sua ambiguità, questa “tecnologia” che tanto ci sembra aver corrotto la purezza della nostra genuinità con l’artificialità dei suoi strumenti …? Quante volte ognuno di noi degli “anta” sarebbe già scomparso dalla faccia della terra, se non ci fosse?

Penso che non ci rendiamo conto del valore di ciò che questa organizzazione sociale, questa democrazia, le nostre istituzioni assicurano al singolo cittadino che ha bisogno di aiuto. A volte perché non siamo informati o non abbiamo la cultura sufficiente a capire, più spesso perché ci siamo abituati a certi standard fin dalla nascita, quasi sempre perché riteniamo sia un diritto acquisito. Uno degli effetti di questo ventennio berlusconiano è una scissione tra i diritti degli individui, il cosiddetto popolo, e i doveri che derivano dall’appartenenza a una comunità. I servizi sono dovuti senza considerarne il costo, senza apprezzarne il valore.

Sulla tecnologia, sono tra coloro che ne sono innamorati e in questa circostanza il mio entusiasmo è stato rinforzato. L’elicottero, la Tac, gli ecografi, i computer e la rete, le tante strumentazioni di misura e diagnosi distribuite nei mille antri di una vera città della scienza qual è il Careggi, sono altrettante espressioni di una realtà potenziata che costituisce il risultato di un mirabile progresso scientifico e tecnologico. Quei pezzi di ferro, silicio, composti chimici, circuiti, programmi, memorie uniti alla competenza delle persone che li usavano costituiscono dei sistemi ‘viventi’ artificiali nei quali il malato è efficacemente inserito. Ma la deriva irrazionale che sta imperversando nella nostra società non solo nega i risultati la ricerca scientifica, dall’allunaggio ai problemi del clima negati a lungo contro ogni evidenza, ma anche la nuova realtà del mondo tecnologizzato con una reazione nostalgica per un mondo puro e genuino (come dice Giovanna) magari intriso di magia e superstizione.

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2 thoughts on “Estate 2016 la precarietà

  1. beato te che hai ristrutturato gia` la casa; io sono soltanto all’inizio, anche se c’e` voluto piu` di un anno soltanto per sbrigare le pratiche, e non ti dico i patemi d’animo.

    una parte deve essere demolita e rifatta, ma da ieri i lavori sono momentaneamente sospesi dopo che e` bastato levare il vecchio tetto per vederla riempirsi di crepe pericolose.

    e siamo in zona sismica anche qui, dopo il sesto grado di 12 anni fa, passato con danni, ma senza vittime…

    anche io sto guardando al terremoto con occhi critici che si considerano un poco esprti per questa esperienza in corso…

    e arrivo a considerazioni in parte simili, in parte diverse dalle tue, ma credo che dipenda anche dal carattere.

    ultima nota: perche` ti definisci anziano? a quanto sento devi essere un pochino piu` giovane di me.

    ho appena ricevuto l’invito del Comune alla festa dell’anziano, e mi sono detto: che diamine!

    non mettertici anche tu! 🙂 🙂 🙂

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    • anziano? mio caro, si tratta di un tipico fish for compliments.
      A parte gli scherzi nel descrivere questo blog potrei qualificarmi solo come pensionato ma l’accezione corrente è quella di ‘privilegiato perditempo’, preferisco allora rivendicare la mia condizione di ‘anziano’ visto che ci sono in giro imbecilli che vogliono rottamare i padri con cui non vogliono confrontarsi e stupidi attempati che esorcizzano la morte facendo i giovinastri.

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