Si riparte

Il clima festivo o l’influenza stagionale mi hanno tenuto lontano da questo diario, forse è stato anche il clima politico incerto, che sembra sospeso tra le consuete panzane del grasso giullare, la deriva ondivaga del pregiudicato per frode fiscale, le corse mediatiche del tenero virgulto che si è impossessato del maggior partito. Riassumo in poche rapide note quello che avrei voluto scrivere nei giorni scorsi e che ho tralasciato.

Il discorso del Presidente

In casa nostra abbiamo ascoltato il discorso del presidente Napolitano in religioso silenzio, con attenzione e commozione. Non so se abbia deciso il regista o il presidente stesso ma la ripresa ravvicinata del suo volto ha consentito di cogliere anche le più lievi incertezze, i segni di una fatica che questo padre infaticabile sta affrontando a favore di una cittadinanza sempre meno capace di capire. Dico ciò perché siamo caduti così in basso che alcuni stupidi gonzi ci hanno tenuto a dichiarare che la sera del 31 avrebbero ascoltato o fatto altro.

Lo spread e l’economia

Lo spread è sotto quota 200, ha fatto bene Henry il leone a rimarcarlo in una intervista da palazzo Chigi sul TG1. Solo due anni fa stava schizzando oltre quota 500 verso valori di non ritorno e di default. Quando Monti diceva che si poteva tornare sotto 200 a costo di sacrifici nessuno ci credeva e alle elezioni è stato bastonato. Il Tg7, che ormai vedo poco per la sua ambiguità grillesca, ha dato la notizia leggendo le dichiarazioni di Letta come fossero una velina ministeriale da prendere con le molle. La realtà è che una serie di buone notizie non vengono date e che ossessivamente tutti gli organi di informazione ripetono la litania delle disoccupazione e dello sfascio della politica e delle istituzioni. E se la bilancia commerciale è positiva, se cioè esportiamo più di quello che importiamo, la cosa è vista solo come indice dell’impoverimento di larghi strati della popolazione.

Tra due mesi ci diranno che il mercato immobiliare ha ripreso vigore. Ne sono certo, dal 1 gennaio la tassa di registro è diminuita dell’1%. Chi doveva rogitare negli ultimi tre mesi ha rimandato per risparmiare sulla tassa, quindi nei mesi scorsi i rogiti sono diminuiti e da gennaio ci sarà un recupero con i rogiti rimandati per risparmiare.

La riforma elettorale

Mio figlio mi ha chiesto se sono diventato renziano. Aveva letto Scacco matto al grasso giullare. Gli ho chiesto se era arrivato in fondo al mio post. Mi ha risposto che era arrivato a metà e poi si era annoiato. E’ vero, in quel mio post mi ero illuso che il nostro tenero virgulto che si atteggia a solida novella quercia, avesse concepito una proposta organica sufficientemente furba da ottenere l’assenso di Berlusconi spiazzando Grillo. Nella conferenza stampa del 2 gennaio in cui Renzi ripartiva nella sua corsa frettolosa per risolvere in pochi giorni ciò che fior di studiosi e politici non erano stati in grado di risolvere in decenni, il nostro ha mostrato che la sua proposta non era quella che io avevo creduto di capire. Peraltro temo che Renzi a volte difetti di coerenza logica. Diceva nella conferenza stampa, io non tratto, niente tavoli estenuanti, non c’è tempo qui le cose devono essere chiare, però sono anche democratico e quindi non voglio imporre niente, vi offro un piatto in cui ci sono tre proposte per me equivalenti, scegliete voi. Mattarellum rivisitato, modello spagnolo ritoccato, sindaco di Italia sono i tre sistemi proposti. Ho cercato sul sito del PD ma non ho trovato un documento ufficiale che descrivesse i dettagli delle tre proposte. Berlusconi ha detto che opta per il modello spagnolo, Grillo vuole organizzare una consultazione on line e quindi chiede tempo, il centro sarà poco disposto ad avallare una vera soluzione maggioritaria. Caro Renzi un bel garbuglio! sono finite le interviste ai talk show, ora bisogna pedalare!!

Una mia affezionata lettrice mi ha chiesto uno schema esplicativo della proposta del PD. Promesso, se la trovo lo farò, intanto faccio notare che da tempo ho scritto delle cose al riguardo che ho riassunto nella pagina La nuova legge elettorale.

Le nostre eccellenze 2

In un vecchio post il mio amico Franco si chiedeva come mai delle persone eccezionali conosciute in tutto il mondo siano ignorate e sottovalutate in patria e facciano fatica a realizzare le loro imprese dentro le nostre strutture pubbliche.

Questo è un tema che mi appassiona e ci sono variamente tornato in almeno altri tre post: miseria e nobiltà, dettagli ed eccellenze, riflessioni su un tema di Bach; le competenze.

Ieri sera la senatrice a vita Elena Cattaneo è stata ospite di Lilly Gruber a 8 e mezzo. Avevamo gente a cena, ma pranzavamo in cucina. Lucilla si è ricordata dell’evento ed è andata ad accendere la TV ed io mi sono alzato per seguire l’intervista. Ho seguito con ‘viva emozione’ come direbbe Napolitano/Crozza. La stessa emozione e commozione che ho provato quando è stato dato l’annuncio della scelta del nostro presidente: quattro personaggi unici, che fanno parte del nostro immaginario, della nostra storia personale, della nostra cultura più intima. Tranne forse questa Cattaneo a me sconosciuta con il grave difetto di essere troppo giovane. Ieri sera ho capito quanto grande sia stata la scelta di Napolitano: ha rotto la regola dell’anzianità, della gerarchia accademica per scegliere una persona la cui limpidezza luminosa è pari a quella della senatrice a vita di cui idealmente prende il posto.

Alla nobiltà della scelta e dei personaggi individuati da  Napolitano ha corrisposto un folla di reazioni mediocri o spregevoli di una politica e di un popolino che forse non meritano l’arte e la scienza che questi personaggi, Piano, Abbado, Rubbia e Cattaneo in questi anni hanno donato al mondo, rappresentando l’Italia.

L’intervista condotta dalla Gruber e da Severgnini è garbata ma a tratti maliziosa con allusioni più o meno esplicite alle polemiche suscitate dalla sua scelta. Le risposte sono abili e cortesi, quasi da fine politico. Alla domanda di quale fosse il suo stipendio attuale risponde che ammonta a 3300 euro al mese, che all’estero guadagnerebbe 5 volte tante, (non lo dice così esplicitamente ma alludendo complessivamente alle retribuzioni dei ricercatori), che lo ritiene un compenso adeguato visto che collabora con  ricercatori confermati che guadagnano 1600 euro al mese. E Severgnini, come se arrivasse allora dalla luna e come se non facesse il giornalista, esclama: non mi dica che i ricercatori guadagnano così poco!

Mentre scrivevo questo pezzo, avendo bisogno di controllare un nome, sono andato su Google ed ho cercato la coppia di parole Gruber Cattaneo. Indovinate quante pagine pertinenti ho trovato. Solo una, quelle restanti si riferivano alle interviste con un sindaco PDL omonimo della senatrice. L’unica pagina pertinente era nel sito del M5S, un commento acido ed agressivo in cui si rimarcava che la neo senatrice lavora in un laboratorio che avrebbe tra i sui finanziatori gentaglia della confindustria. Mi sono vergognato della miseria di questo pseudo movimento. Mi confermo nell’idea che bisogna stringersi interno ai nobili personaggi di cui Napolitano ha additato solo un piccolissimo campione.

PS. Come mai Google dà la pagina M5S per prima nella lista tra migliaia possibili?

 

Un padre che alza la voce, ma, se può, ti accontenta

Ieri Napolitano è stato riintronato (con due i) davanti ad una assemblea di rintronati.

Facile e volgare battuta per ricordare un giorno commosso e commovente quello della disfatta della politica che abdica ai suoi doveri di elaborazione e mediazione e si affida ad un santo protettore, ad un padre nobile ma eccessivamente generoso che non ha saputo dire No. Ho pensato, guardandolo durante la cerimonia di insediamento, osservando la sua stanca fragilità, vedendo la fatica a salire sull’altare della patria costruito per i maschi e gagliardi polpacci di giovani in divisa, osservando il volto apparentemente impassibile ma teso di donna Clio, ho pensato a quei padri che hanno la sfortuna di avere figli drogati che vengono consumati nei loro averi da richieste sempre nuove e mai sufficienti per aver il danaro per una nuova dose.

Certi applausi gli saranno apparsi come una irrisione, applausi agli schiaffi che stava fendendo dallo scranno più alto a tutta la classe politica. Gli unici che potevano applaudire, i grillini, non si sono voluti confondere con gli altri e hanno mantenuto un atteggiamento che forse era l’unico coerente con la gravità del momento e delle cose che stava dicendo il capo della Stato.

Berlusconi, che sa cosa vuol dire l’immagine, mostrava un volto concentrato e grave, prendeva appunti, o almeno dava a vedere che prendava appunti e non applaudiva troppo. L’altro, il mio Bersani, ascoltava senza tradire qualche emozione, a volte appoggiando la testa alla mano come se fosse troppo stanco. Non l’ho visto fare ciò che ha fatto Berlusconi più intelligentemente, andare ad omaggiare personalmente, fuori protocollo, il capo dello Stato che stava lasciando l’emiciclo. E’ scappato di fronte alle telecamere che chiedevano una dichiarazione conclusiva da parte dei leader politici, come Berlusconi ha sapientemente fatto. La catena degli errori non si arresta.

Il resto della cerimonia è stata gelida e grigia, nulla che potesse alimentare la speranza, muovere a festa un popolo disperso. Pochissima gente per strada, pochissimi applausi, strade in bianco e nero bagnate dalla pioggia con questo corteo quasi funebre ripreso dall’alto, scortato da quattro motociclisti, che portava nascosta una persona anziana ormai prigioniera del ruolo che gli è stato imposto.

Giornataccia, conclusasi con il tenero virgulto intervistato dalla Gruber. Lei è brava ma mi sembra che stia giocando pesante. Renzi è sempre lo stesso, un repertorio di soluzioni di buon senso per qualsiasi problema, la superficialità elevata a sistema, una saponetta profumata per fare cosmesi in un corpo in via di estinzione, già in parte putrefatto. Il documento di Barca non l’ha letto, 55 pagine sono troppe, sono scritte in corpo piccolo e poi ci sono pure note, bibliografia e rimandi, se lo farà raccontare direttamente perché prima o poi lo incontrerà personalmente. La Gruber è troppo educata per dire: non le sembra una grave omissione per uno che ambisce a diventare il nuovo leader di un partito non leggere i documenti che anche semplici cittadini si sono premurati di leggere?

Alla fine la Bindi da Vespa, anche lei così rintronata da non aver sentito nessuna parola gridata da Napolitano in Parlamento. Solito repertorio di frasi fatte, di battute ad effetto, di distinguo capziosi. C’è voluto Belpietro e Massimo Franco e ovviamente Vespa per ridire in parole povere quello che aveva detto Napolitano. O tirate fuori una maggioranza parlamentare o si va ad elezioni. Delle beghe interne del PD il paese ha piene le tasche al punto che i leghisti ci appaiono come degli statisti anglosassoni.

Lucilla mi ha ricordato che dobbiamo guardare meno televisione.

Raccogliendo cocci

Continuo a raccogliere appunti ed impressioni su giornate convulse nelle quali attraverso l’immediatezza del mezzo televisivo, di internet, del telefono sembra di vivere in prima persona vicende che hanno il sapore della storia. Mille fantasmi affollano la nostra memoria, accendono la fantasia e corrodono il nostro fegato.

E’ fatta. Impietosamente sono riusciti ad imporre ad una persona per bene, che pensava di aver assolto fino in fondo ai suoi doveri, di restare al pezzo fino alla fine, di morire sulla scena. Esattamente un mese fa avevo dedicato un post sugli effetti perversi di un eccesso di senso di responsabilità. Napolitano ha fatto malissimo a cedere sacrificandosi, non lo meritavamo, non lo meritavano quei guitti e quegli incapaci che erano lì a pietire. Perché i figli diventino adulti occorre che i padri sappiano dire dei no e sappiano tirarsi indietro o sparire dalla scena della vita. Detto ciò, sono immensamente grato a questo uomo eccezionale che spero possa vivere a lungo in salute.

L’altro personaggio che pecca in eccesso di senso di responsabilità e voglia di espiazione è  PierLuigi Bersani. Come ho scritto su questo blog io avrei seguito altre strategie valutando meglio la pericolosità degli avversari interni ed esterni al mio partito. Anche se fossi stato nei panni del presidente avrei agito in modo diverso. Ma tutti siamo bravi con il senno del poi.

Nel  caso di Bersani il senso di responsabilità gli ha tarpato le ali del coraggio. Avrebbe dovuto osare di più. Perché solo tre nomi nella rosa? Doveva mettere subito anche Rodotà, Zagrebelski, Prodi, Mattarella, Cassese e altri lasciando alla destra  di scegliere e se i suoi non avessero votato compattamente doveva arrivare con quello schema di gioco, le larghe intese, fino alla votazione con il quorum ridotto al 50%. Avrebbe verificato la reale tenuta dei suoi alleati, avrebbe trovato forse un presidente. Poteva passare allo scontro solo dopo aver verificato che gli alleati, grillini o pidiellini è la stessa cosa, non erano in grado di garantire un nome con lo schema allargato. Solo allora doveva verificare il nome che univa il partito e andare allo scontro dopo aver contrattato con Monti. Così, dopo l’esaurimento della fase delle larghe intese, poteva passare Prodi. Se in questa procedura avesse verificato che il partito era spaccato e indisciplinato avrebbe dovuto proclamare il ‘tana libera tutti’ attenendosi alla lettera della Costituzione: ciascuno è libero e non ha vincolo di mandato. Smessa la casacca del segretario di un partito inesistente andava a prendere un caffè alla buvette e sarebbe tornato a votare quando arrivava il suo turno lasciando che nella cavea del parlamento i parlamentari parlamentassero liberamente come fanno i cardinali nel conclave e che lo spirito potesse aleggiare sui mille. Unica regola: il partito puntava su un nome alla volta per una sola volta seguendo l’ordine di preferenza. Quale preferenza? E’ ovvio che Bersani avrebbe dovuto formalizzare all’inizio di tutta questa storia una consultazione formale e segreta in cui ciascun grande elettore poteva scrivere tre nomi. I primi dieci erano oggetto di contrattazione con gli altri partiti e se necessario oggetto di votazioni con maggioranza semplice. Questa procedura avrebbe quanto meno evitato la sceneggiata grillina del Rodotà assurto a gran liberatore della plebe oppressa da quel despota di Napolitano.

Anche Vendola si è bruciato:  prima ha rinunciato al ruolo di partner non rivendicando la possibilità di fare un proprio nome da aggiungere nella lista quando si andava a parlare con Berlusconi, poi ha urlato e pestato i piedi in modo isterico per far votare Rodotà. A quel punto  era ovvio, semplicemente facendo qualche semplice calcolo aritmetico, che la candidatura Rodotà non poteva passare dopo che il PD si era spaccato su Prodi e che quindi non poteva passare nessuno senza il voto determinante di Berlusconi.

Anche Barca ha perso l’occasione di starsene zippo facendo quella inutile comparsata telematica a favore di Rodotà: tattiche in vista di nuovi schieramenti e nuove alleanze? Che pena!

Una parola sui mass media. Ho passato ore a seguire Mentana e gli innumerevoli altri salotti in cui questa tragica farsa si rappresentava. Come in tutte le tragedie che si rispettano c’era un coro, anzi un duplice coro: quello dei giornalisti che facevano a gara a dare le spiegazioni più brillanti, più ciniche, più malevole, più ansiogene che era possibile immaginare e fuori dal palazzo un coro dolente di beoti (tutti provenienti dalla lontana provincia della Beozia) che ritmavano un nome senza avere la più pallida idea di chi fosse e senza sapere bene quale fosse la reale posta in gioco. Un pretone, un certo don Crimi  esibiva un cartello sopra un ipad alla folla come un novello mosè o come il diacono che va all’ambone con il Vangelo esposto alla venerazione dei fedeli, incitava la folla osannante incoraggiandola a restare lì a lungo in attesa che le telecamere facessero compiutamente il loro mestiere. Un corto circuito mediatico nevrotizzante che faceva apparire come una catastrofe irreparabile una procedura che nella storia della Repubblica si era già realizzata senza che succedesse nulla di irreparabile. Questo non ha facilitato il compito dei grandi elettori,  gente stressata di suo, gente insicura, gente che non ha idee chiare sulla direzione di marcia.

Alla fine dello psicodramma, dopo aver osservato sullo schermo in primo piano un padre anziano, emozionato, invecchiato di tre anni in pochi giorni, nella sua fragilità che commuove anche un politico di lungo corso come Casini, si torna all’epilogo, che ha lo stesso sapore della chiusura del Don Giovanni di Mozart.

Don Ottavio dice:

Or che tutti, o mio tesoro,
vendicati siam dal cielo,
porgi, porgi a me un ristoro:
non mi far languire ancor.

Finita la tragedia, finiti i toni gravi, la musica riprende lieve e giocosa.

Riprendono le interviste dei protagonisti della giornata in cui tutti sono felici e contenti perché si è trovata la soluzione migliore possibile. Ora tutti a cena.

Tra il successo travolgente di Francesco e l’elezione del capo dello Stato l’economia di Roma può avere un po’ di ossigeno e forse ripartire senza bisogno di un governo o di un nuovo sindaco?

 

Cernobyl

Sembra che il disastro di Cernobyl sia dovuto ad una catena di piccoli errori umani. Il nostro disastro è il risultato di una sequenza di errori di personaggi che non sono all’altezza della situazione. In questi momenti l’estremo tentativo di coinvolgere l’ultima icona disponibile, Giorgio Napoletano. Speriamo che in questo psicodramma autodistruttivo della sinistra non si voglia bruciare anche lui. Temo che la catena degli errori continui.

Nell’attesa di sapere cosa farà vorrei appuntarmi questa riflessione che forse risulterà superflua tra qualche ora.

Ma questi gaglioffi sanno contare? Il PD che rappresenta il 30% dei cittadini ha per effetto del porcellum quasi il 50% dei rappresentanti ma si è spaccato in più fette come una zucca, la sua forza contrattuale torna ad essere quella reale, cioè un 30%, poco più. Può garantire al massimo 200 o 300 voti. Questo significa che Rodotà, votabilissimo se le strategie di Bersani e di Vendola (che ora non può alzare la voce) fossero state diverse, non può raggiungere la maggioranza perché il PD non riesce ad assicurare i voti per arrivare al 50%. Il boccino allora è in mano al PDL che è la forza che ora è  coesa e che è disponibile a far convergere i propri voti verso un uomo del PD. Il PD faccia due nomi accettabili e li presenti al PDL, avremo un presidente. Mattarella, ex politico e giudice della corte costituzionale, Cassese grande esperto delle nostre istituzioni, perché no?

Spero che il grande padre Giorgio non si faccia inciuciare da questi poveracci, non lo merita.