Tanto va la gatta al lardo …

La serata di ieri  sulla 7 mi ha incollato alla poltrona dalle 8,30 fino a mezzanotte e … non ho sonnecchiato. Avrei moltissimi commenti, li espongo nell’ordine con cui hanno occupato le mie riflessione al risveglio di stamane.

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Il gatto ingordo

Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Penso a quello che é successo ieri sera a Mentana. Continua a leggere

La barca ondeggia

Lo scoop di ieri è uno scossone, un’ondata anomala imprevista che fa vacillare la barca del prode Mattia prima ancora che possa salpare dal porto sicuro per acque tempestose. Sì, perché dopo la resa di Henry e l’investitura da parte di re Giorgio, Mattia il gradasso, detto l’ambizioso, intende affrontare i nemici per mare ed arrivare a prendere possesso delle terre del nord aggirandole dai porti artici, un po’ ventosi e tempestosi ma con un equipaggio eccezionale fatto di ufficiali coraggiosi ed intrepidi l’impresa avrà successo.  Alcuni di questi valenti ufficiali tanto entusiasti prima dell’inizio della spedizione ora indietreggiano prudentemente dicendo che sono occupati a difendere in patria, le loro famiglie e i loro averi.

Sveglia Raimondo, che confusione! Barca è quel personaggio che è stato spiato, al quale hanno estorto delle dichiarazioni imbarazzanti che lo hanno bruciato politicamente e reso quindi inoffensivo. Sì, Barca lo conosco bene, è una persona nella quale avevo sperato e di cui avevo parlato in numerosi post nel mio blog.

Rai Tre - Fabrizio Barca ospite a "In Mezz'Ora"

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Gioco sporco

Nelle vicende nevrotizzanti di questi giorni molti sono i giochi, molti sono gli attori al tavolo, puntano pesante, sbirciano le carte dell’avversario qualche volta tirano fuori una carta dalla manica della giacca, una via di mezzo tra un saloon del far west e un banchetto del gioco delle tre carte in un affollato mercatino della periferia napoletana. Non mi dilungo su questa metafora ma tutti sappiamo chi è il più cinico e baro …

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I protagonisti del momento

In questi giorni due video mi hanno colpito e li appunto su questa pagina suggerendone la visione ai miei amici

Una intervista volante a un senatore grillino.

Lo scontro verbale tra Mentana e Ferrara nella trasmissione su Bisignani

Si tratta di documenti su cui vale la pena di riflettere facendo un raffronto tra la disarmante prosopopea dei nuovi deputati grillini e la complessa struttura di potere costituita dal sistema informativo e dai protagonisti più eminenti che hanno accesso a ore ed ore di trasmissioni giornalistiche e a pagine e pagine di carta stampata.

Sia chiaro, non è mia intenzione assolvere l’inconcludenza dei nuovi parlamentari grillini rapportandola alla difficoltà del compito, questi, come fa il senatore Giarruso, minacciano i giornalisti pensando di avere il potere di chiudere la loro bocca se non fanno servilmente da amplificatori.

Riporto qui sulla  questione ‘potere politico e giornalisti’ parte del dibattito che si è sviluppato sulla mia bacheca di FB a partire dalla domanda:

Chi abbiamo mandato in parlamento?

A. S. scrive

“Non sono aderente al M5S ma trovo esagerati e ingiusti gli attacchi a Grillo. Egli ha denunziato la paralisi e l’impotenza del Parlamento, che non si può disconoscere. Il Parlamento, quale organo che approva leggi per il bene comune, di fatto non esiste. E’ un’amara realtà, non un’offesa al Parlamento. La Boldrini non si deve offendere, deve prenderne atto. Vorrei sapere quali leggi il Parlamento ha approvato nei suoi primi mesi di vita! E quali sta discutendo, di quelle che interessano i giovani e il lavoro. Nessuna! La finta legge che cercava risorse, abrogando il finanziamento pubblico dei partiti, dovrebbe entrare in vigore solo nel 2017! Vergogna!” Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione….

F. P. interviene

… e il M5S è in Parlamento, e quindi non è servito a niente!

Raimondo Bolletta:

 Cara AS, non mi occuperei del grillismo se non ne cogliessi il pericolo e se non fossi consapevole che il 25% dei votanti M5S al parlamento è costituito da persone in buona fede (la maggior parte) che hanno agito d’impulso senza riflettere abbastanza. Ora, visto che la vita continua e che continuiamo a camminare sul filo di un rasoio, o meglio sull’orlo di un burrone, abbiamo il dovere di ragionare, capire, informarci con animo sereno e sgombro da preconcetti. Se leggi i miei post sul mio blog  vedrai che le stesse osservazioni critiche le faccio sul renzismo e sul berlusconismo, come anche sul fascismo. Questi ismi hanno in comune la scelta leaderistica, l’idea che l’agorà, la discussione, la democrazia siano intralci nel cammino della storia di un popolo o di una comunità, che l’autoritarismo sia la soluzione della complessità di troppe teste che pensano e di troppi interessi che convivono. Molti italiani nel momento in cui scoprono che il futuro sarà certamente più duro e difficile di quanto qualcuno ci aveva promesso, la mamma, la famiglia, i professori, i leader politici, sono attanagliati dalla paura di non farcela, si sentono soli e cercano conforto nella parola d’ordine (eia eia alala vale come vaffanculo) nel calore dell’invettiva, nel conforto della condanna del nemico (perfida Albione come Cina o Germania). Non mi interessa discutere se i grillini deputati sono migliori o peggiori degli altri, è certo che mi avevano promesso che la procedura seguita avrebbe selezionato persone migliori di quelle che i partiti hanno sin qui selezionato: mi sembra che il risultato sia stato disastroso, una accozzaglia di zotici inconcludenti e presuntuosi che non inviterei a cena a casa mia, dei quali lo stesso Grillo, che è persona colta ed intelligente, comincia a dubitare fortemente mettendo anche loro nel gruppo dei mangiaufo a tradimento da rimandare a casa. 

Il parlamento è inconcludente? forse, ma hai dimenticato quello che è successo poche settimane fa? il partito che poteva fare il governo ha servito su un piatto d’argento 8 punti tutti qualificanti nel programma del M5S. Si trattava di aprire una trattativa, si poteva avere qualche ministro, firmare ed approvare leggi, forse mandare Rodotà al Quirinale. Nulla di tutto ciò poiché più di 100 persone avevano firmato un impegno a non usare la propria testa in modo indipendente e libero ma aspettavano le decisione del capo che nemmeno si mostrava al popolo ma parlava come un oracolo tramite internet e tramite  interviste disfattiste sui giornali della nostra concorrenza straniera. Ed ora tu vieni a lamentarti che il parlamento non lavora abbastanza che ha prodotto un governo che non riesce a moltiplicare pani e pesci e tramutare l’acqua in vino. Svegliativi, il cri cri dei grilli  non va confuso con il frinire delle cicale. Poi ci sono le formiche che non emettono suoni, ma tra tutti gli insetti preferisco le api.

Sui travagli dei giovani virgulti che stanno imparando a fare i politici tornerei a rileggere una riflessione di qualche settimana fa.

 

Chiacchiere e parole

Alcuni fatti di ieri.

Al bar

Verso le 10, andando al mercato rionale per comprare l’insalata, in genere mi fermo a prendere un caffè in un bar molto buono, a quell’ora pieno di pensionati come me. In genere l’atmosfera è lievemente depressiva e  i camerieri inappuntabili ed efficiente sono silenziosi e cortesi. Ieri c’era un clima animato, quasi allegro, un chiacchiericcio lieve fatto di battute e di sorrisi. Intercetto la conversazione del cameriere con il signore che mi stava accanto, più vecchio di me e con l’aria dimessa, quasi da povero. Sì, adesso vedrai gliela farà vedere a Bersani e compagni, la smetteranno di rubare, niente auto blu, finalmente, Grillo non scherza, ci voleva proprio lui, così imparano … Provo a interloquire ma proprio non mi ascoltano tanto erano esaltati e contenti. Esco riprendendo la mia passeggiata e mi chiedo, come è possibile?

Capisco che ci siano persone arrabbiate e scontente, capisco che in questo momento si possa essere galvanizzati da promesse mirabilanti e che si speri ingenuamente in un futuro migliore, capisco che si sia schifati dagli scandali ma come si spiega che in giro senti solo rabbia nei confronti della sinistra? come se la sinistra avesse governato negli ultimi 20 anni e fosse lei la responsabile del disastro.

Sulla rete

Raro sentire la stessa ostilità nei confronti dello sfascio del governo Berlusconi. Come si spiega? Forse siamo in presenza di un collettivo fenomeno di rimozione, come qualche anno fà era difficile trovare qualcuno che dicesse che aveva votato Berlusconi, e circa il 50% lo aveva fatto, così è difficile che facciano outing i delusi di destra che hanno votato Grillo, fa molto più fino dire, io che ho sempre votato a sinistra e che sono deluso e incazzato per Penati e company ora finalmente ho trovato Grillo, un vero angelo sterminatore. Quelli che stancamente avevano votato a sinistra devono giustificare la loro scelta e continuano a sparare sul loro partito brandendo l’alibi di Renzi che a loro dire ci avrebbe evitato questa deriva. Tutti concordemente sparano sulla sinistra. Basta leggere sulla rete i post e le discussioni di questi giorni per avere conferma di questa realtà: l’astio è tutto contro la sinistra, cioè il paese è andato ulteriormente e gravemente a destra. Naturalmente chi ha votato a sinistra inizia a fare il processo a Bersani perché non ha vinto, La Repubblica in testa e la maggioranza dei giornalisti che vantano una matrice di sinistra.

In televisione

I giornalisti vivono sulle notizie bomba, sulle catastrofi, sui drammi. Se la giornata fosse troppo grigia comunque sanno sempre trovare un fatto che risvegli l’attenzione, la paura, l’emozione degli ascoltatori. Questo è un buon momento, si ha l’imbarazzo della scelta, siamo tutti attaccati al televisore nella speranza di avere qualche notizia positiva, ma tutto è trasfigurato al peggio. Consiglio i miei lettori di osservare come i giornalisti televisivi, quelli con maggior audience  gradualmente muteranno la loro pelle per apparire sempre più grilliniformi. Ma è ancor più interessante fare attenzione alle singole parole,   la scelta è voluta ed intenzionale per deformare il senso delle cose secondo la propria linea editoriale, Lucilla che è sempre più insofferente sbotta di fronte alle parole usate da Mentana nel descrivere le battute scambiate tra Bersani e Grillo (profferta e avance per qualificare la  proposta molto civile di Bersani) . Subito dopo il TG, applico questa attenzione all’uso delle parole. Nella rubrica della Gruber mi colpisce il  titolo, ‘Un Grillo per la Chiesa’,  E’ un  titolo ‘giornalistico’ per parlare del prossimo conclave che per una mezz’ora sta scritto sulla etichetta dello schermo. A parte che trovo il titolo veramente spiacevole e inappropriato per parlare con il dovuto rispetto di un fatto non riducibile alle questioni da comare del nostro orticello nazionale, il titolo è decisamente emblematico dell’azione subliminale che gli organi di informazione stanno conducendo. Il titolo  ‘un Grillo per la Chiesa’ significa assegnare a Grillo tutte le caratteristiche che qualsiasi uomo, qualsiasi credente si augura per il prossimo papa, santo, coraggioso, sapiente, innovatore, profeta, giovane, forte, buono, gradevole … e chi più ne ha più ne metta. Ecco quindi che quel titolo eleva agli onori degli altari e dei troni sfarzosi della Roma papalina il nuovo tribuno che percorre le strade del nostro paese, strade elettroniche,  strade e piazze vere, per diffondere il suo messaggio di rinascita ed innovazione. Chi gira sulla rete come me avrà constatato come questa immagine profetica e messianica sia associata a Grillo da cittadini e cittadine innamorati e pieni di fiducia.

La rimozione

Ci vorrebbe uno psicanalista per approfondire questo concetto, magari uno junghiano. A forza di giocare sulle parole, a forza di subire il fascino delle immagini e delle macchiette, a forza di piccole deformazioni delle realtà, a forza di proiettare tutte le responsabilità del disastro sui politici, rei di ogni nefandezza, ci siamo liberati di ogni responsabilità personale e collettiva. La colpa è sempre di qualcun altro ma nulla diciamo sui nostri comportamenti personali, nulla sui nostri comportamenti collettivi. Abbiamo sempre votato liberamente, c’è libertà di pensiero e di informazione, tutto è stato detto e rivelato, ma il voto è segreto e lo dimentichiamo velocemente: i politici sono la nostra rappresentazione e ci rappresentano. Siamo allora in presenza di una specie di nevrosi collettiva: siamo sedotti dal tanto peggio tanto meglio perché in fondo il disastro sarà un lavacro purificatore anche delle mie colpe che non ammetto di avere.

L’inganno

Ho già scritto ieri che ci sono i margini per delle soluzioni ragionevoli e che Grillo, dopo aver mietuto ciò che può ottenere subito, concederà un governo di salute pubblica senza Berlusconi  e Bersani per tutto il tempo in cui gli converrà elettoralmente. Tirare troppo la corda adesso significa perdere in elezioni anticipate il suo vantaggio attuale, dovrebbe aver capito che i due blocchi avversari hanno consolidato il loro zoccolo duro di resistenza e che in una prossima tornata, in condizioni di emergenza, non potranno che guadagnare a scapito del suo attuale 25%.

Gli italiani che lo hanno votato sono caduti in un inganno fondamentale: credere che riducendo gli stipendi dei politici sia possibile far ripartire l’economia, credere che potando i servizi pubblici,  gli apparati amministrativi e riducendo le pensioni sia possibile finanziare il reddito di cittadinanza, credere che ci siano ricette economiche miracolose (stampare moneta e pilotare una svalutazione) che evitino a un indebitato di restituire il suo debito. Pensare che uno che non onora i suoi debiti possa ottenere ancora credito. Il vaffa non è sufficiente per governare una società complessa e ricca invasa dal cancro del malaffare come quella italiana, nemmeno gestire la decrescita in modo ordinato. Credo che in questi giorni Grillo, che ora è terribilmente solo, arroccato nella sua villa isolata e difesa da alte mura, peggio di quelle di Arcore, debba riflettere seriamente al casino in cui ci troviamo e che il suo successo imprevisto ha reso più grave.

Bersaglio mobile

Qualche riflessione  sull’interessante dibattito Bersaglio mobile di Mentana sulle uscite di Monti in televisione. Facile avere un dibattito effervescente cavalcando il nervo scoperto delle polemiche personali, perché Monti, contravvenendo a uno stile che pensavamo solido, ha personalizzato lo scontro politico ed ideologico identificando nomi e cognomi di coloro che dovrebbero essere ‘silenziati’ per consentire una larga maggioranza in grado di far digerire ai cittadini ricette amare. Altro che super partes, è corpo a corpo con qualche colpo basso.

Un consiglio. Mentana dovrebbe sedersi a un suo tavolo e avere un po’ di fogli o almeno un tablet perché il suo ruolo non dovrebbe essere solo quello di fare domande e di provocare lo spettacolo di galli che si azzuffano ma anche di giornalista esperto e navigato che sappia dire all’intervistato, lei non ha risposto alla domanda, lei sta divagando, lei ha detto il falso perché le cose a me risultano diversamente.

Lo spettatore deve essere molto maturo e preparato per riuscire a decodificare i tortuosi discorsi che ciascun ospite rapidamente espone seguendo propri codici e presupposti per cui il significato che passa è aleatorio, se si pensa alla capacità di attenzione di uno spettatore alle 11 di sera. Alla fine, se si è molto attenti, si riesce al massimo ad essere confermati sulle proprie posizioni, ciascuno rinforzato sui propri pregiudizi per cui il proprio campione ha vinto il match e si è dimostrato più capace, più telegenico, più convincente degli altri che non sono della tua parte politica.

La quantità di informazioni è largamente sovrabbondante,  se dovessi raccontare il dibattito selezionerei solo pochissime idee, solo quelle che hanno  interagito di più con le mie convinzioni. Forse si può applicare anche ai dibattiti televisivi e al voyeurismo degli appassionati al genere, quanto sembra essere stato scoperto sugli effetti dannosi della visione sistematica della pornografia su internet: danneggiamento della memoria, regressione di alcune facoltà cerebrali e dipendenza.

Forse ha ragione Grillo a vietare ai suoi di andare in televisione perché la distorsione e la manipolazione del messaggio sono all’ordine del giorno. Ma è anche certo che se Grillo non ci mette la faccia sul televisore, se i suoi non saranno in grado di affrontare le baruffe televisive e le insidie dello stress da telecamera rimarrà con i suoi 20.000 iscritti alla rete, con tanti incazzati delusi che rinunceranno a votare.

Insomma se il Bersaglio è troppo mobile è difficilissimo far Centro. Ciò vale per lo spettatore che vuol capire ma anche per Monti che vuol far Centro.