Come l’IMU

Dare 80 euro a chi guadagna meno di 1500 euro al mese è diventato ormai un imperativo categorico, una necessità immediata per cui tutto sembra passare in secondo piano. Trovare 10 miliardi in un bilancio che è già stato ritagliano per stare molto stretto, insufficiente per i bisogni delle amministrazione e dei servizi al cittadino, troppo prodigo per gli impegni presi in Europa, troppo in deficit per i creditori che hanno in mano i buoni del tesoro che hanno inondato il mondo della finanza.

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Arriva il giovane virgulto che si innamora di un’idea e la vuole imporre perché è convinto che è il toccasana miracoloso: si ripropone esattamente lo stesso schema dell’IMU che fu una spina nel fianco del governo Letta per l’ostinazione con cui la destra ne volle l’abolizione sulla prima casa. Come per l’IMU l’incertezza della copertura, allora si trattava di racimolare solo 5 milardi, l’incertezza di questi giorni la paghiamo già nel sentimento diffuso di maggiore precarietà di tutti anche di chi guadagna bene, di chi si sentiva al sicuro dentro la pubblica amministrazione, di chi con 80 euro ci fa poco se rimane precario.

Il problema è che Renzi non ha capito il senso politico della riduzione del cuneo fiscale sui redditi bassi: non è solo un problema di giustizia redistributiva o di attivazione dei consumi ma la riduzione del cuneo sulle fasce di reddito basse potrebbe essere soprattutto un fattore di crescita del PIL se serve a far emergere e rendere accettabile per gli italiani lavori che altrimenti restano nell’area del nero e sono riservati agli immigrati più o meno illegali.

Ho capito la questione da poco, confesso, e ne ho scritto nel post Cuneo per chi?. La mia ingenua e semplice proposta è quella di ridisegnare la curva delle aliquote abbassando le aliquote minime e aumentando le più alte in modo che l’operazione cuneo fiscale sia a saldi invariati per il bilancio dello Stato. Questo comporterebbe l’aumento delle tasse per i più ricchi ma in compenso non si ventilerebbero 85.000 esuberi e licenziamenti nello Stato né si parlerebbe di tagli populistici anche  delle pensioni medie e di altre amenità che hanno il solo effetto di raggelare il sentimento generale orientandolo al pessimismo, alla rassegnazione, alla depressione. Altro che aumento dei consumi, i ricchi continueranno, anche legalmente, a investire all’estero, (non serve mettere i bigliettoni nelle mutande e passare la frontiera con la Svizzera, basta avere un account di una banca online e si opera sulle borse di tutto il mondo, si compra in Africa come a Berlino) i meno ricchi risparmieranno di più, i poveri rimarranno tali.

Siccome il nostro premier per poter essere veloce è anche superficiale, non ha chiarito bene se il beneficio degli 80 euro sarà uguale per tutti o se, derivando da un abbassamento dell’aliquota, sarà decrescente al decrescere del valore del compenso. E’ stata ventilata la possibilità gli 80 euro si ottengano con innalzamento della detrazione di imposta. Anche questa soluzione ha una ovvia controindicazione: che succede se si guadagna 1501 euro al mese? 1 euro in più in busta paga vuol dire 80 euro meno in tasca. Insomma occorre chiarire non solo come si gestisce la cosa per i redditi molto bassi, i cosiddetti incapienti, quelli che hanno un reddito annuo inferiore a 8000 euro, ma anche come si elimina il gradino dai 1500 euro in su.

Ovviamente i miei lettori di fede renziana diranno che queste sono le solite complicazioni burocratiche che impediscono il fare, che anch’io sono tra quelli che dicono ‘si è sempre fatto così’.

La questione è molto complessa e non pretendo di parlarne senza averne la competenza ma ripeto ciò che ho capito e rimando ad altri articoli per gli approfondimenti: per eliminare il gradino della soglia 1500 euro di reddito mensile occorre toccare la detrazione in modo che abbia un andamento decrescente all’aumentare del reddito stesso. E’ ciò che accade già ora, le detrazioni sono decrescenti fino all’azzeramento per redditi alti. L’effetto paradossale,  gli autori che citerò lo spiegano bene, è che la curva delle aliquote marginali effettive cresce rapidamente per i redditi medi e poi decresce per i redditi più alti. Questo effetto sarebbe ancor più evidente se la riforma renziana del cuneo si basasse tutta sulle detrazioni e se volesse evitare il gradino dei 1500 euro.

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tabella tratta dal terzo articolo citato in calce

L’effetto paradossale è che l’aliquota marginale progressiva innalzata per i redditi medi disincentiverebbe l’emersione del nero e dei numerosi redditi marginali che potrebbero far superare lo scaglione di appartenenza. E questo accadrebbe proprio per quei redditi medi più frequenti le cui variazioni hanno un peso più grande sulle variabile aggregate della nostra economia. Insomma, c’è il rischio che per salvare ancora una volta i veri ricchi, si tassi di più soltanto il ceto medio senza favorire realmente i più poveri ai quali per effetto dei tagli si ridurrebbero comunque i servizi. 

Chi ci volesse capire di più può leggere

Non tutti i “poveri” sono uguali davanti a Renzi

A chi vanno i 1000 euro del presidente Renzi

Riduzione irpef per favore fatela bene

One thought on “Come l’IMU

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