Densità

Terza tappa del mio giro per le scuole:  Firenze facendo una sosta nel viaggio da Roma a Milano dove ora mi trovo.

Viaggiare in treno mi ha sempre dato un po’ di euforia e di ottimismo e così anche ieri mi sono goduto il viaggio su un freccia rossa, pieno come un uovo sia nel tratto da Roma a Firenze sia nel successivo da Firenze verso Milano. Ho approfittato per visitare con tutta calma Santa Maria Novella e Palazzo Strozzi in cui è allestita una mostra bellissima sulla primavera del Rinascimento. Ovunque tanta gente, molti turisti, scolaresche di giovani, di ragazzini e di piccoletti. Anche la trattoria dove mi fermo per il pranzo è piena come un uovo, quelli dopo di me devono attendere in fila o cercare un altro posto. Menu a prezzo fisso a 10 euro, primo, secondo, contorno, acqua, vino e caffè. Tutto molto buono, turisti stranieri felici di mangiare cose buone in allegria. Nella mia euforia ho pensato che tra due mesi anche senza governo ci diranno che l’economia sta ripartendo, questa è la sensazione chi ho avuto da tanti piccoli segni.

Andando in taxi verso la mia scuola situata in periferia chiedo al giovane taxista, questa volta dall’aria intelligente e colta, cosa pensava del sindaco. Mi dà una risposta di circostanza senza sbilanciarsi ma conclude, se lo volete a Roma noi ce ne liberiamo volentieri.

La scuola

Contrariamente alle due scuole di Napoli, questa di Firenze è una scuola media costruita ad hoc, architettura anni ’70 con il piano Pilotis e i pavimenti su livelli sfalsati, parcheggio esterno per il personale, giardino ben tenuto. Cancello carraio aperto, portone a vetri che si apre elettronicamente prima che io potessi suonare. All’interno una scuola ‘densa’ ovunque cartelloni, manufatti degli studenti, avvisi, manifesti. Tutto fresco e non polveroso o ingiallito. Una scuola densa anche di lavoro, con il personale e i docenti che si muovono facendo cose. Alla fine della mia intervista chiedo notizie sulla scuola in particolare sul bacino di utenza. Il 30% dei frequentanti ha cognomi non italiani prevalentemente cinesi ma di questi la metà è perfettamente scolarizzata,  anche se dato il contesto familiare il loro italiano viene considerato un L2. Sono italiani a tutti gli effetti, dico io, e il docente mi conferma, sì hanno appreso anche i difetti dei nostri.

Le stazioni

Tornato in stazione per ripartire per Milano arrivo con un po’ di anticipo e cerco la sala d’aspetto e scopro che sotto la grande scritta sopravvissuta per motivi architettonici si è insediato un negozio di moda e che se si deve aspettare un treno occorre sedersi nell’atrio, stile aeroporto, se si è fortunati, altrimenti si staziona in piedi. Stessa arrabbiatura arrivato a Milano. Anche a Milano hanno fatto un nuovo passaggio verso la metropolitana per valorizza dei vani sotterranei che non erano usati e che ora ospitano numerosi negozi. Il piccolo particolare è che si deve inutilmente fare un percorso molto più lungo di quello previsto originariamente dagli architetti della stazione e ne viene snaturato lo stile che ormai fa parte dell’immagine che ciascuno ha della stazione assiro babilonese di  Milano.

segue

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