Cuneo per chi?

Questa mattina credo di aver capito qualcosa di nuovo che vorrei condividere con i miei lettori. Forse una banalità per molti, ma ormai non temo di apparire ignorante ed ingenuo.

Uno dei punti programmatici del nuovo governo Renzi è l’abbassamento del cuneo fiscale. Non è una novità, se ne parla da moltissimo tempo forse da più di dieci anni, fu motivo di irrisione da parte di Renzi del misero 15 euro di riduzione mensile delle tasse che nominalmente  la finanziaria di Letta metteva in tasca ai dipendenti. Lui sarebbe arrivato a 100 euro con un po’ più di coraggio, Squinzi lo pose come una urgenza immediata per liberarsi dell’IRAP e di Letta. Ora alla resa dei conti Taddei, l’esperto economico di Renzi, propone cifre più ragionevoli e prudenti, si vedrà cosa si può fare …

busta_paga

Sin qui nulla di nuovo. Ma questa mattina ho letto un bell’articolo di Phastidio.net un quotidiano di politica economica che seguo con interesse. Non intendo parafrasare l’articolo che è accessibile e facile per chiunque sia interessato a leggerlo ma raccontare ciò che ho scoperto, l’elemento per me nuovo.

Intanto la questione non è banalmente italiana ma europea. In Europa la questione è però impostata in modo diverso al comune sentire italiano. In genere noi pensiamo, io pensavo fino a questa mattina, che la questione fosse genericamente che la tassazione sul lavoro dipendente fosse eccessiva e che il divario tra il costo per il datore di lavoro e la busta paga del dipendente fosse eccessivo, riducendo le imposte si riduce il costo del lavoro e i padroni sono più invogliati ad assumere in Italia e non delocalizzano.

Per l’OCSE e per l’UE la questione è profondamente diversa. Il cuneo fiscale da ridurre non è genericamente su tutti i redditi ma solo sui redditi bassi, quelli che convenzionalmente sono sotto la soglia del 67% del reddito medio. Perché? Perché c’è una quota sempre più vasta di lavori con scarso valore intrinseco e di lavoratori con bassa qualificazione specifica che sono espulsi dal mercato regolare e sono relegati alle prestazioni non garantite in nero o riservate ad immigrati privi di diritti sindacali tutelati. Insomma bisogna recuperare, raschiando il fondo del barile, quelle opportunità marginali di lavoro che però potrebbero far crescere significativamente gli indicatori economici generali. Questo concetto del recupero del lavoro disperso e ultraprecario l’avevo chiaro quando nelle mie proposte di programma di governo avevo inserito l’uso esteso dei voucher.

Il grafico seguente colloca la situazione italiana del cuneo fiscale nel contesto . Attenzione, la statistica riguarda i redditi bassi.

Tax-Wedge-Low-Earners

Tax-Wedge-Low-Earners

Il discorso è molto complesso e non mi addentro oltre. Vengo però ai risvolti politici di un generale malinteso sul problema.

La confindustria, i datori di lavori in genere vogliono una riduzione della tasse tout court, anche per se stessi (IRAP) che certamente non hanno un reddito basso. Data l’entità dell’intervento  ci sono due alternative, anzi tre:

  1. ridurre i costi dello Stato tagliando gli sprechi, soluzione spending review di Cotarelli
  2. sfondare il tetto del 3% aumentando il deficit annuale e quindi il Debito pubblico con il beneplacito della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea
  3. uscire dall’Europa, tornare alla lira, stampare moneta.

Tutti sono d’accordo sulla riduzione delle tasse, non solo quelli che le pagano ma anche quelli che non le pagano perché evadono e quelli che non le pagano non avendo reddito sufficiente (i grulloscones)

batman

Le prime tre strade sono piuttosto impervie e pericolose per cui nel dibattito sulla questione sono stati esplorate altre soluzioni per trovare le coperture:

  1. vendere alcuni beni dello Stato con le privatizzazioni,
  2. recuperare, tagliando le pensioni calcolate con il sistema retributivo.

Smetto qui l’elencazioni delle soluzioni e vi dico l’insight di questa mattina: se il problema sono i redditi bassi e se il totale del prelievo fiscale non si può ridurre, dato lo stock di Debito accumulato negli anni, basta allora ridisegnare la curva delle aliquote:

  1. ridurre le aliquote più basse e aumentare a compensazione le aliquote alte o reintrodurre una nuova aliquota massima (il contrario di ciò che fece Berlusconi con la riduzione delle aliquote),
  2. elevare il prelievo sulle rendite finanziarie portandolo al valore della media europea,
  3. annullare i contributi e i trasferimenti vari alle aziende (ipotesi Giavazzi) destinando il risparmio alla riduzione dell’IRAP non più legata al numero di dipendenti.

Sono consapevole che io per primo dovrei pagare più imposte ma ciò sarebbe non solo eticamente ma anche economicamente preferibile al rischio del default tanto cercato da Grillo, sarebbe preferibile  alla progressiva desertificazione del nostro sistema produttivo e lo farei con gioia per non vedere l’allungamento delle file di poveracci  ai centri di assistenza.

PS E’ anche per questo che sono rimasto deluso dal renzismo presentato in Parlamento, nulla che ispirasse un tratto costitutivo della sinistra vera, la solidarietà e la partecipazione comunitaria.

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