Pericoloso amplificatore

Torno sul merito dell’intervista di Grillo a Mentana. Come ho detto sono stato deluso dal modo in cui Mentana ha condotto l’intervista, mi è sembrato che Grillo sia riuscito ha imporre la sua superiorità sia come capo di un movimento in crescita capace di imporre sconvolgimenti a livello continentale, sia come uomo di spettacolo che conosce le tecniche della gestione dell’immagine e delle dinamiche relazionali da intimidire anche il soggetto più smaliziato.

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Grillo ha riproposto il suo repertorio più noto con una maestria da grande attore per cui pur ripetendo un copione ormai consunto modulandone l’enfasi, l’estensione, le deduzioni e le controdeduzione è riuscito a rendere sempre nuovo e convincente il suo discorso.

Abilissimo nell’alternare il tono rassicurante della dolcezza con quello più ruvido dell’invettiva e della condanna, conduceva l’ascoltatore in un percorso perverso che assolveva i singoli ascoltatori,  ributtando su altri la responsabilità di quando collettivamente viene fatto. Un Savonarola che assolve a catalizza la rabbia del popolino indirizzandola contro le istituzioni pubbliche.

Il repertorio è esattamente quello che si può ascoltare al bar: soluzioni semplici e moralmente ineccepibili per ogni problema si possa presentare. Se avete modo di riascoltarlo inventariate ciò che ha detto sul debito: è stato fatto dai politici in modo immorale, è immorale e quindi siamo assolti se non lo paghiamo, la colpa è dei burocrati dell’Europa se ci costringono a pagarlo, il debito in realtà non esiste è un’invenzione delle banche, non paghiamo come hanno fatto la Germania, l’Argentina, la Grecia. Teorie aberranti che si sono insinuate in tanti discorsi di economisti paludati, di politici innovativi ed arrembanti, di signore in attesa di parlare con il consulente del borsino.

Proprio per la sua capacità di rendere verosimili e accettabili posizioni politiche ed economiche pericolosissime, un giornalista che è responsabile della intervista e che la veicola sui canali di diffusione di cui è direttore non può star zitto annuendo con un leggero sorriso imbarazzato, deve dire subito quantomeno che si può smettere di restituire un debito se non si ha più necessità di ottenere nuovi prestiti. E non è il nostro caso visto che abbiamo un deficit del 3% da finanziarie a nuovo ogni anno e almeno 200 miliardi di debito in scadenza da restituire/rinnovare ogni anno. Il nostro intervistato ha detto con leggerezza e naturalezza cose pericolosissime dal punto di vista finanziario che potremmo in futuro pagare a carissimo prezzo.

Dopo aver sparso acido corrosivo sui nostri portafogli, Grillo ha irrorato fiele su tutti, in particolare su Renzi, poi su Napolitano e Letta con la storia della cena dall’ambasciatore inglese. Mentana, forse emozionato dal colpo di scena del teatrante, ha dimenticato di fare la domanda più semplice: perché lei andava a colloquio dall’ambasciata inglese? perché siete andati in delegazione dall’ambasciatore americano? quali sono i vostri rapporti con i giornalisti stranieri?

Ma allora qual è la posizione di Grillo rispetto all’Europa e all’Euro? non l’ho capito. Alternava una visione rigorosa e convincente da europeista convinto, un nuovo Adenauer un novello De Gasperi a un sentimento di insofferenza e sfiducia che cerca di liberare il paese dai lacci e dai lacciuoli delle norme europee e dei vincoli di bilancio imposti dalla BCE e dagli eurocrati. Referendum contro l’euro per ottenere nuove condizioni, per avere uno sconto sul nostro debito, per socializzare il debito, per tornare a stampare moneta, forse. Irresponsabilità folle di chi, al sicuro dei suoi ingenti capitali, può giocare sulla pelle di poveracci così sempliciotti da avere speranza nelle sue incerte e contraddittorie teorie economiche.

Con chi si alleerà? il furbetto risponde, vedremo, io non li conosco ancora. Qui Mentana avrebbe dovuto insistere e chiedere,come non sa che cosa vuole il movimento di Le Pen, con lei si alleerebbe o lo esclude per motivi ideologici, visto che molti suoi elettori provengono dall’area di sinistra?

Il suo è stato un discorso, un monologo assistito da una spalla titubante, contenente un buon 70% di idee condivisibili di buon senso ma che servivano ad indorare un progetto aberrante che sostanzialmente punta all’autodistruzione come quello che taglia il ramo su cui è seduto. Tante cose buone che messe insieme costituiscono un minestrone lassativo indigesto.

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