Ignoranza

Poco fa la mia amica Rosi mi telefona piuttosto arrabbiata per come questa mattina ad Omnibus era stato trattato il tema della scuola, una giornalista (o una politica) era incappata in uno svarione che nessuno ha notato o corretto, segno che tutti gli interlocutori parlavano con supponenza di un argomento di cui avevano informazioni scarse, confuse o errate. Rassegnati cara Rosi l’ignoranza imperversa non solo tra i politici ma anche tra i cosiddetti esperti, tra i giornalisti. Comunque Omnibus non lo vedo, la mattina preferisco iniziare senza pessimizzarmi eccessivamente.

L’ignoranza, forse è la malattia dei nostri giorni. Approssimazione, non curanza, pressapochismo.

Potrei fare un lungo elenco.

Il caso degli esodati è esemplare. Si fa una legge, nessuno si preoccupa del caso di coloro che rimangono stritolati dal nuovo meccanismo, nessuno è in grado di valutare tempestivamente l’onere finanziario se si vuol porre rimedio perché nessuno sapeva quanti erano gli esodati … colpa del ministro tecnico esperta di diritto del lavoro, colpa dei sindacati che firmano gli accordi che prepensionavano a gogò prima della crisi, colpa dell’INPS che subisce passivamente i disposti di legge e che non tiene i conti degli oneri di lungo periodo? tutti ignoranti.

Nell’emergenza finanziaria del 2011 e durante il governo Monti si decide di sterilizzare la scala mobile delle pensioni alte. Alcuni eccepiscono dicendo che colpire in modo differenziato diritti individuali potrebbe essere incostituzionale, qualcuno intraprende il ricorso alla Consulta la quale non è rapidissima e nessuno tiene in conto la possibilità che la Consulta stessa possa dar ragione ai ricorrenti. Tranquilli, i giornali e le televisioni faranno campagne per delegittimare coloro che hanno pensioni d’oro intimidendo i giudici dicendo che anche loro hanno pensioni d’oro e chi quindi … In uno stato serio qualcuno avrebbe dovuto prevedere l’evento, avrebbe dovuto istruire un dossier magari segreto per conoscere anticipatamente i rischi per il bilancio dello Stato. Esce la sentenza, tutti i miei amici a festeggiare, ed escono le prime valutazioni 2 miliardi, 5 miliardi, no 10 forse 12. Intanto il Tesoro comunica che stanno studiando come fare … improvvisazione, pressappochismo, superficialità. Intanto la stampa festeggia, un nuovo argomento catastrofico di cui parlare per tener alto l’audience. I 5 stelle sempre più gongolanti a vedere che la catastrofe forse si avvicina e loro con la faccia per bene del presidente Di Maio continuano con la litanie del reddito di cittadinanza. Detto per inciso, il problema è semplice, semplicissimo per non incorrere nelle sentenze della Consulta, trattare tutti allo stesso modo. Servono soldi? rivediamo le aliquote alte colpendo i redditi alti, magari riduciamo le aliquote per i redditi minimi. Per quanto mi riguarda la norma abrogata in quattro anni mi ha tolto circa 3 anni di anzianità (ricordo che ogni anno di contribuzione valeva con il vecchio sistema il 2% della media dei redditi degli ultimi 10 anni) quindi avendo versato contributi per 44 anni, di cui 4 persi per il vecchio sistema della riforma Prodi, mi ritrovo con pensione equivalente ad una anzianità di 37 anni. A me va benissimo che quanto mi restituiscono di adeguamenti non concessi sia riassorbito da tasse più alte, mi va benissimo condividere i sacrifici con tutti coloro che guadagnano come me, professionisti, dipendenti, pensionati, imprenditori, siamo tutti uguali. Ma vedrete, chissà quali marchingegni inventeranno pur di non toccare le aliquote alte, un caro dono che Berlusca fece al popolo quando vinse le elezioni.

Altro esempio di superficialità ed ignoranza è la riforma della scuola, ce lo siamo detto in tanti modi. Ma voglio sottolineare nuovamente la questione dei precari. La sentenza della corte europea uscì quando ancora lavoravo, tutti capimmo che sarebbe stato un problema esplosivo di difficile soluzione, il problema fu nascosto sotto il tappeto in attesa che un nuovo ministro e un nuovo governo lo scoprisse. Intanto si accavallavano iniziative per contenere la spesa, razionalizzazioni, aumento del numero degli alunni per classe, riduzione del personale, riduzione del turn over.

Il problema del lavoro era ed è la mina vagante a livello sociale, la battuta che bruciò politicamente Bersani durante le recenti elezioni fu il pressappochismo con cui liquidò il problema dicendo: va bene, poi c’è da sistemare i precari, vedremo … una generica promessa senza un impegno e una valutazione economica, un modalità che dovrebbe contraddistinguere l’agire di uno che si candida a presiedere un governo. Per vie traverse alla fine Renzi è andato a palazzo Chigi ma anche lui ha lo stesso vizietto, va, annuncia, promette, batte i pugni, entusiasma, illustra ma al massimo ha delle slides, mai che andasse in giro con un dossier da 100 pagine, così la proposta di eliminazione del precariato diventa un papocchio dai contorni incerti, come quello degli esodati, il numero degli interessati è sconosciuto (naturalmente quando quantificano numericamente hanno la spudoratezza di usare numeri approssimati all’unità, 100.001 tanto per dire) è certo che non si ha idea chiara di come sarà organizzato il loro lavoro, dove andranno, è certo che alcuni aventi diritto secondo la sentenza sono esclusi e quindi migliaia di ricorsi fioccheranno. Ma tutti lì a discutere sul Preside che sceglie fior da fiore senza dire la benché minima cosa sul come una operazione che costa miliardi sarà realmente gestita. Naturalmente le burocrazie, umiliate e vilipese dal giovane gradasso, se ne stanno zitte e buone, attendono sulla riva del fiume per vedere l’ennesimo cadavere scorrere sulla corrente placida della storia. E il cadavere potrebbe non essere quello di Mattia il gradasso.

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