Complotti mediatici

Ieri mi trovavo in autobus a piazza Fiume quando due cortei di macchine blu e della polizia si sono incrociate a sirene spiegate. In genere la reazione del passeggero medio è di fastidio per il rallentamento del traffico ma in questo caso la circostanza che i cortei si incrociassero quasi ci fosse un traffico di cortei ha acceso qualche sorriso, ha rianimato il clima sonnacchioso del tardo pomeriggio. Così, una signora vicina a me spiega che erano gli ospiti della conferenza sulla Libia e che c’erano a Roma i due  ministri degli esteri degli Usa e della Russia. La signora prosegue dicendo che questa volta sulla crisi Ucraina lei era d’accordo con Putin e che era molto delusa da Obama. Mi sono immediatamente inserito e così, come dice Lucilla, mi sono messo a fare anch’io l’influencer: sapendo di essere ascoltato da coloro che erano più vicini ho approfittato per dire ciò che pensavo sulla vicenda.

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Ieri mattina leggendo vari articoli sulla rete avevo scoperto che alla radice del problema Ucraina c’è anche la questione finanziaria: il paese rischiava e rischia il default del debito pubblico se non trova il modo di rinnovare circa 15 miliardi di buoni del tesoro¹. Scopro che la Russia aveva da settimane ridotto il prezzo dell’energia per alleggerire il debito, leggo che la Russia aveva offerto un aiuto finanziario …

Queste notizie, anche se prese con beneficio di inventario perché sulla rete la bufale sono sempre in agguato, mi offrivano una nuova prospettiva, un diverso modo di interpretare gli scontri di piazza Maidan, le notizia sulla presunta invasione russa, le indiscrezioni sullo scontro tra le super potenze. Capivo anche perché sentivo così vicina l’Ucraina, non solo perché sentivo quella gente come fratelli meno fortunati, non solo perché vedevo sul campo gli effetti del populismo esacerbato e degli odi emotivamente ingigantiti di cui anche noi siamo da alcuni anni affetti, ma perché lì potevo vedere in piccolo lo scenario economico che si potrebbe verificare anche da noi se scegliessimo di fare gli autarchici con una moneta nazionale che nello scontro tra potentati e potenze sarebbe soccombente.

La signora dell’autobus aveva letto sul Giornale la storia dei cecchini e del fuoco amico che aveva aggravato la tragedia di piazza Maidan con centinaia di morti ammazzati. Io non sapevo nulla e leggo la notizia questa mattina ma non mi sorprende moltissimo perché, seppur con fatica, ero riuscito a capire che le famose forze democratiche filo europee in realtà erano forze antirusse infiltrate da nazionalisti irriducibili e da neonazisti. L’angelo biondo con le trecce mi è apparsa allora per quello che probabilmente è: una nazionalista di destra che ha preso il potere con la violenza della piazza e che fa di tutto per scatenare una guerra tra le super potenze per avere vantaggi pro domo sua.

Non so se questa è la lettura giusta della situazione. So che per settimane sapevo poco, troppo poco, per alcuni giorni sono stato bombardato da servizi televisivi distorcenti che formalmente documentavano l’invasione della Crimea facendo capire, anzi sostenendo, che le forze russe avevano invaso la Crimea, riprendendo ed intervistando signori in divisa, ma senza insegne e stellette, disposti di fronte alle caserme dell’esercito ucraino. Ovviamente erano formazioni paramilitari degli ucraini di lingua russa che dopo Maidan e dopo le decisioni del nuovo governo di mettere al bando addirittura la lingua russa erano usciti dalle loro case, si erano fatti vedere pacificamente nelle loro strade per difendersi.

Insomma non sarebbe male che qualche attento commentatore politico o qualche recensore o meglio qualche ordine professionale visionasse attentamente questi servizi televisivi per verificare se non ci siano gli estremi di violazioni della deontologia professionale dei giornalisti. Ma forse sono io che non sono abbastanza attento e analitico e forse sono troppo incline a vedere tutto come un complotto della stampa.

1 Quando, prima del governo Monti, abbiamo rischiato il default, l’Italia avrebbe dovuto rinnovare nel giro di pochi mesi 200 miliardi di euro.

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