Paura

Da quasi un mese non scrivo nulla su questo blog, la gravità degli eventi che ci sovrastano è tale che queste chiacchiere appaiono superflue. Ma un dovere di cortesia nei confronti dei miei lettori mi obbliga a condividere un racconto e qualche riflessione in vista della prossima Pasqua.

Qualche giorno fa sono stato rapinato da due giovani mentre passeggiavo a Pineta Sacchetti, un percorso solitario che amo molto in cui in questi anni ho percorso chilometri respirando aria buona e pensando. I miei figli mi avevano messo in guardia sconsigliandomi di avventurarmi in zone sospette ma ero convinto che a me non potessero capitare le disavventure che capitano a tutti gli altri. In realtà, siccome non sono del tutto istupidito, ho gradualmente ridotto le mie scelte scegliendo percorsi che erano ben in vista rimanendo sulla cresta delle colline. Non avevo pensato che così facendo dei malintenzionati potevano scegliere la preda come meglio credevano osservandola da lontano.

Così mi sono trovato ad incrociare due giovanotti che stancamente passeggiavano ma che arrivatimi ai fianchi mi hanno strattonato afferrandomi per la camicia come se volessero strapparmi la catenina, che non avevo, e mi hanno piazzato davanti agli occhi un coltellaccio poco rassicurante. Istanti di paura e di smarrimento, la sensazione che la vita fosse in serio pericolo. Dove hai i soldi, dacceli. Eccoli, ma state calmi, ecco qua, ho solo questi, non hai altro? Intanto quello che mi era rimasto dietro frugava nelle mie tasche e gettava tutto a terra.  Quello del coltello ispezionava con cura il portafogli ed io ripetevo quasi come una giaculatoria, ragazzi questa è una cazzata, finirete male, lascia stare le carte di credito, non ci fate nulla e mi fate solo perdere tempo.

Così con un magro bottino di 30 euro se ne vanno indisturbati, la scena accade in mezzo a un prato, le persone più vicine stavano ad almeno trecento metri. Raccolgo stravolto le carte che avevano gettato a terra, le chiavi di casa e riprendo il mio cammino sul sentiero allontanandomi dalla parte opposta per tornare verso la pineta dove c’era più gente.

Mi sentivo stupido, inerme, un po’ coglione, dopo pochi passi mi rendo conto che avevano preso il telefonino e allora affretto il passo per tornare a casa per bloccarne l’accesso, ci sono troppi dati da proteggere. Ma mi rendo conto che era meglio una andatura lenta, dovevo essere bianco come un cencio, non potevo forzare il cuore dopo lo spavento che avevo subito. Incontro una ragazza con un cane e le raccomando di non andare in quella direzione perché da poco ero stato rapinato da due ragazzi. Nella mezz’ora di percorso verso casa tutto mi è apparso diverso, io mi sentivo diverso, mi sentivo leghista, capivo la Meloni, d’un colpo facevo parte di quella maggioranza silenziosa stufa della delinquenza desiderosa di ordine e disciplina, insomma mi sentivo un italico fascistoide.

Tornato a casa, metabolizzo un po’ di adrenalina accedendo alla rete per bloccare il telefonino, raccontando l’accaduto ai miei, raccontando il fatto al barbiere dal quale avevo appuntamento in vista della laurea di Francesco del giorno successivo.

Verso le tre e mezza vado al commissariato di PS  per sporgere denuncia, registrano i miei dati e mi fanno cenno di attendere in una saletta semideserta, c’è da attendere.

Non capisco il perché, ci sono solo due ragazzi prima di me ma non vengono chiamati, così attendo fino alle sei e mezza quando stavo per andarmene dai Carabinieri. Ma quella specie di detenzione preventiva a cui quella attesa mi sottoponeva mi scioglie ulteriormente gli effetti dell’adrenalina sia perché vedevo l’andirivieni di giovani poliziotti, chi alla fine del turno chi fresco per il turno serale, e pensavo che nonostante tutto nonostante le mille inefficienze delle quali siamo sempre più insofferenti siamo sempre un una situazione privilegiata, capisco che mi è andato molto bene che poteva essere una cosa tremendamente seria, che quei due giovani in cerca di oro e di denaro mi avevano lasciato la vera nunziale forse per distrazione forse per rispetto, chissà.

Nella mezz’ora di intervista con il poliziotto che raccoglieva la mia denuncia il mio racconto è diventato più dolce e tranquillo tanto che alla fine il poliziotto un cinquantino (come direbbe Montalbano) mi confida sorridendo, sa non capita mai che un rapinato a mano armata sia così sereno, quasi contento. Certo che lo sono, sono qui a raccontare la cosa e non in un stanza di un pronto soccorso o all’obitorio, mi ritengo molto fortunato, sono anche contento di aver reagito bene, di non avere avuto un infarto per la paura e poi domani sarà una bella festa …. 

Questa mia piccola disavventura è proprio nulla rispetto alle tragedie a cui stiamo impotenti assistendo, da quelle di una sorte incomprensibile che per uno stupido colpo di sonno stronca giovani vite piene di promesse e di futuro, a quelle di popoli diseredati che fuggono da guerre e carestie e che inseguendo un sogno  bussano alle nostre frontiere e alle nostre coscienze, fino a quella immane dell’irrazionalità demoniaca che sembra pervadere tutto e tutti, soprattutto noi ricchi occidentali. E poi la guerra nella nostra capitale europea …

Che c’entra tutto ciò con la festa della Pasqua? Forse nulla o forse molto. Come si può ricordare la liberazione dall’Egitto e la traversata del mar rosso senza ricordare i morti del mediterraneo, come sperare nella resurrezione se bramiamo la morte del nemico, come sperare nella rifioritura di nuove primavere se distruggiamo la natura?

Auguro a me stesso e tutti i miei lettori che il nostro cuore non si indurisca per troppa adrenalina, che ci conservi la capacità di camminare con speranza e fiducia perché la liberazione dalla  paura della morte è possibile.

E a volte per liberarci dall’adrenalina e dalla paura basta spegnere il televisore e smetterla di ascoltare i seminatori di odio e di rancore, e di stupidità.

Buona Pasqua.

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11 thoughts on “Paura

  1. Caro Raimondo leggo della tua disavventura appena arrivato da Reggio Emilia per festeggiare la Pasqua con mia madre ultranovantenne. La casa di mia madre è proprio davanti alla pineta (gruppo di palazzi dove c’è il ferramenta Europa) e conosco il percorso di cui parli perché anch’io quando vengo a trovare mia madre vado a fare una camminata da quelle parti. Vorrà dire che non ci andrò più. Che tristezza! Oppure la prossima volta ti chiamo e ci andiamo insieme. Di vecchiett is megl che uan!
    Un caro abbraccio
    P.S. Ch’hai la pellaccia dura…

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  2. Caro Raimondo, hai la mia solidarietà per la violenza che hai subito ed anche un pò di ammirazione per il tuo controllo in una situazione veramente difficile. Per me continua ad essere inaccettabile che,dopo una simile violenza, si debbano subire ore di attesa per fare una denuncia spesso in condizioni di solitudine se non di isolamento. Continuo a pensare che in questura come in ospedale l’accoglienza dovrebbe essere una priorità. Non penso che sia una questione di risorse ma di cultura.
    Ciao Adalberto

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    • Sono d’accordo, quella disattenzione dell’istituzione mi stava innervosendo, ovviamente nelle tre ore di attesa ho ripensato alla cura per l’accoglienza che avevamo cercato di assicurare nelle nostre scuole.

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  3. ciao Raimondo, mi chiedevo proprio come mai il tuo silenzio, anche se lo capisco, perche` incombe anche su di me.

    esperienze, anche io sono stato rapinato un paio di volte nella mia vita, e una nella tedeschissima Stoccarda.

    mi pare che hai reagito nel migliore dei modi e hai scritto un post molto bello, che si legge di corsa, rivivendo con te momento per momento.

    solo, non capisco bene un passaggio: quando scrivi che ti sentivi “stufo della delinquenza, desideroso di ordine e disciplina, insomma mi sentivo un italico fascistoide”.

    da sudtirolese di formazione e anche un poco anomalo, ti domando: perche` pensi che ci sia qualcosa di fascistoide nel pretendere il rispetto della legge, l’ordine e la disciplina?

    secondo te non sono compatibili con la liberta`?

    ma allora che cos’e` la liberta`?

    ti mando un abbraccio con l’augurio di Buona Pasqua, a te che sei credente.

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    • Anch’io amo l’ordine e la disciplina e considero un sacro dovere rispettare la legge ma nella reazione frustrata di chi cerca la vendetta violenta per un sopruso subìto vedo un atteggiamento fascistoide. E’ quello che provavo nel percorrere la strada che mi riportava a casa, ma pian piano sono tornato in me, non penso proprio di votare per Salvini o per la Meloni. Anche tu ultimamente scrivi meno o non mi arrivano le notifiche? Buone feste.

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      • scusa Raimondo, non mi e` arrivata la notifica di questa risposta, e adesso e` un po` tardi per ricambiare gli auguri.

        io scrivo sempre troppo, direi, considerando la fortissima riduzione dei lettori sui blog; e sempre mi dico che oggi e` il giorno giusto per smettere, ma poi rinvio: in fondo e` un vizio inoffensivo.

        da qualche mese scrivo su un nuovo blog, corpus15, perche` avevo esaurito lo spazio sul vecchio e non mi andava di pagare anche per continuare a lavorare gratis anche per wordpress, in fondo.

        ma mi pare che tu sia abbonato anche a quello…

        mi spiace, sinceramente, che tu stia uscendo o quasi in punta di piedi dal blog: e` vero che e` la scelta piu` saggia, ma sancisce anche che non abbiamo scelta.

        (mi sono riabbonato alla tua risposta, vediamo, nel caso, se mi arriva qualcosa).

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      • A volte non scrivo nulla per pigrizia oppure perché trovo che altri meglio di me hanno espresso quello che volevo dire, altre volte ci rinuncio perché non voglio istigare nessuno al pessimismo. Non penso di abbandonare questo luogo, mi aiuta a tenere in esercizio il mio cervello e il mio cuore, alla posturale ci vado tre volte a settimana e i libri non mancano … che volgiamo di più dalla vita? Ciao

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