Insignificanza

Le mie passeggiate senili ormai sono strutturate secondo un ritmo regolare. Non vado più a Pineta Sacchetti sia perché è sporca e degradata sia perché mi ricorda l’aggressione che subii più di un anno fa.

Preferisco Villa Pamphili, 40 minuti ad andare e 40 a tornare più una mezzoretta su una panchina a vedere la gente che corre e i cani, a pensare e spesso a leggere qualche pagina del libro di turno. Con questa meravigliosa ottobrata sembra d’essere in paradiso.

Qualche giorno fa mi è capitata questa pagina:

‘Avevo letto il primo capitolo di Dal Big Bang ai buchi neri quando papà era ancora vivo, e le scarpe mi erano diventate incredibilmente pesanti per come la vita è relativamente insignificante e, in confronto con l’universo e con il tempo, non importa nemmeno che io esista o no. Quella sera, mentre papà mi rimboccava le coperte e stavamo parlando del libro, gli avevo chiesto se non gli veniva in mente una soluzione a quel problema. « Quale problema? » « Il problema che siamo relativamente insignificanti.» Lui mi ha detto: «Mah… cosa succederebbe se un aereo ti lasciasse al centro del deserto del Sahara, e tu raccogliessi un singolo granello di sabbia con le pinzette e lo spostassi di un millimetro?» Ho risposto: «Probabilmente, morirei disidratato». E lui: «No, intendo solo in quel momento, quando sposti il granello. Cosa vorrebbe dire? » « Non lo so. Cosa? » Lui mi ha detto: « Pensaci ». Ci ho pensato. « Credo che avrei spostato un granello di sabbia.» « E questo significherebbe che…?» «Il fatto che ho spostato un granello di sabbia? » « Significherebbe che hai cambiato il Sahara. » « E allora?» «Allora? Allora, il Sahara è un grande deserto. Ed esiste da milioni di anni. E tu lo avresti cambiato! » «E vero! » ho detto, alzandomi a sedere. «Avrei cambiato il Sahara! » «E significherebbe che…?» mi ha chiesto ancora lui. «Cosa? Dimmelo tu.» «Be’, non sto parlando di dipingere la Gioconda o sconfiggere il cancro, ma solo di spostare di un millimetro quell’unico granello di sabbia.» «E allora?» «Se non l’avessi fatto, la storia dell’uomo sarebbe andata in un modo … » « Sì? » « Ma tu lo hai fatto, e dunque…? » Mi sono alzato in piedi sul letto, ho puntato le dita verso le finte stelle e ho gridato: « Ho cambiato il corso della storia dell’uomo!» «Proprio così.» «Ho cambiato l’universo!» «Esatto.» «Sono Dio!» «Sei ateo.» «Non esisto!» Mi sono ributtato sul letto, tra le sue braccia, e ci siamo scompisciati tutti e due.’

da Jonathan Safran Foer Molto forte incredibilmente vicino. Guanda ed.

Ho chiuso li libro e mi sono sentito più leggero, sarà stato l’effetto della camminata e del rilassamento successivo, sarà stato capire che l’insignificanza di cui noi anziani abbiamo gradualmente maggiore consapevolezza è una stupidaggine di cui liberarsi se ci sentiamo dentro all’universo della natura e degli umani.

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