Nel post precedente sulla Memoria riflettevo sulla centralità della memoria della Shoah per la costruzione dell’identità europea. Due settimane fa non potevo prevedere quanto fosse radicale e violento questo passaggio della politica mondiale determinato dalla presa del potere da parte di Trump e soci. In fondo tutti speravamo segretamente che la rottura degli equilibri politici che avevano incancrenito la guerra nel continente europeo e nel mediterraneo potesse produrre il miracolo di una pace rapida o almeno di una tregua che interrompesse la lunga scia di morti e distruzioni. Ma nella conferenza di Monaco ogni illusione di un passaggio indolore verso un periodo di pace, verso l’età dell’oro promessa da Trump è stata fugata dalle conseguenze della superficiale e rozza modalità propria del bullismo degli attuali vincitori.

Trump e Putin sono impazienti di accordarsi per un cessate il fuoco in Ucraina per opposte ragioni, l’uno per poter fare affari in giro per il mondo in ‘santa pace’, l’altro perché esausto in una lunga guerra che non ha solo logorato e distrutto l’Ucraina ma ha usurato e minato l’architettura sociale ed economica della società russa. Due autentici bulli, il russo ormai invecchiato nella sua specialità di menar le mani in tutte le direzioni pur di conservare il primato nel suo ristretto gruppo di oligarchi arricchiti alle spese di una popolazione impoverita, l’americano ex giovanotto che oltre ad amministrare l’ingente fortuna ereditata dal padre ha provato a sfondare nel mondo dello spettacolo e ovunque la sua voglia di emergere gli consentiva di mostrare la sua forza e il suo successo.
Due bulli stanchi ed invecchiati che hanno capito che ora conviene allearsi e mettersi d’accordo per rompere le scatole ad altri in giro per il mondo.
La mia idea di bullo nasce dall’osservazione dei tanti ragazzi che ho avuto come docente: una persona fragile e insicura che ha trovato un gruppetto di sodali simili a lui che lo segue nelle sue imprese stimolando la comune aggressività violenta nei confronti dei compagni che sembrano inoffensivi e deboli. I giovani bulletti che ho conosciuto non risolvevano così i loro problemi personali anzi rinforzavano la loro convinzione che con la violenza, la minaccia e il potere della forza fosse possibile intimidire il mondo, genitori, docenti e passanti e ottenere così tutto. Inutile proseguire con l’illustrazione di questa analogia con la natura dei due autarchi al potere ai confini d’Europa. Ma aggiungo solo una esemplificazione.
La polemica della Zakarova nei confronti del presidente Mattarella e le minacce esplicite per punire l’Italia che ha un simile presidente sono un classico atto di bullismo: mentre la Russia si sente più forte per la simpatia reciproca tra i due presidenti, si attacca una personalità che non ha nessun potere se non quello della parola e della rappresentanza e che è un esempio di mitezza e di tolleranza. Si travisa il senso di una sua lezione magistrale in una università francese accusando falsamente Mattarella di aver dato del nazista a Putin. Atto di teppismo istituzionale in un momento in cui le affermazioni più paradossali e false sono messe nero su bianco per arrivare a un’ordine pacificato dalla paura e dalla violenza dei più forti, di quelli che, forse erroneamente, si sentono tali.
Categorie:Politica
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Scusami ma solo ora ho letto il tuo commento. Come vedi alcune considerazioni allora logiche hanno difficoltà ad inserirsi in una geopolitica che cambia quotidianamente.
Viviamo una situazione/condizione di caos voluta, rinforzata, spesa a piene mani che potrebbe avere degli esiti tragici.
è un risico senza regole, ognuno pensa di essere il più furbo giocando su una base di sostegni finanziari che potrebbero divenire volatili così interessati a ricercare profitti su profitti che lentamente sembrano ridursi in contrasto con una povertà economica, morale, ideologica che si conclude a Gaza con i bambini a piatire una pentola di zuppa data come carità o non come un loro diritto a vivere.
Ci sarebbe tanto da scrivere, ma lo sfondo amaro dei nostri giorni sembra ridurre le persone con cui poter discutere, ricercare, condividere dei semplici pensieri, comunque desiderosi, nel nostro piccolo, di proporre parole di speranza ai nostri nipoti non disposti, comunque, alla rassegnazione.
un abbraccio
Gianni
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sul bullismo di Trump ho trovato su FB oggi questo pezzo che mi sembra perfetto:
Estratti dal giornale londinese The Times.
Qualcuno ha chiesto: «Perché alcuni britannici non amano Donald Trump?».
Nate White, scrittore inglese eloquente e arguto, ha scritto una risposta splendida:
«A Trump mancano certe qualità che tradizionalmente i britannici apprezzano.
Non ha né nobiltà, né fascino, né sangue freddo, né autorità, né compassione, né arguzia, né calore umano, né saggezza, né finezza, né sensibilità, né autocoscienza, né modestia, né onore, né grazia.
Anche se Trump può essere ridicolo, non ha mai detto nulla di ironico, divertente o anche solo leggermente buffo — mai, mai. Lo dico non in senso retorico, ma letteralmente: mai.
Per i britannici la mancanza di umorismo è quasi disumana.
Ma nel caso di Trump è un dato di fatto. Sembra che non capisca nemmeno cosa sia una battuta – per lui una battuta è un commento rozzo, un insulto ignorante, un atto di crudeltà spensierata.
Trump è come un troll: non ride mai e non si diverte; emette solo urla di entusiasmo o scherno.
E la cosa più terribile è che non si limita a pronunciare insulti rozzi e stupidi: in realtà pensa mentre li pronuncia. La sua mente è solo un algoritmo robotizzato di piccoli pregiudizi e rabbia istintiva.
Non c’è né ironia, né complessità, né finezza, né profondità in lui. Tutto è superficiale. Lo vediamo come un uomo senza mondo interiore, senza anima.
In Gran Bretagna siamo tradizionalmente dalla parte di Davide, non di Golia. Tutti i nostri eroi sono outsider coraggiosi: Robin Hood, Dick Whittington, Oliver Twist.
Trump non è coraggioso né un outsider. È l’esatto opposto.
Non è nemmeno un ragazzo ricco viziato o un grasso avaro. Somiglia piuttosto a una grande lumaca bianca, un privilegiato Jabba the Hutt.
E, cosa ancora peggiore, è un bullo.
Quando si trova tra bulli, improvvisamente si trasforma in uno scagnozzo lamentoso.
Colpisce dall’alto verso il basso — cosa che un gentiluomo non dovrebbe, non può e mai dovrebbe fare — e ogni suo colpo è sotto la cintura. Gli piace particolarmente colpire i vulnerabili o i silenziosi — e li colpisce quando sono a terra.
Perciò il fatto che una minoranza significativa — forse un terzo — degli americani osservi ciò che fa, ascolti ciò che dice e poi pensi: “Sì, sembra il mio tipo”, è fonte di confusione e grande dispiacere per i britannici.
Dopotutto, è impossibile leggere un tweet o sentire una o due frasi da lui pronunciate senza guardare nell’abisso.
Trasforma la semplicità in una forma d’arte; è il Picasso della meschinità, lo Shakespeare della spazzatura. I suoi difetti sono frattali: anche i suoi difetti hanno difetti, e così all’infinito.
Nel mondo ci sono sempre state persone stupide, e anche molti cattivi. Ma raramente la stupidità è stata così malvagia, e la malvagità così stupida.
Fa sembrare Nixon affidabile e George Bush intelligente.
Se Frankenstein avesse deciso di creare un mostro composto esclusivamente da difetti umani, avrebbe creato Trump, e il dottor Frankenstein pentito avrebbe gridato disperato: “Mio Dio, cosa ho creato?”.
Se l’idiota fosse uno show televisivo, Trump sarebbe la sua scenografia».
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