I segni dei tempi

Tradirei i significato di questo blog se non parlassi affatto della giornata di ieri, la giornata dei quattro papi. Se non riflettessi sui miei sentimenti, sui ricordi legati a personaggi che stanno affollando il palcoscenico della nostra vita.

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Avevo quattordici anni quando venne inaugurato il Concilio. Partecipammo alla fiaccolata serale sotto le finestre del papa, in quella serata magica della carezza ci perdemmo però il suo saluto perché eravamo in ritardo, eravamo in fondo a via della Conciliazione quando da piazza San Pietro la folla degli altri giovani già  si andava sciogliendo per tornar via. Colpa del nostro prete che aveva preteso che si finisse di passare lo straccio sui pavimenti del nostro circolo studentesco. Quel nostro prete era entusiasta del nuovo papa ma non amava lo spettacolo, la pompa magna, era uno che aveva sempre un libro in mano, magari un libro della Einaudi. Altri tempi.

Andavo a scuola con la macchina, la mattina presto, e avevo dato un passaggio ad uno studente della mia scuola,  un ragazzo impegnato politicamente della comunità di dom Franzoni di San Paolo e sentimmo dall’autoradio l’annuncio della morte del Giovanni Paolo I. Un senso di smarrimento e di paura, era il settembre 1978, avevo trent’anni, nel maggio Aldo Moro era stato ucciso dalle Brigate Rosse, le istituzioni democratiche sembravano vacillare come quell’esile e vecchio papa che aveva gridato a Dio che non lo aveva ascoltato e aveva lasciato morire un uomo buono e mite.

Fu eletto un uomo venuto dall’est, temprato dalle persecuzioni comuniste, forte, atletico, sicuro ed incoraggiante. Dopo appena tre anni ero in riunione in un gruppo di ricerca e fummo interrotti dalle notizie dell’attentato di Ali Agca e vedemmo il papa ferito e morente portato di corsa all’ospedale, un nuovo momento di angoscia seguito da mesi di malattia in ospedale. Quell’uomo riprese il suo vigore e in pochi anni cadde la cortina di ferro in Europa e il suo carisma personale segnò sempre di più i processi politici che travolgevano le certezze dello status quo. Finché riconobbi distintamente i primi segni del parkinson, anche mia madre negli stessi anni aveva cominciato a soffrirne. Una lunga sofferenza a cui abbiamo assistito impotenti.

Qualcuno ieri mi diceva, ma che senso ha proclamare al giorno d’oggi nuovi santi? Ai miracoli non crede più nessuno. Ci ho riflettuto e mi sono dato una risposta molto laica: la Chiesa nella sua grande saggezza valorizza la memoria di chi ha inciso nella sua storia e nella storia personale dei fedeli. Ci sono i santi perché ci sono i devoti, coloro che non solo per chiedere grazie e miracoli conservano nel loro profondo le tracce dell’insegnamento, dell’esempio, della relazione che in qualche modo queste persone particolari hanno lasciato. Tutto il contrario di quanto stiamo facendo noi moderni figli del benessere della società della comunicazione veloce e superficiale: tutto deve essere consumato e rimpiazzato e persone, cose, idee, ideologie vengono rapidamente rottamate per sostituirle con novità più lucenti e sfavillanti.

Mi sono chiesto cosa mi restava di San Giovanni XXIII. La prima cosa tra le tante che mi è venuta in mente è il suo richiamo a far attenzione ai segni dei tempi, l’idea che la storia va avanti e parla, bisogna saperla ascoltare. E il primo santo, più contadino e sanguigno faceva pensare che i segni fossero anche quelli delle stagioni, degli accidenti di ogni giorno, delle piccole cose del quotidiano, il secondo santo San Giovanni Paolo II, il gigante medioevale era attento ai segni miracolosi, ai grandi accadimenti, alla meraviglia dell’impossibile.

La nostra società pagana e disperata cerca i segni anche nel magico, nella superstizione, nella cabala, nella fortuna. Ma come si fa a vedere  i segni dei tempi se ci siamo costruiti una realtà artificiale massmediatica che ci impedisce di riflettere, di vedere con calma ed oggettività, che stimola solo le pulsioni più ignobili quali l’invidia e la paura?

Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia!”  e la mattina dite: “Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!” L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli? (Matteo 16)

2 risposte a "I segni dei tempi"

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