25 aprile festa nazionale

 

Cara Gisella,
quando leggerai queste righe il tuo papà non sarà più.
Il tuo papà che ti ha tanto amata malgrado i suoi bruschi
modi e la sua grossa voce che in verità non ti
ha mai spaventata. Il tuo papà è stato condannato a morte
per le sue idee di Giustizia e di Eguaglianza. Oggi sei trop-
po piccola per comprendere perfettamente queste cose, ma
quando sarai più grande sarai orgogliosa di tuo padre e lo
amerai ancora di più, se lo puoi, perché so già che lo ami tanto.
Non piangere, cara Gisellina, asciuga i tuoi occhi,
tesoro mio, consola tua mamma da vera donnina che sei.
Per me la vita è finita, per te incomincia, la vita vale
di essere vissuta quando si ha un ideale quando si vive
onestamente, quando si ha l’ambizione di essere non solo
utili a sé stessi ma a tutta l’Umanità.
Tuo papà ti ha sempre insegnato a fare bene e fino ad ora
sei stata una brava bambina, devi essere maggiormente brava
oggi per aiutare tua mamma ad essere coraggiosa, dovrai
essere brava domani per seguire le ultime raccomandazioni
di papà.
Studia di buona lena come hai fatto finora per crearti un avvenire.
Un giorno sarai sposa e mamma, allora ricordati delle
raccomandazioni di tuo papà e soprattutto dell’esempio di tua
mamma. Studia non solo, per il tuo avvenire ma per essere
anche più utile nella società, se un giorno i mezzi non
permetteranno di continuare gli studi e dovrai cercarti un lavoro,
ricordati che si può studiare ancora ed arrivare ai sommi
gradi della cultura pur lavorando.
Mentre ti scrivo ti vedo solo nell’aspetto migliore,
non vedo i tuoi difetti ma solo le tue qualità perché ti
amo tanto: ma non ingannarti perché anche tu hai i tuoi
difetti come tutte le bambine (ed anche i grandi), ma
saprai fare in modo di divenire sempre migliore, ed è questo
il modo migliore di onorare la memoria del tuo papà.
Tu sei giovane, devi vivere e crescere e se è bene
che pensi sovente al tuo papà, devi pensarci senza lasciarti
sopraffare dal dolore, sei piccola, devi svagarti e
divertirti come lo vuole la tua età e non solo piangere.
Devi far coraggio alla mamma, curarla e scuoterla se è
demoralizzata. Sii brava, sempre, ama sempre la mamma che
lo merita tanto.
Il tuo papà ti ha amata immensamente ti abbraccia
ed il suo pensiero sarà sono alla fine per te e mamma

il tuo papà

Lettere di condannati a morte
della Resistenza italiana
8 settembre 1943 – 25 aprile 1945
<Le lettere contengono la voce di uomini e donne, appartenenti a tutte le età e a ogni classe sociale, consapevoli del dovere della libertà e del prezzo ch’essa, in momenti estremi, comporta. Chiunque anche oggi le leggerà, vi troverà un’altra Italia e non potrà non domandarsi se davvero non ci sia più bisogno di quella voce o se, al contrario, non si debba fare di tutto per tramandarla e mantenerla viva nella coscienza, come radice da cui ancora attingere forza> Gustavo Zagrebelsky

Ieri al termine del mio giro per le scuole, di cui riprenderò a raccontare non appena uscirò dal tunnel dei commenti politici, ho intervistato una mia coetanea, professoressa di latino e greco in un liceo presitigioso di una cittadina del centro Italia. Come accade solo nei romanzi, finita l’intervista in pochi minuti abbiamo scoperto che moltissime vicende della nostra vita erano esattamente parallele, entrambi docenti, lei ancora in servizio ma si appresta ad andare in pensione, entrambi con dei genitori che si sono spellati le mani per far studiare i figli. Ai nostri genitori, ad entrambi è capitato che i nostri professori della media abbiano fatto pressioni esplicite per farci studiare al liceo classico, entrambi abbiamo avuto una borsa di studio alla fine della terza media, entrambi abbiamo avuto il presalario universitario. Ovviamente la nostra età ci ha portato a convenire sul fatto che le cose non sono più come quelle di una volta, pensi, dice lei, questa mattina qui c’erano due genitori che protestavano perché avevamo bocciato la figlia, non ci chiedevano assolutamente perché. Da questo episodio la professoressa è tornata a parlare della propria famiglia e della propria storia di studentessa. Così anch’io mi sono ricordato della borsa di studio della terza media e del fatto che i miei genitori ci misero sopra altri soldi e mi comprarono un orologio d’oro.

Se avete letto la lettera che apre questo post avrete colto il nesso: quel padre che si sacrificò per la nostra libertà con la sua vita era coetaneo dei nostri padri e condivideva l’idea che lo studio e la scuola era l’arma per il riscatto morale, civile ed economico di una nazione tragicamente distrutta.

L’orologio d’oro lo usai fino all’università fino a che non pensai bene di farci il bagno al mare. Ma l’oro non si butta e lo facemmo fondere ed ora continuiamo ad indossarlo io e Lucilla come vere nunziali. Si capisce perché sono attaccato alla scuola?

Si capisce perché detesto profondamente chi si diverte a dare gli ultimi colpi ad una società esausta e malata e si diverte a chiedere che i tedeschi tornino ad occupare il nostro suolo, si badi bene non come gente colta, laboriosa ed amabile come i tanti turisti che in questi giorni stanno animando i nostri borghi e le nostre strade, ma come odiosi SS della finanza.

 

 

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