Falsità lagnose

Sembra che il vittimismo sia il sentimento più diffuso e più condiviso. Chi ha capito meglio di tutti questa tendenza  è probabilmente il movimento cinque stelle il quale ad ogni piè sospinto segnala i torti che a suo parere subisce da parte del potere politico costituito.

In questi giorni la reazione alla legge elettorale detta rosatellum è improntata appunto alla lagna sistematica capeggiata dall’editorialista Mieli secondo il quale la legge impedirebbe al movimento cinque stelle di andare al governo.

Anzi ieri sera, durante la trasmissione 8:30 della Gruber, qualcuno ha affermato che proprio questa legge elettorale produrrà una tripartizione del parlamento che porterà ad  un accordo tra due forze contro una terza per formare un governo. Le due forze sarebbero quelle di Renzi e di Berlusconi mentre quella penalizzata sarebbe il movimento di Grillo.

Si tratta di due falsità che diventano gravi si sono veicolate da giornalisti noti e da rubriche televisive che pretendono di essere oggettive ed indipendenti.

Primo falso.

Il movimento cinque stelle, anche in base ai sondaggi diffusi da Mentana, oscilla da settimane intorno al 30% contendendo la prima posizione al PD. Mentana e la grande stampa ormai definiscono il movimento ‘il primo partito italiano’, intendendo implicitamente dire che con la maggioranza relativa si possa governare.

E’ ovvio che anche con un sistema proporzionale, anche con quel sistema che prendeva il nome di tedeschellum, Di Maio non poteva formare da solo nessun governo avendo solo il 30% dei seggi.

Come ho cercato di dimostrare nel mio precedente post anche con il Rosatellum il movimento cinque stelle prenderebbe grosso modo la stessa quantità di seggi del proporzionale. Quindi se rimane al 30% e se non accetta di allearsi con nessun altra forza presente in parlamento, il movimento cinque stelle ha deciso di non andare a palazzo Chigi. L’ha deciso lui, non il rosatellum.

In realtà la nuova legge consente di ottenere  la  maggioranza dei seggi anche con un 40% di consenso ben distribuito nei vari collegi uninominali.

Quindi la lagna per questo primo problema non è giustificata.

Secondo falso.

Il Rosatellum produrrebbe una tripartizione del parlamento che non consente a nessuna delle parti di fare da sola il governo. È esattamente quanto sarebbe successo con il proporzionale e rispecchia fedelmente la realtà del paese. Ma qui si confonde deliberatamente la causa con l’effetto.

La tendenza presente in molte società simili a quella italiana, in Spagna, in Inghilterra, nella stessa Germania e recentemente in Austria è quella di registrare la crescita di  un nuovo gruppo sociale che non si sente rappresentato dalle forze politiche tradizionali, destra e sinistra, ma che si pone in modo antitetico e a volte eversivo rispetto al sistema istituzionale e politico. Forze, che in passato erano residuali e non superavano gli sbarramenti delle soglie comunque previste anche nel proporzionale, raggiungono circa un terzo dell’elettorato votante e quindi la società è spaccata in quattro parti, gli astenuti, che non sono conteggiati, e tre contendenti abbastanza equivalenti tra loro.  Il rosatellum riproduce questa situazione, non possiamo dire che sia una cattiva legge per questo motivo.

Ovviamente la tentazione più diffusa per ottenere già nell’urna la governabilità è quella di percorrere la scorciatoia costituita da leggi elettorali maggioritarie come ad esempio sono quella francese e quella inglese. Il recente referendum costituzionale italiano che ha bocciato la riforma proposta dal governo Renzi ha di fatto sbarrato questa scorciatoia confermando l’impostazione della Costituzione vigente che prevede un classico regime parlamentare con un Parlamento eletto direttamente e un capo del governo e un governo non eletti direttamente dal popolo ma espressi dal parlamento stesso.

C’è in realtà una terza falsità che viene insistentemente diffusa.

Terzo falso.

Si sostiene che i cittadini non possono scegliere i loro rappresentanti perché non ci sono le preferenze.

La legge rosatellum esplicitamente premia le alleanze elettorali poiché il 36% dei seggi vengono assegnati in collegi uninominali in cui basta un voto in più degli altri per essere eletto. E’ ovvio che una forza al 15% che competesse da sola non può sperare di ottenere i  seggi uninominali e quindi otterrà solo il 15% della quota proporzionale cioè circa il 9% dei seggi effettivi. Chi, come il movimento 5 stelle, raggiunge il 30%, se sceglierà opportunamente buoni candidati nei collegi uninominali, avrà vita facile e potrebbe anche ambire se raggiunge il 35-40% di ottenere più del 50% dei seggi. (vedi il ragionamento sullo scorporo).

Quindi avremo probabilmente una scheda elettorale recante 3 o 4 candidati in cima ad un elenco più o meno lungo di liste collegate a ciascun nome. Ogni lista a sua volta proporrà da due a quattro nomi a seconda delle dimensioni del collegio plurinominale, che potrebbero essere eletti nel riparto dei voti proporzionali. Rispetto alle lunghe liste di candidati presenti fuori dai seggi che i vecchietti cercavano affannosamente di consultare senza gli occhiali per ritrovare il proprio candidato, avremo un gruppo ridotto di candidati presentati dal partito. Se non fossero di nostro gradimento possiamo scegliere un altro partito o addirittura un altro candidato uninominale.

La scelta dei singoli candidati non è mai stata possibile, è sempre avvenuta all’interno di liste predisposte dalle organizzazioni che li candidavano. Togliamoci dalla testa che si possa avere una scheda in cui liberamente possiamo scrivere ‘R. Bolletta’ perché è simpatico e tanto loquace.

segue

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