Lo scorporo 2

Nessuno legge i miei post. Mi sembrava di aver detto una cosa originale ma nessun giornale l’ha citata, sembra che la questione non esista, che delusione!

Non ho letto molti articoli oggi ma nei commenti, anche i più analitici, non si considera l’effetto dell’assenza dello scorporo. Ciò che scrivevo ieri a proposito dei leader pentastellati, che non avrebbero capito che il rosatellum è per loro più conveniente del proporzionale puro, vale evidentemente per tutte le forze in campo.

Nel mio esempio, dalla tabella risulta evidente che il rosatellum penalizza le forze che da sole corrono con un consenso minore del 20% mentre basta arrivare al 35% ben distribuito sul territorio per raggiungere la maggioranza degli eletti in Parlamento.

In sostanza è stato trovato un modo per reintrodurre il premio di maggioranza che potrebbe essere concesso anche a chi arriva al 35 %, più di quanto accadeva con l’Italicum.

Ovviamente la magia dipende dal mix di candidature ben distribuite sul territorio per vincere nei collegi uninominali così da guadagnare posizioni anche nel proporzionale. La destra è favorita poiché la Lega assicura la vittoria nei collegi uninominali del nord mentre Forza Italia ha radici e collegamenti più forti con la destra del sud. Il PD potrebbe contendere i collegi del centro Italia scontrandosi però con i cinque stelle ormai ben radicati in alcune regioni del centro.

Se fosse vero quello che dicono i sondaggisti e che cioè i cinque stelle oscillano intorno al 30%, con un colpo di reni potrebbero arrivare a quella soglia che consentirebbe loro di ottenere più del 50% dei seggi finali e formare così il governo.

Se fosse vero tutto ciò, non si capirebbe la strategia di Renzi, perdente in partenza, si direbbe. A pensare male si potrebbe pensare che corre questo rischio, fa questa scommessa che favorirebbe nell’ordine la destra e i 5 stelle essendo sicuro che se nessuno riuscisse a superare il 50%, cosa abbastanza  probabile, Berlusconi lo possa compensare lasciandogli guidare un governo di coalizione da formare con una alleanza antigrillina.

Vesti stracciate

In questi giorni i toni dei commenti sono stati generalmente negativi, grave attentato alla democrazia! inaudita violenza regolamentare! grave scelta di politici corrotti preoccupati solo di conservare il proprio cadreghino!

Io per primo mi sono meravigliato di Gentiloni ed ero indignato, non capivo come poteva aver ceduto alla richiesta della fiducia quando aveva detto solennemente  di fronte al Parlamento che il governo ne sarebbe rimasto fuori.

Ho pensato che doveva aver subito una fortissima pressione, un ricatto oppure una promessa così allettante  da potersi esporre alla vergogna di non essere di parola. Un altro mito caduto, tutti i politici che mi piacciono prima o poi mi deludono.

Poi ieri sera ho ascoltato Bersani a Piazza Pulita e in particolare alcune battute di Mieli. Per carità, non amo affatto Mieli soprattutto da quando tira la volata ai grillini in modo così evidente. Ma devo ammettere che le sue analisi le sa fare, sono intelligenti e corredate da  una ricca prospettiva storica. A Bersani che si stracciava le vesti e che non trovava nulla di accettabile nel rosatellum, pacatamente Mieli ha contrapposto una considerazione: ma perché in quattro anni non l’avete fatta? perché non ne avete fatta una migliore? che cosa ve lo ha impedito, lei era della ditta fino a poche settima fa. E su  Gentiloni e Mattarella, che il conduttore voleva processare, Mieli en passant ha ricordato che ci aspetta la finanziaria e che non ci possiamo permettere più di perdere tempo. Se una larghissima maggioranza del Parlamento è d’accordo nel prendere una decisione, tutti gli strumenti regolamentari consentiti per decidere sono auspicati e perfettamente democratici. Così grosso modo Mieli.

In effetti mi sono lasciato convincere da Mieli: Mattarella ha rispettato scrupolosamente il suo ruolo, non può interferire sulle decisioni del parlamento se non esortare e pungolare, cosa che aveva fatto a più riprese. Non può bloccare leggi perché incostituzionali perché la competenza è dell’alta corte.

E Gentiloni? ha perso la faccia ma si è comportato da vero statista che antepone un interesse superiore al proprio destino personale: lui sa che il debito pubblico ci sovrasta minacciosamente, che la legge finanziaria va varata nei tempi e nei modi meno traumatici possibile, sa che ci sono due terremoti finanziari che potrebbero scatenarsi a livello globale e cioè

  • la fine anticipata del quantitative easing con il conseguente rientro delle banche centrali, americana ed europea, nella normalità e la conseguente vendita sul mercato dei titoli di debito pubblico incamerati  in questi anni per distribuere moneta sul menrcato e
  • la bolla dei bit coins che potrebbe scoppiare da un momento all’altro.

Insomma togliersi di torno la telenovela della legge elettorale fa solo che bene al sistema.

Naturalmente tre sono i refrain che si sentono in giro: le liste bloccate, il voto unico su una sola scheda. l’impossibilità di essere certi che le alleanze preelettorali tengano alla prova dei fatti.

Liste bloccate

Quanti elettori si informavano sui singoli candidati, quali criteri usavano per la loro scelta? Non eravamo contenti delle preferenze tanto le abbiamo abolite con un referendum. Ora la selezione dei parlamentari ci viene proposta dai partiti, preconfezionata dalle segreterie. Ma se la selezione è inaccettabile si vota un altro partito. Gli unici che prevedono delle selezioni dal basso con le parlamentarie sono i 5 stelle ma la modalità la conoscete? quali sono i criteri di qualità? parenti, amici, sodali  affollano quelle liste esattamente come accade negli altri partiti.

Ma la scelta del candidato di collegio, quello che rappresenta la coalizione che lo appoggia, quello che passa con un solo voto in più degli altri diventa strategica: deve essere una personalità nota o localmente o nazionalmente, non può essere uno sconosciuto e la selezione dei candidati che avverrà all’interno delle  coalizioni costringerà le segreterie a verificare in un contraddittorio i profili dei condidati.

Una sola scheda

Anche di questo ci si scandalizza soprattutto perché  il candidato uninominale trascina dietro di sé una accozzaglia eterogenea di forze politiche diverse. Ci si scandalizza del fatto che se si segna solo il nome del candidato uninominale senza indicare il partito quel voto viene ripartito in percentuale su tutte le forze della coalizione e questo sarebbe coartare la volontà dell’elettore. Non si ricorda però che è consentito indicare il proprio partito insieme al candidato di collegio o solo il proprio partito e allora il voto va interamente ad esso e al candidato della coalizione.

Vincolo di mandato

Tutti siamo scettici sulla tenuta di coalizioni che si costituiscono per vincere e che poi alla prima difficoltà si sciolgono con mille pretesti. Nelle ultime elezioni la  coalizione guidata da Bersani con Vendola e la sinistra  si sciolse subito per cui Bersani restò solo a gestire l’avventura del nuovo governo e fallì per l’indisponibilità dei grillini. Gli stessi  grillini hanno subìto un esodo spaventoso di propri parlamentari per cui che certezza hanno ora che se ottenessero la maggioranza resterebbero uniti e solidali, pensano di coartare l’attività dei parlamentari con contratti privati, con penalità economiche come è successo per la Raggi?

Pisapia dove va?

Con il rosatellum diventa  strategica  l’iniziativa di Pisapia. Non per nulla non mi sembra che abbia protestato come invece ha fatto Bersani.

Bersani e gli altri fuorisciti dal PD stanno immaginando una forza alternativa al PD che somiglia ad un nuovo partito, di fatto sono però spiazzati dal rosatellum proprio perché se non ci si avvicina al 20% la legge toglie rappresentanza come appare nella mia tabella . 

L’ipotesi di Pisapia è invece funzionale alla nuova struttura mista del rosatellum. Se non ho capito male, lui non cerca individui ma strutture, organizzazioni, associazioni presenti sul territorio che pur non militando nelle forze politiche tradizionali di sinistra ne possono condividere la politica. Se nella rilevazione sul campo, che immagino abbia fatto in queste mesi, ha individuato un elenco di nomi di personaggi che localmente  sono conosciuti perché sono attivi in associazioni molto visibili, ambientalismo, volontariato, cattolici, boy scout, associazioni di docenti, avrebbe una notevole forza contrattuale nella fase di predisposizione delle liste. Questi nomi sarebbero infatti capaci di fare la differenza nei collegi uninominali. E’ il modello che ha funzionato al comune di Milano con Pisapia e in molti altri comuni in cui il PD non figura come primo azionista ma supporto una indipendente di prestigio in grado di fare funzionare il comune.

Penso che, da questo momento, se il rosatellum sarà approvato anche da Senato, Pisapia e la sua rete saranno contesi da Renzi, da destra, e da Bersani, da sinistra. Ovviamente Pisapia avrà forza contrattuale se dispone di questa lista di forze e personaggi che potrebbero potenziare sia la formazione di Sinistra capeggiata da Bersani sia il PD in cerca di alleanza con la diaspora di sinistra moderata. Da  questo momento ogni personaggio eminente e localmente stimato sarà oggetto di corteggiamenti sfrenati da parte di tutte le forze politiche.

Colpo basso per cinque stelle

Ultima osservazione: il rosatellum rende superata anche la modalità prevista all’interno del M5S per la selezione dei candidati da mettere in lista.

Già nelle precedenti elezioni politiche ebbero problemi poiché il vincolo previsto dallo statuto di esclusione di coloro che non avevano finito il mandato aveva premiato coloro che nelle  elezioni regionali e comunali erano stati esclusi. Gli eletti erano i personaggi di seconda fila perché i ‘migliori’ erano già stati eletti e quindi non erano candidabili.

La scelta del candidato uninominale di collegio è strategica e non può essere lasciata alla roulette dei click del web. Se per un voto viene designata una cicciona o un pischello impresentabile succederà quello che è già successo, l’intervento dal sacro blog per bloccare. Sei anni di vita politica nelle istituzioni ha consolidato localmente gruppi interni, interessi, aspettative, personalismi per cui l’effervescenza dello stato nascente e l’entusiasmo dei neofiti sarà sostituito da lotte intestine e rancorose. Nel proporzionale una lista con più nomi sarebbe stata  meno conflittuale, il candidato uninominale crea una ‘aristocrazia’ interna difficilmente gestibile con gli strumenti sin qui previsti dalla democrazia diretta della rete.

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