Allora sono di destra?

Ieri sera, ascoltando i risultati del referendum greco, vedendo le scene di giubilo e le bandiere sventolare come se avessero vinto una guerra, udendo i commenti dei cosiddetti esperti che ora hanno la spiegazione giusta per condire il pasticcio greco, osservando la sinistra italiana dispersa gongolante alla fine delle trasferte turistiche per portare solidarietà al popolo greco, ho perso le staffe alzando la voce al punto che Lucilla mi ha intimato di chiudere la TV.

E questa mattina, leggendo i soliti commenti di FB della cerchia dei miei amici, mi chiedo se veramente sono uno di sinistra o piuttosto un conservatore i destra, capitalista e speculatore.

Ebbene sì, la mia simpatia per Merkel è aumentata, la mia ammirazione per la Germania si consolida, la mia avversione per i furbi che ricattano diventa violenta.

Forse l’Europa, se vuole avere un futuro, deve saper imporre le regole per stare a tavola, saper dire anche dei no a chi non le rispetta dicendo prego si accomodi.

Questo è quello che penso, un po’ me ne vergogno, ma sentivo di non poter tacere in un momento in cui gli opposti estremismi si rinsaldano su una posizione contraddittoria inaccettabile.

Moralismo saccente

Una vera babele di lingue sta elevando una cortina di fumo per non capire cosa sta succedendo in Grecia e in Europa. La finanza è una cosa sofisticata, abbiamo la memoria corta, abbiamo  risentimenti profondi, invidie e  paure nascoste. Ci sarebbe da osservare un riflessivo silenzio alla ricerca della comprensione dei gravi accadimenti di questi giorni.  Continua a leggere

Populisti al referendum

Nelle mie riflessioni su questo blog ho preso posizioni non sempre condivise dai miei amici. Tra queste il mio giudizio su Tsipras proposto in vari  post:   Populismo di sinistra,  avevo riportato un bellissimo articolo di Exult49, discusso poi in Populismo di sinistra 2 .

Non mi interessa discutere delle colpe, non mi interessa parlare della Lagarde o della Merkel (a proposito le donne al comando non sono una garanzia … ).  Voglio appuntare questa riflessione che mi è sorta spontanea nel momento in cui penso all’allarme dei poveri greci, non dei ricchi greci che si stanno fregando le mani in qualche borsino svizzero o tedesco.

Grazie Berlusconi, grazie Napolitano, grazie Bersani, grazie Monti.

Vedere Tsipras che tornava in patria, riuniva di notte il governo con in mano un pugno di mosche, con condizioni pesanti ed umilianti, mi ha ricordato Berlusconi del 2011 che dopo mesi di trattative con lo spread che pericolosamente raggiungeva soglie da default tornò a Roma, riunì il governo in seduta straordinaria elencando i provvedimenti economici inevitabili, lacrime e sangue, si trovò davanti l’indisponibilità dei leghisti e rassegnò le dimissioni.

Bersani aveva riunito il suo popolo a San Giovanni e aveva detto che non voleva approfittare del disastro e avrebbe appoggiato un governo di salute pubblica.

Napolitano si era mosso e un prestigioso economista del Corriere prese il comando di un anno pesante per tutti. Questo fu il vantaggio di avere uno Stato e regole rispettate.

In Grecia un giovane leader, andato al potere con promesse populiste, non si assume la responsabilità delle scelte inevitabili e ributta addosso al popolo la responsabilità di una scelta tremenda. Questo è il populismo, promesse seducenti, leader smaglianti, metodi spicci, atti di forza, soluzioni semplicistiche e alla fine il cerino torna in mano al popolo che fa sempre le spese delle proprie illusioni.

Il pericolo inglese

Visto che parliamo tanto della Grecia, una parolina sul pericolo inglese la vogliamo dire? Ieri ho seguito un breve servizio televisivo sulla crisi economica in Inghilterra: la percentuale di poveri è sensibilmente aumentata, come anche i senza tetto e sono aumentati i bambini cresciuti in famiglie distrutte.  In serata il reportage sulla visita delle regina Elisabetta in Germania durante la quale la regina, contravvenenedo alla regola non scritta della sua neutralità rispetto alla politica, ha richiamato il valore positivo dell’integrazione europea di fronte al rischio che con il referendum di Camerun l’Inghilterra possa decidere di uscirne. Continua a leggere

Se la corda si spezza

Assistiamo impotenti alla tragicommedia greca del debito. In questi giorni c’è gente che diventa ricca! Tira e molla di condizioni, di promesse, di ricatti, di notizie incerte, le borse oscillano vistosamente sulla base di sentito dire, di emozioni, di chiacchiere di uno stuolo di politici e tecnici che forse da soli sono costati quanto il debito di cui si discute.

Una vecchia regola della finanza gestita dai politici era che le scelte fossero rapidissime, super segrete ed immediatamente efficaci. Ora si rimanda di qualche giorno giusto il tempo per consentire altre speculazioni di chi conosce l’epilogo della vicenda. Continua a leggere