Primarie romane

Ieri ho partecipato alle primarie del centro sinistra, o meglio dell’area che fa capo al PD. Non ho scritto nulla su questa fase politica perché meno motivato a scrivere su cose che sembrano andare per il loro verso. Tuttavia questo diario personale raccoglie impressioni e riflessioni che mi spiacerebbe dimenticare troppo velocemente.

La mia idiosincrasia nei confronti dei media e della stampa non riguardava soltanto i guai prodotti dalla manipolazione delle informazioni in una fase complessa e delicata della campagna vaccinale in cui la voglia di liberarsi dai vincoli imposti dal lockdown si combina con il rischio di impedire una vaccinazione a tappeto che sia realmente molto diffusa. La mia rabbia nei confronti di lorsignori riguarda anche il modo in cui la casta mediatica sta trattando il tema delle prossime elezioni comunali. Quella tornata sarà decisiva per consolidare o demolire la vulgata sondaggistica per cui la destra stravincerà alle prossime elezioni politiche. In autunno di fatto ci sarà una prova generale in cui la posta in gioco è il prossimo Presidente della Repubblica, che avremo per 8 anni, e la prossima maggioranza politica di governo. Non mi riferisco alla stampa chiaramente di destra ma al fuoco amico che dal centro e da sinistra bersagliano con irrisione e critiche tutto ciò che fa il PD che è trattato alla stregua di una associazione poco di buono.

Quindi le primarie sono state considerate come un orpello inutile o una violazione della libertà di scelta dei cittadini se il candidato proposto dal PD era troppo forte. Chi mi legge sa che ho moltissime riserve su questo istituto soprattutto se usato per eleggere il segretario tuttavia nelle condizione date e dovendo raccogliere sul campo consensi e convergenze, la giornata di mobilitazione di ieri è comunque servita per saggiare le consistenze dei vari contraenti l’alleanza elettorale ed iniziare una fase di dibattito diffuso tra gli iscritti alle varie forze partecipanti e tra i cittadini. In più hanno raccolto circa 90.000 euro che di questi tempi non guastano proprio.

Per capire le dinamiche che si stanno sviluppando intorno all’elezione del nuovo sindaco occorre rifarsi al concetto di concorso di bellezza di keinesiana memoria. Ne accennavo 9 anni fa. Il ragionamento di molti di noi elettori non riguarda tanto il programma o il valore della squadra quanto le dinamiche probabili nel ballottaggio: i competitori sono 4: la destra, il centro calendiano, il centrosinistra a trazione PD e Raggi con ciò che resta dei cinque stelle. Il ballottaggio è certo e un competitore è certamente la destra. L’antagonista della destra sarà uno degli altri tre che potrà vincere solo se riuscirà a recuperare dei voti dagli elettori degli altri due. Calenda potrà attrarre voti da sinistra e dai grillini se continua la polemica attuale? Il PD si può permettere di bruciare i rapporti con i 5 stelle se Calenda continua sulla sua linea? Il PD può contrastare la destra se fa finta di non vedere il disastro in cui si trova la città anche per colpa della Raggi? Allora tutti coloro che non vogliono Michetti in Campidoglio si chiedono quali dei tre ha più probabilità di essere secondo e quindi di raccogliere abbastanza consensi nell’area degli attuali avversari. Secondo la metafora del concorso di bellezza non dovremo scegliere la ragazza che ci piace di più ma quella che ha più probabilità di vincere perché piace alla maggioranza.

Caro lettore, qui forse mi abbandoni perché i miei ragionamenti sono confusi e rintorcinati come diciamo a Roma.

Per essere più chiaro ti racconto come è andata ieri con la mia scelta.

Avevo deciso di votare Caudo, mi convincevano le sue posizioni e me ne avevano parlato bene, ben sapendo che non avrebbe vinto su Gualtieri ma con i suoi voti avrebbe spostato l’asse della coalizione verso posizioni che avrebbero avvantaggiato lo stesso Gualtieri nelle elezioni vere.

Poi la mattina di ieri ho letto l’intervista di Marino sull’Espresso ed ho avuto la prova di quel che dicevo all’inizio, il fuoco amico stata mitragliando e sventagliando colpi per delegittimare da subito il probabile candidato del centro sinistra. Sapete quanto fossi arrabbiato per la defenestrazione di Marino (che fu realizzata da vari consiglieri dal notaio ma ordita da La Repubblica e consentita dallo stesso Papa Francesco) ma questa intervista mi ha fatto crollare un mito: non c’è niente da fare, il risentimento e la vendetta albergano anche nelle ‘anime candide’ ispirate da alti principi morali. Se votando Caudo io dovevo inutilmente potenziare una polemica ormai superata dal un commissariamento e da un RAGGIro di 5 anni ho deciso di votare direttamente Gualtieri. Senza turarmi il naso, sia chiaro! E’ assolutamente la scelta migliore, ottima se riuscirà a coinvolgere Caudo, Zevi e gli altri con i quali ha gareggiato nelle primarie. Di Calenda posso solo dire che lo vedo isolato ma è una mina vagante per tutti i competitori perché per superare il 20% dovrà rosicchiare un po’ ovunque e forse è partito troppo presto nella campagna investendo idee, soldi e immagine, potrebbe venire a noia e bruciare tutta l’area non di destra.



Categorie:Politica

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