Civati

Bene, la frenesia di Mattia il gradasso ha rotto quegli equilibri che lo avevano portato a palazzo Chigi. Ha voluto segare con forza e buona lena il ramo, ma non si è accorto che c’era seduto sopra.

La frana è cominciata, il sassolino è quel Civati che abbiamo preso in giro perché un po’ troppo amletico, quel giovanotto di belle speranze che presume di rifondare la sinistra. Ieri sera dalla Gruber l’ho visto esile e debole, ho pensato che la sfida contro Golia è un po’ temeraria, che la sfida contro l’inerzia del corpaccione italico è solo velleitaria. Ma le argomentazioni erano forti, la postura sicura, il linguaggio diretto e informale anche contraddicendo due giornalisti belli tosti.

Caro Civati, auguri sinceri.

Cosa ti vorrei raccomandare se potessi parlarti? ripeto quanto scrivevo nei giorni scorsi:

Questo PD non è la medicina che ci serve, è metadone, come dice Letta, ma se vorremo uscire dalla droga del berlusconismo ventennale dovremo ricostruire seriamente la nostra identità, rappacificarci con la realtà, pagare qualche prezzo e accettare il dolore della vita.

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