I voucher per lavorare

Riprendo le mie riflessioni su ciò che si dovrebbe fare per uscire da questa fase di stallo dell’economia.

Manca il lavoro?

Il tema più evidente e discusso è quello della mancanza di lavoro, di mancanza di lavoro stabile, dello scarso valore economico della retribuzione prevista per chi lavora come dipendente.

Il governo Monti ha cercato di ridurre i vincoli per i datori di lavoro nella speranza che i licenziamenti più facili possano facilitare le assunzioni. L’operazione non è andata a buon fine per l’ostilità dei sindacati e di parte delle forze politiche per cui la situazione è forse peggiorata. Un aumento della complessità del mercato del lavoro e il ritardo di qualche mese delle decisioni hanno reso inutile quel po’ di liberalizzazione prevista, una medicina inutile in un mercato ormai privo di voglia di reagire.

Estendere e semplificare i voucher

Una delle cose buone dell’ultimo governo Berlusconi è l’istituzione dei voucher a disposizione dei privati per pagare prestazioni di lavoro a tempo in ambiti in cui la occasionalità è fisiologica: lavori stagionali in agricoltura, badanti, collaboratori domestici, giardinaggio, piccole incombenze. A me non sono serviti ma ho avuto modo di seguirne l’iter attuativo che con il passar del tempo è diventato sempre più farraginoso e complicato per cui pochissimi sono coloro che, per stare in regola, lo utilizzano mentre molti continuano a preferire la prestazione veloce in nero.

L’evasione fiscale e contributiva

L’evasione fiscale continua ad essere massiccia nonostante l’emersione di qualche caso eclatante di evasore totale che aveva accumulato nel tempo capitali ingenti. Ciò che non emerge è la lezione privata, la visita del medico specialista, la consulenza dell’esperto, il lavoretto dell’artigiano, l’intervento dell’idraulico, dell’elettricista, il caffè con cornetto del bar accanto etc. Se provassimo a calcolare quanto esce all’anno dalle nostre tasche e diventa reddito per altri senza lasciare tracce per il fisco e lo rapportassimo al totale della spesa ‘tassata’ avremmo un buon indicatore della percentuale di PIL che sfugge alla contribuzione previdenziale e al fisco. Voglio dire che l’economia in nero non è solo quella gestita dalla malavita organizzata ma è supportata dalle piccole scelte quotidiane da ogni cittadino che ritiene che evadere sia un diritto e quasi un dovere se non si vuol passare per stupidi.

Risparmiare sulla burocrazia

Un pagamento in nero non solo mi fa risparmiare un bel po’ di tasse masoprattutto mi evita molte seccature e complicazioni, quanto meno mi evita il costo del commercialista e del consulente del lavoro.

Innescare un rapporto di lavoro anche temporaneo è complicato per cui per evitare di sbagliare o leggi tomi di regolamenti e contratti o ti affidi all’esperto o al sindacato con dispendio di tempo e di danaro. Ciò che pesa sul contribuente è soprattutto la sensazione che comunque fai sbagli che in ogni caso sei scoperto e che se anche affidassi i tuoi conti a un commercialista il rischio dell’errore che può emergere anche  dopo qualche anno è sempre incombente. Insomma meglio evadere.

Cosa ha semplificato Calderoli?

Calderoli, l’autore del porcellum che tuttora si dà da fare nella riforma elettorale che tiene il sistema con il fiato sospeso, per tutto l’ultimo governo Berlusconi doveva semplificare la macchina dello stato. Ha organizzato la sceneggiata dell’incendio dei pacchi di carta straccia ma non è chiaro cosa abbia semplificato. La sensazione è che molte procedure si siano affastellate a volte in modo contraddittorio. La burocrazia che deve tradurre le leggi in regolamenti e procedure sembra essere sempre meno fedele e se può complica con cavilli e dettagli che farebbero disperare anche chi ha scritto le leggi.

Usiamo il bancomat o il personal di casa

Se andassi al governo generalizzerei subito l’uso del voucher. Scusate, ma qualche lettore pensa che io stia parlando dei voucher per pagare gli alberghi? Sto parlando di una cosa molto simile che funziona grosso modo così. Io datore di lavoro verso alla Posta una somma e ottengo dei voucher, somiglianti a un libretto degli assegni con i quali pagherò i miei prestatori d’opera. Se devo dare 100 euro lorde al ripetitore di matematica di mio figlio gli consegnerò 10 voucher da 10 euro. Il prof andrà alla posta per ritirare la sua spettanza e incasserà  70 euro poiché le poste invieranno per suo conto 20 di trattenuta d’acconto al fisco e 10 di versamento contributivo (Le percentuali sono inesatte ma servono qui solo per capire il meccanismo). La procedura sarebbe semplice, affidabile e applicabile a qualsiasi prestazione sia lunga e consistente o brevissima e di scarso valore.

Questa procedura si può semplificare ulteriormente: farei una convenzione con le banche, con il bancomat. Già ora pagando con un bonifico ho un pagamento certificato che identifica sia il pagatore sia il percettore. Il bonifico bancario, eseguibile con opportuni adattamenti anche attraverso gli sportelli bancomat o tramite gli accessi online delle nostre case, potrebbe rilevare anche la natura del pagamento, basta un semplice campo aggiuntivo. Se nell’esempio del docente ripetitore di mio figlio disponendo del suo IBAN posso pagare 100 euro indicando nel bonifico che è un compenso per una prestazione di lavoro, e sul suo conto arriverà 70 euro mentre sul conto personale del professore all’INPS arriveranno 10 euro e su quello del fisco arriveranno 20 euro, con al dichiarazione aggiuntiva che sta guadagnando 90. Qualche frazione di secondo e tutto è fatto. Alla fine dell’anno il fisco scriverà al prof dichiarando che risultano n pagamenti per un totale x. Caro contribuente, lei ha 30 giorni per correggere, integrare o chiedere la deduzione per le quali ha diritto e che non sono state registrate nel sistema.

Qualcuno dirà: ma il vecchietto che non usa internet a casa? ci sarà comunque l’attuale modalità cartacea, ci sarà il figlio o il nipote che accederà al proprio conto corrente e procederà al pagamento indicando gli estremi del pagatore e del percettore, ci sarà il commercialista o il patronato che potrà provvedere senza troppa carta, versamenti controlli, registri, schedari, certificati.

Rendiamo più facile dare lavoro

Ma cosa c’entra tutto ciò con la mancanza di lavoro? Intanto troppa gente si guarda dall’intraprendere in Italia per la complicazione delle regole, per la rigidità dei vincoli e delle garanzie sindacali, per i costi aggiuntive per stare a posto con tutti coloro che a vario titolo sono implicati, c’è una quantità considerevole di lavoro utile al funzionamento della società che sfugge dalle statistiche che è disponibile solo a stranieri trattati come schiavi nascosti in tuguri che gridano vendetta al cospetto di Dio, c’è una quantità considerevole di contribuzione fiscale e sociale evasa che potrebbe generare nuovo lavoro stabile e dignitoso se diventasse gettito.

Questa semplificazione del bonifico/voucher sarebbe utile anche alle aziende che pagano stabilmente tanti addetti riducendo i costi riflessi ma soprattutto renderebbe socialmente ed economicamente più utile quel lavoro precarissimo che ora non viene considerato come lavoro.

Sono preoccupato quando si promette tout court la stabilizzazione del precariato, ma di questo cercherò di tornare su un prossimo post.

Per chi è riuscito a leggere fino in fondo sperimentiamo un po’ di interattività. Grazie a chi risponderà.

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6 thoughts on “I voucher per lavorare

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