Fierezza

Ieri ho visitato altre due scuole a Napoli.

Il viaggio

Sono uscito di casa alle 7 e con tutto comodo alle 9 ero nel centro di Napoli. Ormai in un’ora di treno si va da Roma a Napoli e viceversa ad un costo ragionevole. Ma arrivato ho avuto la sensazione di essere atterrato da un lungo viaggio aereo. Ho fatto finta di essere un turista straniero che vuole prendere la metropolitana seguendo la segnaletica.  Mi sono letteralmente perso e ho imboccato una scala mobile in senso inverso. Quasi cadevo e un signore mi ha rimproverato, ma dove va, non vede che qui le scale mobili salgono? Vero, stavo seguendo il cartello e non ho osservato i gradini che salivano. Ho cercato a lungo una pianta completa della metro della città ma non ci sono riuscito, sapevo però, per averlo visto sulla mappa di iphone, che la scuola in cui dovevo andare si trovava vicino a una fermata della metro. Ho approfittato di un piccolo chiosco del caffé per chiedere aiuto. Signora gentilissima che mi serve un ottimo caffè e mi dà delle indicazioni troppo semplici perché potessero essere affidabili. Non mi fido di me stesso visto che avevo imboccato una scala mobile al contrario e decido di prendere un taxi. Lo spaesamento iniziale si aggrava salendo su una vettura di 20 anni fa, ammaccata in più punti con una tappezzeria lisa e sporca oltre ogni misura. Mi faccio forza e mi impongo di non fare il razzista snob, ma appena partiti sono assalito da una puzza insopportabile quella dello sporco mascherato dai deodoranti, un fondo di tabacco e di sudore. Per fortuna il conducente dopo poco apre il finestrino e la nausea incipiente si placa. Guardo fuori e mi sento in un film dell’orrore, strade sporche, piene di graffiti, cemento armato che va in frantumi, grigio da smog ovunque, entriamo rapidamente nel groviglio di tunnel e passaggi stretti che portano alla tangenziale. Finalmente siamo in coda su una strada alta che scopre la città che ricordo, che ora però mi sembra ancora più sofferente e degradata in questo taxi d’altri tempi condotto da un giovane un po’ sempliciotto che attacca bottone e che pian piano elenca tutti i posti che conosceva di Roma chiedendomi, come in un gioco, di dire se quella piazza si trovava più a sud o più a nord di tal altra e che di fronte alle mia incertezze divertito mi diceva: Signò ma vui Roma non la conuscete!

Le scuole

Scherzi delle scelte casuali: le due scuole si trovavo l’una a Vomero e la seconda nel centro storico, nel ventre molle di Napoli. Potrei scrivere decine di pagine su questa mattinata ma mi limito a poche riflessioni sui tratti comuni di due scuole così diverse, un liceo classico di un quartiere ricco e una scuola media in un quartiere fortemente deprivato.

Entrambe le scuole si trovano in edifici riadattati, forse costruiti per altri scopi, privi di palestra, con il vano dei bidelli ricavato da un sottoscala, con la sala professori angusta e disadorna. Nelle comparazioni Nord Sud si sottolinea sempre che le risorse per la scuola sono le stesse, che lo stipendio dei professori è lo stesso ma si tralascia un particolare non secondario: i contesti in cui si fa scuola sono fortemente diversi poiché l’edilizia scolastica è gestita dalle amministrazioni locali. Quelle del Nord sono più efficienti? rubano meno? hanno più fondi a disposizione? non lo so, ma al Nord in passato ho visto gioielli, palazzi antichi restaurati, costruzioni moderne arredate da architetti, al Sud ho troppo spesso visto cemento armato in disfacimento, architetture moderniste non manutenute, appartamenti di civile abitazione trasformati in aule. Le scuole somigliano alle case da cui sono circondate e ormai con un’ora di treno, con mezz’ora di autobus si passa da un ambiente ricco ed elegante a un paesaggio fatto di tuguri o di case fatiscenti.

La pulizia e la cura

Le quattro scuole che ho sinora visitato, le due di Roma e le due di Napoli, (in realtà ho visto in tutto cinque edifici per un disguido sul luogo dell’appuntamento) hanno in comune il livello della pulizia. Chi ha fatto il preside ha sviluppato l’occhio clinico, sa vedere i particolari che fanno la differenza, ha l’occhio esercitato nel vedere gli oggetti fuori posto, la polvere sulla cornice dei quadri, la sporcizia negli angoli, la polvere sui muri, le macchie di unto su scalini poco usati, le cacche di uccellini dove non c’è il passaggio degli studenti … Ebbene, per quel poco che ho potuto vedere, in tutte il livello della pulizia e della cura è esemplare, nel liceo napoletano nemmeno una scritta sui muri, o sui banchi, ovunque cesti per la raccolta differenziata, pavimenti lucidi quasi a specchio anche nella scuola elementare dei ragazzini vocianti.

La fierezza

La coordinatrice del Liceo è una mia coetanea e deve andare in pensione, ha 45 anni di contributi ma sarebbe rimasta se potesse. Vede, temevo negli ultimi anni di carriera avrei perso l’entusiasmo e che sarebbe stato un peso ma sono stata fortunata, siamo stati fortunati, ci è capitato un preside meraviglioso che ha rimesso in moto la scuola. Così rapidamente mi racconta con fierezza le tante cose che stanno facendo, fierezza soprattutto per i suoi studenti che, si vede, ama intensamente. La stessa fierezza ritrovo nella collega preside della scuola media. Una vera forza della natura che mi accoglie con calore e con entusiasmo, parla della sua scuola e dei suoi studenti che vivono ancora nei bassi. Chiama la coordinatrice che devo intervistare e si allontana dalla presidenza lasciando a me il suo ufficio per l’intervista. Insisto nel dire che potevamo metterci in sala professori ma capisco che dovevo acconsentire  a quella elegante attenzione.

La città

Alla fine chiedo alla collega consiglio sul miglior modo per tornare alla stazione, visto che avevo un po’ di tempo. Se tu fossi una signora ingioellata ti direi di chiamare un taxi, ma così come sei non corri pericolo. Sai, io un po’ di gioielli me li tengo ma io sono la preside e tutti mi conoscono e mi rispettano. Così ho fatto una bella passeggiata di ritorno guardandomi attorno come un turista, ascoltando e osservando una umanità che di vicolo in vicolo cambiava caratteristiche. E’ ora di pranzo e non resisto all’dea di una pizza e vedo un localetto che all’esterno sembra il taxi della mattina. Entrato vedo un ambiente piccolo con quattro tavoli antistante il forno dove tre pizzettari sono in attesa, locale dimesso ed essenziale ma ordinato e pulito, chiedo della toilette e verifico che ho fatto un’ottima scelta. Ordino la pizza e me la gusto osservando la quantità di persone che vanno e vengono con una pizza take away. Riprendo la passeggiata e dopo un rapida visita ad una  chiesa barocca, (per caso hanno già attuato la raccomdanzione di papa Francesco di tenere le chiese sempre aperte?) mi avvicino alla stazione attraversando numerosi crocchi di immigrati che si scambiano povere cose, vistiti usati, scarpe, borsette, tutto appogggiato a terra come nei film delle periferie africane. Ma oramai tutte le stazioni sono un punto di attrazione per il dolore e la miseria attraversato da moltitudini che si muovono sempre più in fretta.

IMG_4175

Scene di Napoli tornando alla stazione

segue

4 thoughts on “Fierezza

  1. Ti sei dimenticato di scriverci quanto hai pagato la pizza. A me è successo recentemente di averla pagata (a Napoli) 3.50 euro…
    E il tassista? Per caso non ti ha detto che le tariffe scritte sul cartello appeso nel suo taxi in realtà sono quelle vecchie e che quindi…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...