Tanto va la gatta al lardo …

La serata di ieri  sulla 7 mi ha incollato alla poltrona dalle 8,30 fino a mezzanotte e … non ho sonnecchiato. Avrei moltissimi commenti, li espongo nell’ordine con cui hanno occupato le mie riflessione al risveglio di stamane.

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Il gatto ingordo

Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Penso a quello che é successo ieri sera a Mentana. Ha cercato lo scoop a tutti i costi per avere per primo un’intervista italiana a Grillo (non avrebbe avuto problemi se fosse stato un giornalista straniero) ma Grillo, essendo un vecchio e consumato uomo di spettacolo, ha imposto delle condizioni che non hanno prodotto un’intervista giornalistica ma uno show in cui il grande giornalista Mentana ha fatto la figura della comparsa timida ed impacciata, della spalla poco preparata che non sta ai tempi delle battute. Mentana non ha seguito una sua scaletta, non é stato incisivo, ha subìto le domande retoriche dello showmen, ha dovuto seguire la linea del discorso arrancando con precisazioni nominalistiche del tutto superflue. Cosí il gatto ingordo ci ha lasciato lo zampino della sua credibilità, della sua proclamata indipendenza e superiorità, mostrando quello che penso da tempo e che cioè la sua rete abbia tirato la volata al movimento di Grillo e che cerchi di farlo tuttora.

I gattini ciechi

Il gatto ha così invitato i suoi amichetti a spolpare il lardo che aveva sottratto dalla dispensa. I gattini ciechi si sono buttati sul pezzo succulento chi mordicchiando, chi azzannando, chi leccando. Fuor di metafora. Il dibattito in studio che è seguito all’intervista registrata un giorno prima e che era stata adeguatamente pubblicizzata nei canali giusti ai più alti livelli, è stato penoso, tutto un cesello sullo scoop, nello stile di Friedman, circa la possibilità che Letta stesse tramando contro Bersani e per incarico di Napolitano per impedire la soluzione che Bersani stava cercando di attuare con l’aiuto dei grillini, unica possibilità per evitare che si arrivasse al governo delle larghe intese. A mezzanotte ho spento perché ho verificato che quei soloni erano così complottisti da vedere solo quella dimensione nei discorsi di Grillo.

La tenda  rosso sangue

Sono curioso di vedere quanti noteranno questo particolare per me decisivo. L’intervista era registrata in un luogo imprecisato, sembrerebbe nella villa Toscana, quella in riva la mare, ma hanno  in modo improvvisato steso forse un copriletto o qualcosa del genere per nascondere la casa di Grillo. Quindi Grillo non ha voluto andare in uno studio in diretta, nessuno dei grillini lo fa normalmente, ma non ha voluto nemmeno che le telecamere violassero al sua intimità domestica. Scelta legittima ma indicatrice del tipo di rapporto che intende stabilire con i suoi interlocutori che poi siamo noi elettori: tu elettore non puoi conoscermi del tutto, non puoi vedere come sono fatti i miei soprammobili, i miei quadri, le mie librerie, i miei divani. La tenda messa cosí vicina ai protagonisti delimitava uno spazio angusto con le telecamere poste in posizione molto ravvicinata rispetto ai due protagonisti: a me è venuto in mente il clima delle interviste e delle foto del terrorismo rosso, un clima complottardo, asfissiante, ansiogeno, claustrofobico.

La registrazione

Mi è capitato più volte di partecipare a trasmissioni in diretta e so quanto sia ansiogeno e terrificante avere tempi limitati per esporre un concetto, senza la possibilità di correggersi sapendo che milioni di giudici implacabilità ti stanno a sentire. La registrazione dell’intervista con due telecamere fisse consente di produrre un film in cui difficilmente ci si può accorgere se ci sono dei pezzi tagliati. Mi diletto di montaggio digitale dei miei filmetti amatoriali e so quindi che l’aggiustamento di una intervista è la cosa più facile di questo mondo. Tendo a pensare che ci siano stati dei tagli e delle interruzioni ad esempio per consentire che il volto di Grillo fosse sempre privo di quelle goccioline di sudore che sono lo spettro di chiunque parli in pubblico. Nessuna incertezza nell’eloquio, nessuna parola mancante, gola e bocca sempre ben umettate. Ne esce un bel prodotto, luci giuste, immagine sempre a fuoco, capello morbido e lucente fresco di parrucchiere. Un profeta assennato, dolce, mansueto, saggio, pieno di idee di esperienze, di progetti, un nuovo padre della patria e dell’Europa.

Devo uscire, il seguito al prossimo post nel pomeriggio, se ci riesco.

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