Orgoglio e tenacia

Milano 10 Aprile 2013

Questo è il secondo giorno di visite alle scuole di Milano, oggi ne devo visitare 3 per recuperare quella non visitata ieri, quindi avrò anche il pomeriggio occupato.

Dal pomeriggio cupo di ieri mi ero liberato andando a cena a casa di mio cugino, una bellissima famiglia con due ragazzini adorabili di 9 e cinque anni. Ovviamente abbiamo parlato anche di scuola. Vorrei capire una cosa da te che sei stato Preside. Nella nostra scuola elementare c’è un comitato di genitori che vorrebbe tassarsi per prolungare ulteriormente l’attività scolastica perché per molti è difficile riprendere i figli nei tempi previsti. Ci hanno detto che non è possibile perché mancano i bidelli. Ho dato una risposta diplomatica. Capisco le resistenze del collega, avrebbe tanti di quegli impicci e problemi che il suo lavoro diverrebbe ancor più insostenibile, ma formalmente non ci sarebbe nulla che impedisca una soluzione del genere, almeno in base a quel che sapevo finché non sono andato in pensione. Dicendo ciò ho pensato: se il pubblico difende solo i propri equilibri interni, cerca la riduzione dei rischi, la difesa dei diritti degli addetti, non si lamenti poi se il privato si allarga a macchia d’olio e se la maggioranza dei votanti è per la riduzione delle tasse e delle strutture pubbliche.

Devo visitare due scuole medie e una scuola superiore, due si trovano in periferia ed un’altra al centro. Ormai mi sento sicuro nell’uso dei mezzi pubblici e raggiungo la prima scuola media usando la metropolitana e percorrendo un piccolo tratto a piedi. L’edificio è bello, moderno e funzionale. All’ingresso alcuni ragazzi stavano esercitandosi nelle corsa avendo segnato a terra una pista che, partendo dalla hall della scuola percorreva il corridoio delle segreterie e finiva nella palestra che si intravvedeva sullo sfondo.

Chiedo della professoressa che dovevo intervistare e la signora della reception mi dice che si trovava in un’altra sede. Chiedo allora del dirigente e vengo annunciato.

Sono ricevuto in uno studio piccolo ma molto vissuto, pieno di dossier, pratiche e libri. Il collega è molto gentile e mi offre caffè e biscotti che accetto volentieri. Parliamo di molte cose, lui chiede più volte notizie di Roma, del Ministero ma in realtà ne sa più di me perché collabora con vari progetti ed è stato in commissioni di studio nazionali. Veniamo allora a parlare del problema delle reggenze in Lombardia. Ne parlo qui perché molti miei lettori non conoscono il problema: il recente concorso per dirigenti scolastici che ha consentito durante questo anno scolastico l’assunzione in servizio per coprire i posti che si sono resi liberi per effetto dei pensionamenti è stato bloccato dalla magistratura per un vizio di forma della commissione operante in Lombardia. Molte scuole sono rimaste quindi prive di dirigente e sono state affidate provvisoriamente in ‘reggenza’ ad altri dirigenti in servizio. Il danno è molto grave perché snatura proprio la funzione del DS costringendolo ad una funzione prevalentemente  burocratico amministrativa per far fronte alle pesanti responsabilità di bilanci, contratti, gestione del personale di due o più scuole. I vincitori del concorso non sanno se e quando potranno prendere servizio subendo un danno per il ritardato avanzamento economico a cui avrebbero avuto diritto. Insomma una situazione gravissima di cui nessuno sembra avere consapevolezza affidandosi passivamente ai tempi lunghi della giustizia amministrativa.

Il collega si offre di accompagnarmi in macchina nell’altra sede dove avrei trovato la docente da intervistare. Per effetto delle razionalizzazioni, procedure che hanno per motivi economici accorpato sedi troppo piccole portando tutte le presidenze ad avere almeno un migliaio di studenti sommando anche 4 o 5 plessi scolastici diversi, il mio collega dirige due scuole e mi mostra lungo il tragitto un terzo plesso che probabilmente dovrà assorbire il prossimo anno. A questo si aggiunge una reggenza da qualche altra parte. Non lo invidio proprio. Arrivati nell’altra scuola mi racconta che è riuscito a farla restaurare di recente, mi mostra alcuni alberelli piantati in occasione di altrettanti eventi a cui la scuola ha partecipato. Mostra con orgoglio pagine di giornali cittadini affissi sulla vetrata di ingresso in cui classi di quella scuola hanno ricevuto premi. E’ particolarmente orgoglioso del giornalino scolastico gestito dagli studenti.

Anche nella seconda scuola ha conservato un ufficio per la presidenza, un ufficio molto grande  e bello con ampie vetrata in cui sta poco perché gli uffici amministrativi  stanno nella prima scuola. L’ufficio  è usata normalmente per le riunioni dei professori. Mi raggiunge la professoressa la quale aveva fatto preparare un’altra saletta per l’intervista ma il Preside ci cede l’ufficio laasciandoci per visitare qualche classe.

La chiacchierata, quella al di fuori dell’intervista è estremamente ricca di spunti e di idee condivise. E’ una persona entusiasta e fortemente motivata, impegnata anche fuori della scuola in mille imprese, con un piglio tenace che si illumina parlando dei suoi studenti. Dando conto della partecipazione all’indagine mi comunica che il 100% ha risposto al questionario anche se serpeggia nella categoria, soprattutto nei più giovani un po’ di rassegnazione e cinismo. In questa occasione quando raccomandava ai 20 colleghi estratti di rispondere all’indagine ha raccolto l’insoddisfazione per la scarsa considerazione sociale di cui gode la categoria. Il suo Preside ha parlato molto bene della sua scuola, è molto orgoglioso, dico io. Certamente, è qui da 15 anni e ci tiene molto alla sua scuola e molte cose funzionano perché c’è lui che ha una leadership forte e tanti legami politici all’esterno.

Alla fine il preside mi riaccompagna alla metropolitana e dalla macchina mi mostra di nuovo l’edificio della terza scuola che il prossimo anno gli verrà assegnata.

segue

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