Sempre di scuola

Il bello dei social è che le nostre chiacchiere risentono dell’aria che tira. La mattina mi capita di sfogliare FB come fosse il giornale quotidiano per tenermi aggiornato. Il giro dei miei amici FB è ovviamente costituito da coetanei che hanno lavorato nella scuola e ieri per più di due ore sono stato a leggere articoli e commenti legati al dibattito che si sta accendendo sui problemi della scuola legati ad una presunta carente formazioni dei giovani.

Continua a leggere

La bella scuola

Sono a Montegrotto, in un posto bellissimo per partecipare ad un seminario di una rete di scuole che, a conclusione di un anno di attività, programma quella del prossimo anno.

E’ la mia amica Giovanna che continua con le sue magiche alchimie a mettere insieme energie, risorse  e competenze le più varie per attivare percorsi di rinnovamento dei quali la bellezza è il tratto caratteristico. Vi ho raccontato del film di Rachid Benhady Aspettando il maestro , della sua presentazione al prof. Luigi Berlinguer, del lavorio che Giovanna aveva fatto per valorizzare la ricaduta di un’esperienza così originale.

Giovanna non sa stare con le mani in mano e quando raggiunge un risultato festeggia quel tanto che basta per prendere fiato e proseguire di buona lena nel suo percorso di ricerca.

Così lo scorso anno, la visione del film nelle classi della rete di scuole Dialogues nell’ambito alla rete internazionale  che fa capo alla Tony Blair Fondation ha lanciato un nuovo progetto finalizzato al miglioramento della scrittura attraverso l’uso dei blog.

Immagine1

 

Sul seminario e sul progetto trovate tutto in dettaglio sul loro sito https://retedialogues.it/ per cui non mi dilungo a raccontare  notizie specifiche.

Giovanna, che non ama vedermi sfaccendato, mi ha quasi costretto ad elaborare dei dati raccolti nella sperimentazione e mi ha fatto dono di questa bellissima occasione.

 

Un autentico balsamo per chi come me ha seguito, preoccupato e deluso, il dibattito sulla buonascuola ed è stato colpito dall’immagine rancorosa e disperata che i mass media hanno dato degli insegnanti e della scuola tutta. Ho rivisto i giovani insegnanti e i neo dirigenti, ho rivisto la cura e la passione, ho sentito che la scuola è viva e resiliente, che non cova solo risentimento e aggressività ma un amore autentico per la cultura, per il futuro dei bambini e dei giovani che sono stati ad essa affidati.

Un balsamo che diventa fonte di commozione se i riti di un corso di formazione, seminario di ricerca fatto negli stessi luoghi in cui tu vent’anni fa eri un giovane promettente ed ora sei  un signore con i capelli bianchi al quale sottovoce un giovane neodirigente scolastico in modo timido e dolce ti dice, sa prof. Bolletta io l’ho conosciuta ai tempi del progetto Napoa ..  allora ne nasce una chiacchiera notturna per le strade accaldate ed afose di Montegrotto in cui un anziano loquace racconta a un giovane preside che ascolta e assorbe come una spugna col rispetto dovuto ai tuoi capelli bianchi. Bellezza dell’invecchiamento.

Orgoglio e tenacia

Milano 10 Aprile 2013

Questo è il secondo giorno di visite alle scuole di Milano, oggi ne devo visitare 3 per recuperare quella non visitata ieri, quindi avrò anche il pomeriggio occupato.

Dal pomeriggio cupo di ieri mi ero liberato andando a cena a casa di mio cugino, una bellissima famiglia con due ragazzini adorabili di 9 e cinque anni. Ovviamente abbiamo parlato anche di scuola. Vorrei capire una cosa da te che sei stato Preside. Nella nostra scuola elementare c’è un comitato di genitori che vorrebbe tassarsi per prolungare ulteriormente l’attività scolastica perché per molti è difficile riprendere i figli nei tempi previsti. Ci hanno detto che non è possibile perché mancano i bidelli. Ho dato una risposta diplomatica. Capisco le resistenze del collega, avrebbe tanti di quegli impicci e problemi che il suo lavoro diverrebbe ancor più insostenibile, ma formalmente non ci sarebbe nulla che impedisca una soluzione del genere, almeno in base a quel che sapevo finché non sono andato in pensione. Dicendo ciò ho pensato: se il pubblico difende solo i propri equilibri interni, cerca la riduzione dei rischi, la difesa dei diritti degli addetti, non si lamenti poi se il privato si allarga a macchia d’olio e se la maggioranza dei votanti è per la riduzione delle tasse e delle strutture pubbliche.

Devo visitare due scuole medie e una scuola superiore, due si trovano in periferia ed un’altra al centro. Ormai mi sento sicuro nell’uso dei mezzi pubblici e raggiungo la prima scuola media usando la metropolitana e percorrendo un piccolo tratto a piedi. L’edificio è bello, moderno e funzionale. All’ingresso alcuni ragazzi stavano esercitandosi nelle corsa avendo segnato a terra una pista che, partendo dalla hall della scuola percorreva il corridoio delle segreterie e finiva nella palestra che si intravvedeva sullo sfondo.

Chiedo della professoressa che dovevo intervistare e la signora della reception mi dice che si trovava in un’altra sede. Chiedo allora del dirigente e vengo annunciato.

Sono ricevuto in uno studio piccolo ma molto vissuto, pieno di dossier, pratiche e libri. Il collega è molto gentile e mi offre caffè e biscotti che accetto volentieri. Parliamo di molte cose, lui chiede più volte notizie di Roma, del Ministero ma in realtà ne sa più di me perché collabora con vari progetti ed è stato in commissioni di studio nazionali. Veniamo allora a parlare del problema delle reggenze in Lombardia. Ne parlo qui perché molti miei lettori non conoscono il problema: il recente concorso per dirigenti scolastici che ha consentito durante questo anno scolastico l’assunzione in servizio per coprire i posti che si sono resi liberi per effetto dei pensionamenti è stato bloccato dalla magistratura per un vizio di forma della commissione operante in Lombardia. Molte scuole sono rimaste quindi prive di dirigente e sono state affidate provvisoriamente in ‘reggenza’ ad altri dirigenti in servizio. Il danno è molto grave perché snatura proprio la funzione del DS costringendolo ad una funzione prevalentemente  burocratico amministrativa per far fronte alle pesanti responsabilità di bilanci, contratti, gestione del personale di due o più scuole. I vincitori del concorso non sanno se e quando potranno prendere servizio subendo un danno per il ritardato avanzamento economico a cui avrebbero avuto diritto. Insomma una situazione gravissima di cui nessuno sembra avere consapevolezza affidandosi passivamente ai tempi lunghi della giustizia amministrativa.

Il collega si offre di accompagnarmi in macchina nell’altra sede dove avrei trovato la docente da intervistare. Per effetto delle razionalizzazioni, procedure che hanno per motivi economici accorpato sedi troppo piccole portando tutte le presidenze ad avere almeno un migliaio di studenti sommando anche 4 o 5 plessi scolastici diversi, il mio collega dirige due scuole e mi mostra lungo il tragitto un terzo plesso che probabilmente dovrà assorbire il prossimo anno. A questo si aggiunge una reggenza da qualche altra parte. Non lo invidio proprio. Arrivati nell’altra scuola mi racconta che è riuscito a farla restaurare di recente, mi mostra alcuni alberelli piantati in occasione di altrettanti eventi a cui la scuola ha partecipato. Mostra con orgoglio pagine di giornali cittadini affissi sulla vetrata di ingresso in cui classi di quella scuola hanno ricevuto premi. E’ particolarmente orgoglioso del giornalino scolastico gestito dagli studenti.

Anche nella seconda scuola ha conservato un ufficio per la presidenza, un ufficio molto grande  e bello con ampie vetrata in cui sta poco perché gli uffici amministrativi  stanno nella prima scuola. L’ufficio  è usata normalmente per le riunioni dei professori. Mi raggiunge la professoressa la quale aveva fatto preparare un’altra saletta per l’intervista ma il Preside ci cede l’ufficio laasciandoci per visitare qualche classe.

La chiacchierata, quella al di fuori dell’intervista è estremamente ricca di spunti e di idee condivise. E’ una persona entusiasta e fortemente motivata, impegnata anche fuori della scuola in mille imprese, con un piglio tenace che si illumina parlando dei suoi studenti. Dando conto della partecipazione all’indagine mi comunica che il 100% ha risposto al questionario anche se serpeggia nella categoria, soprattutto nei più giovani un po’ di rassegnazione e cinismo. In questa occasione quando raccomandava ai 20 colleghi estratti di rispondere all’indagine ha raccolto l’insoddisfazione per la scarsa considerazione sociale di cui gode la categoria. Il suo Preside ha parlato molto bene della sua scuola, è molto orgoglioso, dico io. Certamente, è qui da 15 anni e ci tiene molto alla sua scuola e molte cose funzionano perché c’è lui che ha una leadership forte e tanti legami politici all’esterno.

Alla fine il preside mi riaccompagna alla metropolitana e dalla macchina mi mostra di nuovo l’edificio della terza scuola che il prossimo anno gli verrà assegnata.

segue

Densità

Terza tappa del mio giro per le scuole:  Firenze facendo una sosta nel viaggio da Roma a Milano dove ora mi trovo.

Viaggiare in treno mi ha sempre dato un po’ di euforia e di ottimismo e così anche ieri mi sono goduto il viaggio su un freccia rossa, pieno come un uovo sia nel tratto da Roma a Firenze sia nel successivo da Firenze verso Milano. Ho approfittato per visitare con tutta calma Santa Maria Novella e Palazzo Strozzi in cui è allestita una mostra bellissima sulla primavera del Rinascimento. Ovunque tanta gente, molti turisti, scolaresche di giovani, di ragazzini e di piccoletti. Anche la trattoria dove mi fermo per il pranzo è piena come un uovo, quelli dopo di me devono attendere in fila o cercare un altro posto. Menu a prezzo fisso a 10 euro, primo, secondo, contorno, acqua, vino e caffè. Tutto molto buono, turisti stranieri felici di mangiare cose buone in allegria. Nella mia euforia ho pensato che tra due mesi anche senza governo ci diranno che l’economia sta ripartendo, questa è la sensazione chi ho avuto da tanti piccoli segni.

Andando in taxi verso la mia scuola situata in periferia chiedo al giovane taxista, questa volta dall’aria intelligente e colta, cosa pensava del sindaco. Mi dà una risposta di circostanza senza sbilanciarsi ma conclude, se lo volete a Roma noi ce ne liberiamo volentieri.

La scuola

Contrariamente alle due scuole di Napoli, questa di Firenze è una scuola media costruita ad hoc, architettura anni ’70 con il piano Pilotis e i pavimenti su livelli sfalsati, parcheggio esterno per il personale, giardino ben tenuto. Cancello carraio aperto, portone a vetri che si apre elettronicamente prima che io potessi suonare. All’interno una scuola ‘densa’ ovunque cartelloni, manufatti degli studenti, avvisi, manifesti. Tutto fresco e non polveroso o ingiallito. Una scuola densa anche di lavoro, con il personale e i docenti che si muovono facendo cose. Alla fine della mia intervista chiedo notizie sulla scuola in particolare sul bacino di utenza. Il 30% dei frequentanti ha cognomi non italiani prevalentemente cinesi ma di questi la metà è perfettamente scolarizzata,  anche se dato il contesto familiare il loro italiano viene considerato un L2. Sono italiani a tutti gli effetti, dico io, e il docente mi conferma, sì hanno appreso anche i difetti dei nostri.

Le stazioni

Tornato in stazione per ripartire per Milano arrivo con un po’ di anticipo e cerco la sala d’aspetto e scopro che sotto la grande scritta sopravvissuta per motivi architettonici si è insediato un negozio di moda e che se si deve aspettare un treno occorre sedersi nell’atrio, stile aeroporto, se si è fortunati, altrimenti si staziona in piedi. Stessa arrabbiatura arrivato a Milano. Anche a Milano hanno fatto un nuovo passaggio verso la metropolitana per valorizza dei vani sotterranei che non erano usati e che ora ospitano numerosi negozi. Il piccolo particolare è che si deve inutilmente fare un percorso molto più lungo di quello previsto originariamente dagli architetti della stazione e ne viene snaturato lo stile che ormai fa parte dell’immagine che ciascuno ha della stazione assiro babilonese di  Milano.

segue

Fierezza

Ieri ho visitato altre due scuole a Napoli.

Il viaggio

Sono uscito di casa alle 7 e con tutto comodo alle 9 ero nel centro di Napoli. Ormai in un’ora di treno si va da Roma a Napoli e viceversa ad un costo ragionevole. Ma arrivato ho avuto la sensazione di essere atterrato da un lungo viaggio aereo. Ho fatto finta di essere un turista straniero che vuole prendere la metropolitana seguendo la segnaletica.  Mi sono letteralmente perso e ho imboccato una scala mobile in senso inverso. Quasi cadevo e un signore mi ha rimproverato, ma dove va, non vede che qui le scale mobili salgono? Vero, stavo seguendo il cartello e non ho osservato i gradini che salivano. Ho cercato a lungo una pianta completa della metro della città ma non ci sono riuscito, sapevo però, per averlo visto sulla mappa di iphone, che la scuola in cui dovevo andare si trovava vicino a una fermata della metro. Ho approfittato di un piccolo chiosco del caffé per chiedere aiuto. Signora gentilissima che mi serve un ottimo caffè e mi dà delle indicazioni troppo semplici perché potessero essere affidabili. Non mi fido di me stesso visto che avevo imboccato una scala mobile al contrario e decido di prendere un taxi. Lo spaesamento iniziale si aggrava salendo su una vettura di 20 anni fa, ammaccata in più punti con una tappezzeria lisa e sporca oltre ogni misura. Mi faccio forza e mi impongo di non fare il razzista snob, ma appena partiti sono assalito da una puzza insopportabile quella dello sporco mascherato dai deodoranti, un fondo di tabacco e di sudore. Per fortuna il conducente dopo poco apre il finestrino e la nausea incipiente si placa. Guardo fuori e mi sento in un film dell’orrore, strade sporche, piene di graffiti, cemento armato che va in frantumi, grigio da smog ovunque, entriamo rapidamente nel groviglio di tunnel e passaggi stretti che portano alla tangenziale. Finalmente siamo in coda su una strada alta che scopre la città che ricordo, che ora però mi sembra ancora più sofferente e degradata in questo taxi d’altri tempi condotto da un giovane un po’ sempliciotto che attacca bottone e che pian piano elenca tutti i posti che conosceva di Roma chiedendomi, come in un gioco, di dire se quella piazza si trovava più a sud o più a nord di tal altra e che di fronte alle mia incertezze divertito mi diceva: Signò ma vui Roma non la conuscete!

Le scuole

Scherzi delle scelte casuali: le due scuole si trovavo l’una a Vomero e la seconda nel centro storico, nel ventre molle di Napoli. Potrei scrivere decine di pagine su questa mattinata ma mi limito a poche riflessioni sui tratti comuni di due scuole così diverse, un liceo classico di un quartiere ricco e una scuola media in un quartiere fortemente deprivato.

Entrambe le scuole si trovano in edifici riadattati, forse costruiti per altri scopi, privi di palestra, con il vano dei bidelli ricavato da un sottoscala, con la sala professori angusta e disadorna. Nelle comparazioni Nord Sud si sottolinea sempre che le risorse per la scuola sono le stesse, che lo stipendio dei professori è lo stesso ma si tralascia un particolare non secondario: i contesti in cui si fa scuola sono fortemente diversi poiché l’edilizia scolastica è gestita dalle amministrazioni locali. Quelle del Nord sono più efficienti? rubano meno? hanno più fondi a disposizione? non lo so, ma al Nord in passato ho visto gioielli, palazzi antichi restaurati, costruzioni moderne arredate da architetti, al Sud ho troppo spesso visto cemento armato in disfacimento, architetture moderniste non manutenute, appartamenti di civile abitazione trasformati in aule. Le scuole somigliano alle case da cui sono circondate e ormai con un’ora di treno, con mezz’ora di autobus si passa da un ambiente ricco ed elegante a un paesaggio fatto di tuguri o di case fatiscenti.

La pulizia e la cura

Le quattro scuole che ho sinora visitato, le due di Roma e le due di Napoli, (in realtà ho visto in tutto cinque edifici per un disguido sul luogo dell’appuntamento) hanno in comune il livello della pulizia. Chi ha fatto il preside ha sviluppato l’occhio clinico, sa vedere i particolari che fanno la differenza, ha l’occhio esercitato nel vedere gli oggetti fuori posto, la polvere sulla cornice dei quadri, la sporcizia negli angoli, la polvere sui muri, le macchie di unto su scalini poco usati, le cacche di uccellini dove non c’è il passaggio degli studenti … Ebbene, per quel poco che ho potuto vedere, in tutte il livello della pulizia e della cura è esemplare, nel liceo napoletano nemmeno una scritta sui muri, o sui banchi, ovunque cesti per la raccolta differenziata, pavimenti lucidi quasi a specchio anche nella scuola elementare dei ragazzini vocianti.

La fierezza

La coordinatrice del Liceo è una mia coetanea e deve andare in pensione, ha 45 anni di contributi ma sarebbe rimasta se potesse. Vede, temevo negli ultimi anni di carriera avrei perso l’entusiasmo e che sarebbe stato un peso ma sono stata fortunata, siamo stati fortunati, ci è capitato un preside meraviglioso che ha rimesso in moto la scuola. Così rapidamente mi racconta con fierezza le tante cose che stanno facendo, fierezza soprattutto per i suoi studenti che, si vede, ama intensamente. La stessa fierezza ritrovo nella collega preside della scuola media. Una vera forza della natura che mi accoglie con calore e con entusiasmo, parla della sua scuola e dei suoi studenti che vivono ancora nei bassi. Chiama la coordinatrice che devo intervistare e si allontana dalla presidenza lasciando a me il suo ufficio per l’intervista. Insisto nel dire che potevamo metterci in sala professori ma capisco che dovevo acconsentire  a quella elegante attenzione.

La città

Alla fine chiedo alla collega consiglio sul miglior modo per tornare alla stazione, visto che avevo un po’ di tempo. Se tu fossi una signora ingioellata ti direi di chiamare un taxi, ma così come sei non corri pericolo. Sai, io un po’ di gioielli me li tengo ma io sono la preside e tutti mi conoscono e mi rispettano. Così ho fatto una bella passeggiata di ritorno guardandomi attorno come un turista, ascoltando e osservando una umanità che di vicolo in vicolo cambiava caratteristiche. E’ ora di pranzo e non resisto all’dea di una pizza e vedo un localetto che all’esterno sembra il taxi della mattina. Entrato vedo un ambiente piccolo con quattro tavoli antistante il forno dove tre pizzettari sono in attesa, locale dimesso ed essenziale ma ordinato e pulito, chiedo della toilette e verifico che ho fatto un’ottima scelta. Ordino la pizza e me la gusto osservando la quantità di persone che vanno e vengono con una pizza take away. Riprendo la passeggiata e dopo un rapida visita ad una  chiesa barocca, (per caso hanno già attuato la raccomdanzione di papa Francesco di tenere le chiese sempre aperte?) mi avvicino alla stazione attraversando numerosi crocchi di immigrati che si scambiano povere cose, vistiti usati, scarpe, borsette, tutto appogggiato a terra come nei film delle periferie africane. Ma oramai tutte le stazioni sono un punto di attrazione per il dolore e la miseria attraversato da moltitudini che si muovono sempre più in fretta.

IMG_4175

Scene di Napoli tornando alla stazione

segue

Segregazione

Come dicevo  avrò meno tempo per scrivere su questo diario ma avrò più cose da raccontare, da tenere a mente o da condividere.

Il giro per le scuole è cominciato e vorrei appuntarmi qualche impressione, cose che non violeranno le privacy delle scuole di cui parlo, che restano anonime, cose che non interferiscono sui contenuti dell’indagine di cui mi sto occupando.

Mercoledì scorso ho visitato due scuole a Roma in quartieri distanti dal mio, quartieri che non ho mai visitato e che non conosco. Una scuola media e una scuola elementare. Entrambe le scuole hanno spazi esterni recintati a cui si accede suonando un campanello. La vigilanza è attenta e dopo pochi secondi qualcuno si fa avanti per chiedere chi stavo cercando. Il personale delle due portinerie è cortese ed attento e rapidamente sa gestire il problema di una visita di un estraneo che sembra inattesa.

Nella scuola elementare, essendo arrivato in anticipo rispetto all’ora concordata, vengo fatto accomodare su un divanetto antistante la presidenza in un corridoio in cui transitano delle scolaresche che si spostano verso la mensa o escono in giardino. Una pipinara, così diciamo a Roma, di ragazzini e ragazzine vocianti in genere allegra, in alcuni momenti insopportabile.  Mi chiedo come facciano le maestre a resistere tutti i giorni e per tante ore.    Guardandoli mi è tornata in mente una riflessione che facevo tra me in queste ultime settimane.

Noi viviamo in una società in cui vige una forma di segregazione sistematica dei vari gruppi sociali, delle generazioni, dei vecchi, dei giovani. Da quando ho lasciato la scuola è come se la scuola non esistesse più, le scuole sono edifici chiusi, arroccati, impermeabili in cui per i più svariati motivi non si può entrare. Se uscite di casa verso le dieci di mattina vedrete per strada solo anziani, quelli più attivi vanno a fare la spesa o camminano a passo svelto, altri camminano con lo sguardo fisso e triste, oppure sono accompagnati da uno o da una badante. In certe ore compaiono poi i bambini che, più o meno scalmanati, tornano a casa da scuola, spesso di corsa perché devono andare successivamente in piscina o partecipare ad  una delle cento attività pomeridiane pianificate dalle famiglie.

Si vive separati, protetti, a scanso di contaminazioni pericolose e la scuola eleva barriere tra se stessa e gli stessi genitori. Così nella scuola elementare, finita l’intervista della professoressa, superata la cancellata che si chiude subito a scatto dopo il mio passaggio, ritrovo genitori e nonni in attesa all’esterno per riprendersi questi ragazzini protetti e vigilati ….  segregati?

Riporto in primo piano due commenti che ci sono stati su FB

  • Mariangela Varone Quando ho letto segregazione pensavo si riferisse ai grillini ( che il correttore cerca di trasformare in frollini) segregati sul pullman chissà dove…

    Raimondo Bolletta Cara Professoressa, non vi si può nascondere niente. L’allusione era evidente anche se quanto dico sulla scuola che reclude e segrega rimane di per sé un problema che sento da tempo.
  • In fondo, se ci si pensa bene, anche questo movimento 5S che affida ad uno solo, il maestro, la responsabilità piena delle scelte dell’intera comunità degli eletti, (eletti in tutti i sensi, unti del signore e rappresentanti di un popolo più vasto) ed eleva barriere protettive, li raccoglie in clausura senza distrazioni e interferenze è il prodotto di una società che si fonda sulla segregazione dei diversi e sull’eliminazione-selezione di chi non ce la fa. Rottamazione di coloro che non sono d’accordo con il nuovo che avanza, anatema e condanna di chi non è moralmente all’altezza, senza pietà e misericordia, ma se ciascuno pensa solo a se stesso o al suo gruppo sociale, povero o ricco è lo stesso, viene preso dalla paura e allora la paura prende il sopravvento e gli steccati non sono mai abbastanza alti.

Amici più tranquilli

I miei amici lettori di questo blog per una ventina di giorni saranno più tranquilli.

Da oggi infatti sono impegnato in un giro per l’Italia in un campione di scuole che partecipano ad una indagine internazionale sulla professionalità docente. Per ovvi motivi non potrò parlare della cosa e comunque avrò meno tempo libero. Oltre a scusarmi con coloro che sono abituati a leggere i miei sfoghi in metropolitana la mattina, voglio dire che sono molto contento di tornare a respirare l’aria di casa, quella che ho respirato per tanti anni.

Il prossimo post vorrei dedicarlo alla segregazione.