La grande illusione

In queste ore Mattia il gradasso sta organizzando il botto, la cura da cavallo, lo shock positivo che dovrebbe risvegliare il corpaccione tramortito della società italiana, scusate la confusione, della cittadella assediata. Mattia aveva stravinto su tutti i fronti, la popolazione si era convinta che lui ormai era l’ultima spiaggia, che sarebbe riuscito ad imporre un nuovo entusiasmo al suo esercito e avrebbe  liberato la città dal giogo opprimente dei creditori che dalle colline sovrastanti la città ogni tanto facevano capolino e mandavano segnali di fumo.

Nelle prime settimane di comando non era stato un minuto fermo. Era andato anche a Bruxellia alla corte dell’imperatore e pure lì non si era smentito: aveva proclamato che sapeva come fare e che la cittadella con i propri soldi avrebbe fatto quel che voleva. Un principe finnico della corte di Bruxellia  lo aveva ammonito ricordando che ai conti e alla matematica non si scappa, che prima o poi, con le buone o con le cattive i debiti vanno onorati altrimenti si può finire male come la lontana città di Kiev proprio in quei giorni dimostrava.

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“L’illusionista” di Sylvain Chomet un capolavoro disegnato sul personaggio di Jacques Tati

Così oggi è rinchiuso nel suo palazzo a leggere molti documenti lasciati dai generali di Henry e a scrivere i nuovi editti per rimettere i cittadini al lavoro. La grande illusione ormai stava esaurendosi, bisognava scoprire le carte, dire con chiarezza dove avrebbe trovato il denaro per riattivare i traffici e rianimare l’economia della città. Il popolo continuava a sperare e a credere, girava voce che in realtà Mattia fosse un mago capace di fare miracoli veri e non un illusionista, molti si stavano convincendo che Mattia somigliasse sempre di più al vecchio Silvius barone di Arcore, un misto di magia e di illusione capace di abbindolare il popolino per decenni  con l’auto determinante dei facitori di opinione.

Questa antica storia della cittadella assediata dovrebbe insegnare molto al nostro giovane Matteo Renzi ma purtroppo questa sua generazione di giovani presuntuosi che ha voluto rottamare un pezzo di storia del proprio partito non è capace di guardarsi indietro almeno per evitare gli errori già commessi da altri.

Matteo in questi giorni é entrato in polemica anche con Saccomanni, ex ministro del tesoro, facendo capire che i dati inseriti nella legge finanziaria che regola il bilancio dello Stato di quest’anno sono fasulli e da rivedere¹. Saccomanni si é dovuto difendere spiegando la differenza tra stima ed obiettivo: se ho capito bene, il precedente governo Letta aveva già fatto una previsione di crescita per il 2014 ottimistica, messa in dubbio da Bruxelles ma alla fine accettata, per cui il barile delle flessibilità della previsione era già stato ampiamente raschiato. In altre parole, quello che si poteva fare nell’impostare il bilancio di previsione era stato fatto, qualsiasi altra forzatura del bilancio avrebbero sforato quei limiti  scatenando le procedure di infrazione da parte dell’UE.

Una cosa analoga era successa con Tremonti che succedeva nel 2001 a Visco al Tesoro nella passaggio da Amato  a Berlusconi. Berlusconi aveva promesso in campagna elettorale 500.000 nuovi posti di lavoro molto velocemente attraverso l’aumento del numero degli addetti che costituiva la soglia per applicare lo statuto dei lavoratori. Una specie di Jobs act. Il miracolo doveva avvenire anche attraverso la riduzione delle tasse, la diffusione dell’ottimismo dei consumatori e del liberismo per gli imprenditori. Tremonti pensò bene di andare direttamente in televisione e all’ora di cena spiegò con tanto di grafico agli italiani che nel bilancio c’era un buco imprevisto e che il bilancio dello Stato  era truccato. Poco importa se ciò fosse vero o falso, l’effetto fu quello di raggelare la predisposizione dei cittadini a spendere o ad investire, il sentimento generale fu pessimizzato e, certamente anche per questo, il miracolo promesso dell’illusionista Berlusconi non si realizzò. E’ Vero, anche i sindacati non collaborarono mettendosi di traverso sull’articolo 18 …. Caro Renzi, e tu ti rifiuti di parlare con la Camusso? Lei ora tutte le sere sta in televisione e ti aspetta al varco.

Se potessi parlare con Renzi gli direi:

  • lascia stare quello che ti ha detto Iachino e  i maghi della finanza anglosassone,
  • risolvi il problema del fiscal compact introducendo subito la patrimoniale secondo il progetto RB
  • riduci la tassazione solo dei redditi bassi (assumi la definizione europea) e compensa il mancato introito con l’aumento dell’aliquota sui redditi alti, leggiti la mia proposta,
  • prometti che per questa legislatura non toccherai il diritto del lavoro,
  • metti a concorso ed assegna a tempo indeterminato tutti i posti ora occupati da precari nella pubblica amministrazione,
  • semplifica le norme eliminando ciò che non ha un equivalente in Germania o Olanda,
  • taglia i sussidi e gli incentivi alle aziende secondo la regola che se gli imprenditori vogliono arricchirsi devono rischiare.

Caro Renzi la vera cura è aprire gli occhi, spegnere i riflettori, riflettere con cura riprendere a camminare con passo lento e cadenzato, sull’orlo del burrone non è consentito correre e accelerare, bisogna guidare con prudenza.

¹regola banale di ogni nuovo insegnante di ogni nuovo preside, non smentire l’opera del predecessore, ciò insinua il dubbio che anche lui possa sbagliare.

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