Ignoranza, vittimismo, aggressività

Le terme dei papi di Viterbo chiudono il martedì per manutenzione e pulizia della piscina. Più di un mese fa siamo andati di mercoledì con il pullman pubblico che collega giornalmente Roma con le terme.

Al nostro arrivo la piscina era chiusa al pubblico perché stavano ancora immettendo acqua fresca. Nessuno ci ha dato una chiara spiegazione della difficoltà e tutti noi anzianotti innervositi dal tempo perso nell’attesa dell’apertura ci siamo messi ad esternare le peggiori considerazioni sull’organizzazione della piscina. Poi, finalmente a mollo nell’acqua calda, il mio cervello ha continuato ad elucubrare e a formulare tante ipotesi circa la situazione, compreso il calcolo del volume dell’acqua da smaltire e dei tempi necessari. Tutto inutile, mi convincevo sempre di più che eravamo stati presi in giro e che il ritardo dipendeva dall’inefficienza di qualche addetto.

Tornato a casa, racconto la disavventura a tavola e subito mio figlio, che conosce più chimica di me e le regole da rispettare in palestre e piscine, con semplicità mi spiega che i parametri da considerare  sono le diluizioni di certe sostanze nell’acqua e che quindi non occorreva ogni volta cambiare tutta l’acqua ma solo quella parte che consentiva di far ritornare la diluizione entro i parametri di legge. Quindi poteva succedere che fosse necessario ricambiare più acqua del solito e che ci potessero essere degli imprevisti anche in una procedura che si ripeteva  settimanalmente.

Perché vi racconto questa storiella? perché rappresenta fedelmente molte dinamiche che governano la babele in cui stiamo vivendo. L’ignoranza è alla radice di pregiudizi, aggressività, presunzione, invidie, odio.

Ignoranza e banche

Il caso del dissesto di alcune  banche costituisce il trionfo dell’ignoranza diffusa e della speculazione da parte di chi sa. Ovviamente tutti siamo in varia misura ignoranti perché l’argomento è complesso e il discuterne dovrebbe essere riservato a persone realmente competenti ma, ormai, complice anche  la rete, tutti ci sentiamo banchieri,  finanziari, tycoon.

Chi ha seguito il mio blog sa che a volte mi avventuro a scrivere di economia e finanza utilizzando concetti semplici, facendo i ‘conti della serva’.  Mi permetto di elencare alcuni semplici aspetti che sono volutamente  presentati  in modo distorto per aumentare l’ignoranza diffusa e accrescere il livello di risentimento del popolo.

Sulla confusione tra risparmiatore, correntista, obbligazionista ed azionista ho scritto in un precedente blog. In questi giorni l’uso di questi termini si è arricchito di una nuova categoria, quella dei truffati. L’immagine che si sta consolidando è quella di una sistema bancario tutto proteso a svuotare le tasche del malcapitato raggirandolo in mille modi, dal semplice impiegato, al direttore, al funzionario di alto livello. La vittima è sempre innocente, mai collusa o compiacente.

Brunetta ha rivelato una realtà che non immaginavo neppure: chi riceveva i mutui e i prestiti ne riceveva in maggior misura purché  si impegnasse  ad investire in obbligazioni subordinate emesse dalla banca stessa. Otteneva così un vantaggio economico dallo spread favorevole tra il tasso passivo del mutuo e quello attivo dell’obbligazione. Quindi molte ‘vittime’ non sarebbero incaute ‘Alici nel paese delle meraviglie’ ma interessati operatori economici e finanziari attratti dal facile guadagno.

Informazione e controlli

Alcuni giornalisti attaccano la Banca d’Italia perché non ha divulgato gli esiti delle ispezioni anzi ha concesso tempo alle banche perchè rimediassero ai dissesti e alle irregolarità rilevate provocando così un ulteriore peggioramento della qualità della gestione. Per salvarsi molte banche  hanno indotto i propri clienti a investire i loro soldi  nella banca stessa. Questi giornalisti non hanno visto Mary Poppins, non sanno quanto sia pericoloso per tutti il panico dei risparmiatori. La Banca d’Italia deve muoversi in modo riservato e prudente come l’intervista di oggi di Visco chiarisce molto bene.

Ma al di là della forma, i controlli sono stati efficaci e sufficienti? Ci hanno risparmiato mali peggiori o ne sono la causa indiretta? In effetti il potere mediatico, accusando quello finanziario e bancario di cattiva informazione e di debole controllo, si comporta come il bue che dice cornuto all’asino: il sistema informativo è parimenti responsabile della nostra diffusa ignoranza e del mancato controllo sociale sull’attività di gruppi di speculatori incapaci e corrotti.

Anzi, penso che i media siano responsabili della cattiva informazione che a volte  indirizza il lettore verso scelte economiche favorevoli al proprio editore di riferimento, altre volte alza polveroni e cagnare in cui il cittadino perde riferimenti per capire e giudicare. In questo momento il polverone è più fitto che mai perché si intrecciano molti interessi contrastanti: l’antirenzismo militante, la destra in crisi dietro all’estremismo di Lega e Fratelli d’Italia, il moralismo dei salvatori della patria, la rabbia dei giovani senza lavoro, la paura dei vecchi insicuri e indifesi davanti alle migrazioni dirompenti, i venti di guerra che soffiano da ogni dove. In questo marasma i nuovi salvatori della patria hanno elevato la Boschi e la sua famiglia ad emblema del tracollo di ogni morale pubblica spostando l’attenzione su un dettaglio marginale che impedisce di capire il quadro d’assieme.

Controllo prossimale

Molti di noi anziani abbiamo per anni visto nella stampa il vero controllo democratico del principe ma dopo mani pulite non solo si è incrinata la fiducia nelle forze politiche ma anche nella stampa che è scesa in campo dietro ad un potente editore. Ai cittadini è stato detto che potevano esercitare direttamente il controllo con una struttura dello Stato più decentrata e più ritagliata sul territorio. Dietro alla Lega che minacciava la secessione fu varato un federalismo, una devoluzione che doveva consentire al cittadino di controllare direttamente le strutture più prossime ai propri bisogni.

Fine del localismo

Anche la vicenda delle banche, di queste piccole banche legate al territorio, dimostra che quella scelta fu illusoria ed inutile. Come illusorio, inutile e pericolosa è l’idea di farlo attraverso la rete (Grillo). Il cittadino medio non controlla, ne sa controllare, nemmeno i conti del condominio. Il cittadino medio se ne frega delle regole ed è attento solo ai suoi interessi e a quelle del suo clan o della sua famiglia. Ora riscopriamo che la Banca d’Italia serve, che non possiamo far a meno dei carabinieri, come dei giudici, come delle carceri, che sentiamo come non mai la necessità di gente competente, capace di farsi capire, che conosce i problemi e li sa risolvere e si compiace se la soluzione l’ha trovata l’avversario.

Abbiamo bisogno di regole chiare, semplici e abbiamo bisogno che chi rompe paga e i cocci sono suoi. Mi ha fatto pena Landini (ho cancellato anche lui dalla lista delle persone stimate) che a ‘di martedì’ non ha saputo far altro che ripetere ossessivamente che i risparmiatori andavano rimborsati, senza riuscire ad articolare una analisi che discernesse le varie posizione e le relative responsabilità.

Diversione

Naturalmente in un quadro confuso nulla di meglio di manovre diversive: buttare su altri le responsabilità, in genere su un’istanza superiore è la tecnica usata per liberarsi dalle proprie responsabilità: l’impiegato che ha turlupinato il cliente l’ha fatto perché altrimenti avrebbe perso il posto, il dirigente perché doveva salvare la banca, il banchiere perché doveva salvare il territorio … il governo per colpa dell’Europa …

Il rosario potrebbe continuare, tutti colpevoli, nessun colpevole. Ora finalmente si è trovato un buon argomento che salva tutti: la colpa è della Merkel e il nostro Mattia il gradasso la prende di petto in piena riunione dei capi di governo europei. Quei cattivi dei tedeschi hanno sanato le loro banche con il permesso dell’Europa ed ora a noi non è concesso. Ci fosse uno che spiega bene la questione: nella crisi del 2008 la tossicità dei titoli americani era notevole nel sistema bancario francese e tedesco mentre quello italiano era meno infettato.  Ciò non solo perché le nostre banche avevano regole piuttosto ferree nella concessione dei mutui ma soprattuto perché l’Italia non aveva eccedenze finanziarie da investire in titoli americani. Francia e Germania intervennero con fondi statali nazionali che furono prestati alle rispettive banche mentre l’Italia era alle prese con il proprio debito pubblico in crescita dirompente. Da quella crisi finanziaria sono passati vari anni con una riduzione della produzione industriale del 25%.  C’è poco da fare, le vittime frignanti invidiose dei cugini nordici che lavorano, fanno soldi e accolgono pure gli immigrati (creando PIL) inutile prendersela con la famiglia Boschi, occorre diventare adulti e responsabili affrontando con il passo giusto i problemi gravi che abbiamo (sì, ma Letta lo abbiamo esiliato a Parigi).

Procurato allarme

Una volta era un reato, se non ricordo male. Ai giorni nostri è lo sport nazionale si parla di istituzioni fondamentali per la nostra sopravvivenza con leggerezza e spesso con totale ignoranza, con la presunzione di chi vede soluzioni semplici e lineari senza conoscere le controindicazioni, i rischi, i vincoli. Certo, abbiamo esiliato dai nostri schermi i competenti e lasciato gli arrabbiati, i vocianti, gli isterici, gli uomini, dello spettacoli, i guitti, i virtuosi della battuta ad effetto, i capipopolo eversori, i faccendieri internazionali.

Ora che tutto è stato criminalizzato e spettacolarizzato, il cittadino è invitato a farsi giustizia da sé, o meglio, ad armarsi di carta bollata e fare esposti e denunce rivolgendosi al giudice penale. I media spiegano a questo popolo di investitori un po’ avidi, in parte raggirati, e che forse perderanno tutto, che il papà cattivo ha fatto una norma che impedisce azioni di rivalsa diretta finché i commissari liquidatori di concerto con la Banca d’Italia non abbiano chiuso i loro lavori. Vittime, sono vittime. Nessuno spiega loro che se in una lite civile si innesca una responsabilità penale, il processo civile si interrompe finché quello penale non è finito. Quella norma restrittiva non sarebbe quindi una cattiveria del papà corrotto ma una cautela che assicura una più veloce risoluzione del dare ed avere dei soldi che dovrebbero tornare ai legittimi proprietari se sono recuperati in tempo.

2 thoughts on “Ignoranza, vittimismo, aggressività

  1. Condivido completamente la tua analisi e le tue critiche sul ruolo dei media nel nostro Paese. Ad ulteriore supporto aggiungo due elementi:
    – la vicenda dei canti di Natale, sulla quale tutta la stampa (dico tutta!) fornì informazioni parziali e distorte, ignorando ostentatamente la lettera del Preside all’USR che spiegava la vicenda.
    -i sondaggi internazionali, che descrivono i cittadini del nostro Paese come coloro che si percepiscono come i più infelici del mondo (più che in tanti poverissimi Paesi africani!!). Secondo alcune analisi, questa percezione è dovuta all’abitudine della stampa nostrana di dare acriticamente enfasi a qualunque evento negativo o problematico, ignorando completamente ben più interessanti fenomeni virtuosi di innovazione, di volontariato, di buona amministrazione, ecc. che restano nel sommerso, dando così l’immagine di una realtà sociale molto peggiore di quella reale.

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